Usa. Messico e Afghanistan test sulla politica estera di Obama
24 Marzo 2009
di Redazione
Sono due guerre che sembrano non avere nulla in comune, per lontananza e contenuti, una contro i talebani afghani e l’altra contro i signori del narcotraffico messicano. Ma Afghanistan e Messico si stanno velocemente trasformando nei due scenari più immediati della politica estera di Barack Obama. Il presidente americano in questi giorni ha ha inviato in giro per il mondo il proprio capo della diplomazia, Hillary Clinton, per affrontarli entrambi nel giro di meno di una settimana.
Il segretario di Stato sarà domani a Città del Messico, sulla scia dell’annuncio odierno della Casa Bianca di una vasta offensiva contro la violenza creata dai cartelli della droga nelle regioni di confine tra Usa e Messico. La Clinton nei giorni successivi si dedicherà poi all’Afghanistan, partecipando il 31 marzo alla conferenza di Amsterdam nella quale verrà discusso il futuro del paese.
Obama ha ribadito la necessità per gli Usa di "restare all’offensiva" sul fronte afghano e il suo segretario di Stato porterà in Europa i dettagli di una nuova strategia complessiva che la Casa Bianca, secondo le indiscrezioni, dovrebbe annunciare venerdì. Prevederà un maggior coordinamento tra le forze della Nato, una più forte enfasi sullo sviluppo economico afghano e anche una "exit strategy" per il futuro. Obama aggiungerà 17.000 militari americani alla forza internazionale di 70.000 uomini presente attualmente in Afghanistan.
Non è invece ancora militare, ma potrebbe diventarlo, l’emergenza che Obama affronta alle porte di casa, lungo i tremila chilometri del confine con il Messico. Con oltre 7.000 morti ammazzati dall’inizio del 2008, la guerra di droga che insanguina le regioni lungo la frontiera dei due paesi è diventata una crisi di primo piano per l’amministrazione Obama. Sviluppando interventi che già erano stati avviati negli ultimi mesi dell’amministrazione Bush, la Casa Bianca ha annunciato una vasta offensiva su più fronti per combattere soprattutto il flusso di armi e soldi illegali tra i due paesi.
Il piano americano è stato presentato dal ministro della Sicurezza interna Janet Napolitano, fino a poche settimane fa governatrice dell’Arizona, uno degli Stati in prima linea. I team che si occupano della lotta alla droga lungo il confine saranno raddoppiati, mentre Fbi e Dea (l’agenzia federale antidroga) hanno ricevuto l’ordine di aumentare le forze dedicate alla lotta al narcotraffico, che negli ultimi anni aveva ricevuto un posto in seconda fila rispetto a quella al terrorismo. Elicotteri, aerei senza pilota e nuove tecnologie saranno utilizzati per controllare i flussi attraverso il confine, mentre 700 milioni di dollari saranno spesi anche per fornire addestramento alle forze dell’ordine messicane.
Il viceministro della Giustizia David Ogden ha promesso che contro i cartelli userà i metodi che hanno messo in ginocchio la mafia: "Se porti via loro i soldi e chiudi in cella i loro leader – ha detto Ogden – puoi allentare la presa che queste organizzazioni hanno sulle loro attività criminali". Obama, ha detto la Casa Bianca, è preoccupato per i massacri che si moltiplicano soprattutto nell’area di Ciudad Juarez e Tijuana e "ammira il coraggio e la determinazione del presidente Felipe Calderon nel far fronte e smantellare i cartelli della droga, e sarà al suo fianco in questa battaglia".
Calderon ha mobilitato 45.000 militari in tutto il paese per combattere la crescita della violenza, ma il governo messicano vede di cattivo occhio l’eventualità che gli Usa schierino i soldati della Guardia nazionale lungo il confine, come chiedono alcuni governatori, in particolare quello del Texas, il repubblicano Rick Perry. Ma la Napolitano non ha escluso che Washington possa ricorrere anche ai militari, se la situazione non dovesse migliorare.
