Venezuela. Le famiglie delle vittime del disastro aereo a caccia ancora della verità
07 Aprile 2009
di Redazione
Le autorità venezuelane non stanno collaborando con la magistratura italiana per far luce sulla scomparsa dell’aereo Let 410 della compagnia Transaven, con otto cittadini italiani a bordo, di cui si sono perse le tracce il 4 gennaio 2008 al largo dell’arcipelago di Los Roques.
È quanto emerso dalle dichiarazioni dei pm romani che conducono l’inchiesta sul disastro davanti alla Prima Commissione del Csm.
La Commissione, presieduta da Ugo Bergamo, aveva convocato il procuratore di Roma Ettore Ferrara e il sostituto Maria Caterina Sgrò, dopo aver ricevuto un esposto con cui i familiari delle persone disperse lamentavano lentezze nelle indagini che sono a carico di ignoti e in cui il reato ipotizzato è di disastro colposo.
I familiari ritengono che l’aereo, di cui non è mai stato recuperato e nemmeno localizzato il relitto, sia stato dirottato e che i loro congiunti siano stati rapiti.
Un’ipotesi basata sul fatto che il cellulare del capo pilota abbia funzionato due ore dopo la caduta dell’aereo e che anche il telefonino di un passeggero abbia squillato dopo qualche giorno. Ma che è difficile accertare vista la «reticenza» delle autorità venezuelane. «Sinora le richieste da noi avanzate non hanno avuto risposta» ha lamentato davanti ai consiglieri del Csm il procuratore di Roma, che alle autorità venezuelane con il suo sostituto aveva chiesto diversi atti, a cominciare dalla relazione dell’agenzia sulla sicurezza dei voli e l’esito dell’accertamento sul Dna degli unici resti di ossa umane riconducibili al disastro aereo. Ferrara ha anche rivelato ai consiglieri che sinora non ha trovato riscontro l’ipotesi formulata nell’articolo di un quotidiano qualche giorno fa che sull’aereo viaggiasse un trafficante di stupefacenti.
Quanto alla vicenda dei cellulari, la procura si sarebbe limitata ad acquisire una relazione degli operatori italiani di telefonia mobile, ma oggi su sollecitazione di Bergamo non avrebbe escluso l’ipotesi di procedere a una perizia.
È possibile che l’istruttoria del Csm si chiuda con questa audizione, visto che l’intenzione era soprattutto quella di «accendere i riflettori su questa vicenda. Abbiamo il massimo rispetto per la procura di Roma e per le indagini che sta svolgendo – dice Bergamo- ma è comprensibile l’ansia di verità e certezze delle famiglie». Poi il presidente della Prima Commissione aggiunte una riflessione personale: «il ministero degli Esteri ha fatto diventare un affare di stato il diniego dell’estradizione dal Brasile di Cesare Battisti. In questo caso in cui vi sono autorità che non collaborano ci vorrebbe maggiore fermezza
