Verdini: “Addio correnti e vecchi schemi, il PdL rivoluzionerà la politica”

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Verdini: “Addio correnti e vecchi schemi, il PdL rivoluzionerà la politica”

25 Marzo 2009

Onorevole Verdini lei ha definito la nascita del Popolo della Libertà “una rivoluzione gentile”. Perché?

Stiamo dando vita al più grande partito italiano, una grande forza popolare a vocazione maggioritaria che ha contribuito in maniera determinante all’approdo del nostro sistema politico verso un bipartitismo compiuto. Che significa, essenzialmente, semplificazione del quadro politico. In altre
parole, non più il caos di quindici-venti partiti litigiosi, spesso orientati a conquistare un potere di veto all’interno dello schieramento di appartenenza e pronti ad esercitare una sorta di “golden share” sui governi e sulle maggioranze, al solo scopo di autoconservarsi.  Da un tendenziale bipolarismo, oggi siamo pronti a passare ad un tendenziale bipartitismo: due grandi partiti, chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Se chi governa avrà ben operato sarà premiato dagli elettori, altrimenti ci sarà spazio per l’altro partito che nel frattempo avrà lavorato per essere pronto ad assumere la guida del Paese. In questo senso, quello che celebriamo con il congresso fondativo del Pdl rappresenta certamente una  "rivoluzione".

Ma una rivoluzione non può essere "gentile" per definizione.

Messa così può sembrare un paradosso, in realtà non lo è perché interpreta senza forzature, le aspirazioni della maggioranza degli elettori. Ricordo che alle politiche 2008 sono stati proprio gli elettori a certificare la nascita del Pdl: quattordici milioni di italiani hanno sostenuto il percorso già intrapreso e che il presidente Berlusconi ha accelerato con l’ormai famosa svolta del predellino.  Un fatto straordinario che, ancora una volta, conferma come gli elettori siano più avanti delle classi dirigenti dei partiti. A questa indicazione, chiara e netta, abbiamo risposto costruendo il partito unico dei moderati.  Un percorso che oggi completiamo con il congresso fondativo, grazie all’impegno della classe dirigente di Fi e di An e di tutte le forze politiche che hanno aderito al progetto di Berlusconi e Fini.

Come? Lei guarda con interesse al modello americano della registrazione, ma sia in Fi e che in An c’è chi chi propende per una struttura più articolata. In altre parole, partito leggero o pesante?

Se vogliamo una volta per tutte superare i bizantinismi propri dello schema organizzativo dei vecchi partiti, è necessario passare dal cosiddetto “partito delle tessere” ad un vero e proprio “partito degli elettori”. Il confronto tra diverse sensibilità per noi è un  arricchimento, non un ostacolo come accade nel Pd. A mio avviso, il punto non è partito leggero o pesante e francamente questo tipo di iscettazione non mi entusiasma. Noi dobbiamo guardare all’obiettivo e l’obbiettivo è l’inclusione, ovvero ampliare il consenso attorno al Pdl, superando i confini tradizionali dei partiti che lo compongono. Questo non significa bypassare la struttura di un partito, tesseramento compreso, bensì renderlo “aperto” e incrementarne l’appeal in sempre maggiori settori dell’elettorato.  Stiamo dando vita ad una forza che aspira al 51 per cento dei consensi, grazie anche all’azione straordinaria del governo Berlusconi pur in un momento complesso caratterizzato a livello internazionale dagli effetti della crisi finanziaria ed economica.  Stiamo costruendo  un grande partito pronto a governare l’Italia per altri dieci-quindici anni, garantendo quel processo di riforme necessarie a cambiare il Paese collocandolo tra le grandi democrazie avanzate dell’Occidente. In questo senso,  guardiamo con interesse a forme più aperte di partecipazione, penso ad esempio al metodo della “registrazione” – sul modello americano -, che consente a milioni di persone di lasciare i propri recapiti ed essere poi ricontattate e coinvolte dell’attività del partito. A questo possono aggiungersi altre forme partecipative.

Quali?

Anzitutto la straordinaria esperienza dei gazebo che danno il segno di un partito che sta tra la gente e dialoga sulle problematiche quotidiane.  C’è la formula dei Circoli, non solo quelli che finora hanno lavorato nelle realtà locali supportando l’azione dei partiti del Pdl, ma anche quella di Circoli tematici che possono nascere ovunque (dal posto di lavoro al luogo di aggregazione sociale) e che si caratterizzano, appunto, per una loro specificità tematica (ad esempio le questioni ambientali). Penso inoltre al grande bacino di contatti, adesioni rappresentato dalle nuove tecnologie, internet in testa. Resta ovviamente l’importanza del tesseramento ma la parola chiave è “estensione”. 

