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Vaticano. Annullata la cena di “Perdonanza” con Berlusconi

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Non ci sarà l'incontro a L'Aquila tra il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il premier, Silvio Berlusconi, che avrebbe dovuto partecipare al rito della "Perdonanza" e poi cenare con il porporato, ospiti entrambi dell'arcivescovo de L'Aquila Giuseppe Molinari.

La sala stampa vaticana ha comunicato che "per evitare strumentalizzazioni, il presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, ha delegato come rappresentante del Governo italiano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta" che, nel frattempo, è giunto a Palazzo Grazioli per un incontro con il premier. 

"Al termine della celebrazione - ha aggiunto il portavoce vaticano - l'Arcivescovo aveva pensato, in un primo momento, di organizzare una cena quale segno di ringraziamento al Segretario di Stato, ai vescovi e alle autorità per la loro presenza e per la loro opera a favore delle vittime del terremoto. In un secondo tempo si è preferito cancellare la cena e devolverne il costo a beneficio dei terremotati".

La decisione di annullare la cena giunge all'indomani dal polemico botta e risposta tra la Cei e il direttore del Giornale Vittorio Feltri - il cui editore è Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio - a seguito di un duro attacco al direttore di Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana) Dino Boffo.

Il direttore del quotidiano cattolico aveva accusato di "killeraggio giornalistico allo stato puro" la decisione del quotidiano di Feltri di pubblicare un documento del casellario giudiziario di Terni di una vicenda in cui Boffo "ha dovuto rispondere in tribunale e che si è conclusa con patteggiamento e ammenda". "Al direttore del Giornale ora l'onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell'inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo", ha affermato Boffo domandandosi perché tra l'altro Feltri non lo ha interpellato.

La risposta del neo-direttore del Giornale non si è fatta attendere: "Non vedo proprio come si possa parlare di killeraggio: si dimostra, invece, che Boffo si è esercitato come moralista senza averne i titoli e in fondo accusa altri di cose che ha fatto anche lui". E insiste: "La Cei gli rinnova la fiducia? Affari della Cei, ma certo sarebbe meglio che i moralisti avessero le carte in regola per parlare. E lo stesso - aggiunge Feltri - vale per i vescovi che, se hanno messo Boffo in quel ruolo, forse hanno commesso una leggerezza. Sarebbe stato meglio che, per il ruolo di moralista, avessero trovato qualcuno che ne abbia titolo. Insomma, il discorso è sempre quello: da che pulpito viene la predica". L'ex direttore di Libero passa oltre le critiche che vengono dall'opposizione: "Non essendo nato ieri non è che non me le aspettassi. Sapevo bene che avrei suscitato reazioni ma si rimanga al fatto e sul fatto in sè nessuno dice niente. Sono reazioni politiche, grida di dolore. Si dice che è una cosa vecchia? Ma tanto vecchia non è, la condanna è del 2004".

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