Berlusconi e Fini hanno detto che nel Pdl non c’è posto per le correnti. Eppure certi movimentismi ci saranno sempre.

Partiamo da un dato oggettivo. Il Pdl è nato anche per superare definitivamente il sistema delle correnti che ha caratterizzato e, per certi aspetti condizionato a lungo la democrazia interna ai partiti della Prima Repubblica, talvolta provocando storture che hanno finito per snaturarne il ruolo e la mission. In sostanza, si trattava di correnti strutturate che misuravano la loro forza attraverso le preferenze e che avevano un sistema finanziario molto rigido. Tutto ciò appartiene al passato. Oggi stiamo dando vita ad una forza che nel suo dna ha un elemento caratterizzante strategico:  la modernizzazione della politica.

Si è spesso parlato di tensioni e liti con An in questa fase precongressuale. Come stanno realmente le cose?

Con gli amici di Alleanza Nazionale c’è stato un confronto fisiologico, a tratti anche serrato, come sempre capita quando si devono mettere a punto principi generali che, a mio parere, devono poi rappresentare regole valide per i prossimi vent’anni. Ma questa è una fase superata e adesso lavoriamo gomito a gomito, in modo costruttivo e in grande concordia.

Lei farà parte del cosiddetto triumvirato che guiderà il Pdl, insieme al ministro Sandro
Bondi e al reggente di An Ignazio La Russa. I giochi sono già fatti?

Abbiamo deciso che i coordinatori nazionali saranno tre – due per Fi, uno per An, anche per dare all’esterno il senso della coesione che caratterizza il nostro lavoro quotidiano.  Nello Statuto saranno poi valorizzate anche le altre forze politiche che con noi condividono il progetto politico. 

Tra i temi al centro del dibattito c’è anche la ripartizione delle quote – 70 a 30 – tra i due maggiori partiti del Pdl. Sia Formigoni che La Russa ritengono che in futuro questa logica vada superata. Cosa risponde?

Questa ripartizione è stata decisa insieme, è il frutto di un’intesa stipulata dai partiti prima delle elezioni e come tale credo vada rispettata.

Il 27 marzo nasce il Pdl ma un minuto dopo sarete alle prese con la fase organizzativa nei territori alla quale si aggiunge la nomina dei coordinatori regionali, provinciali e comunali e dei gruppi consiliari. Qual è la tabella di marcia?

In questa prima fase coordinatori regionali saranno nominati dal presidente Berlusconi  e saranno affiancati da uno o due vice coordinatori. A loro si aggiungono i coordinatori provinciali, mentre per i coordinatori comunali l’incarico di nomina sarà affidato ai regionali che si interfacceranno coi parlamentari eletti nelle realtà locali, secondo l’organigramma previsto dallo Statuto. 

Lei è stato un forzista della prima ora. Uno di quelli che ha vissuto da vicino lo spirito del ’94 e tutte le fasi successive che hanno caratterizzato la storia di Forza Italia. Nel novembre scorso il suo partito ha sancito la confluenza nel Popolo della Libertà. A pochi giorni dal d-day che sensazioni prova? Nessuna nostalgia, nessun  dubbio?

Assolutamente no. Lo  hanno deciso gli elettori  premiando il progetto politico di Berlusconi. Non è questione di nostalgia, piuttosto della consapevolezza che una fase storica e gloriosa del nostro percorso politico si è trasformata (e dunque nessuna archiviazione) in una nuova opportunità: non stiamo facendo una "fusione a freddo", tantomeno un "trasloco". Oggi stiamo costruendo una nuova casa portandovi esperienze, storie personali e politiche, identità e valori che rappresenteranno sempre il nostro dna. Una nuova casa destinata a segnare la vita politica del Paese nei prossimi decenni. Per questo abbiamo il dovere di immaginare qualcosa di straordinario, non di ordinario.  Il Pdl rappresenta una svolta epocale della quale noi tutti, insieme agli elettori, siamo protagonisti. La strada è già segnata, indietro non si torna.

Lucia Bigozzi