Home News Vicari: “Italia riparte, frenare su riforme sarebbe tragico errore”

Con Smart&Start 250 mln a start up innovative

Vicari: “Italia riparte, frenare su riforme sarebbe tragico errore”

Oggi il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, partecipa alla Winter School organizzata a Sestriere (To) dalla Fondazione Costruiamo il futuro con il patrocinio del Gruppo PPE del Parlamento europeo. L’abbiamo intervistata per fare il punto sulle misure concrete prese dal Governo per far ripartire l’economia, sostenere le imprese e l’innovazione. Con una certezza: frenare sulle riforme sarebbe “un errore tragico”.

Sottosegretario, Lei è stata confermata nel suo incarico sotto i Governi Letta e Renzi. Vede elementi di continuità nella legislatura dal punto di vista di Palazzo Piacentini?

C’è continuità ma con più velocità. Dopo l’uscita di Forza Italia abbiamo una maggioranza forse più ristretta ma senz’altro più coesa rispetto a quella che sosteneva il governo Letta. Sblocca Italia, Jobs act e Legge di stabilità rappresentano un “biglietto da visita” notevole per un governo nato solo un anno fa.

La legge di Stabilità e l’Investment Compact favoriscono le PMI innovative che investono in ricerca e sviluppo e che hanno capitale umano qualificato. Cosa c’è di nuovo nel programma Smart&Start?

Con il Patent box, previsto già con la legge di Stabilità e poi ampliato nell’Investment compact, abbiamo programmato agevolazioni fiscali per escludere dal reddito complessivo il 50% di quelli derivanti anche dall’utilizzo di brevetti e marchi. Da lunedì 16 febbraio, è operativo il programma Smart&Start che prevede un fondo di 250 milioni di euro a sostegno delle start-up innovative nei settori tecnologici, economico-digitali e della ricerca. Grazie poi alle proposte del Nuovo Centrodestra siamo riusciti anche a inserire incentivi specifici per favorire il ritorno dei “cervelli in fuga” e a combattere la delocalizzazione delle nostre migliori imprese. Ulteriori agevolazioni sono state previste per donne e giovani, per le imprese del sud e delle aree dell’aquilano.

Negli anni della crisi l’artigianato ha pagato un caro prezzo. Che vantaggio avrebbero i settori tradizionali investendo in tecnologia e innovazione?

La domanda di mercato è alla ricerca costante di prodotti e servizi innovativi. Puntare sull’innovazione non significa certo cambiare il Dna dei prodotti d’eccellenza ma solo renderli competitivi nel mercato interno ma soprattutto in quello estero dove la concorrenza è senz’altro più agguerrita. E’ proprio per questo che abbiamo stanziato 100 milioni per un fondo di garanzia pro PMI che coprirà eventuali rischi di perdita in progetti di ricerca innovativi e un finanziamento agevolato per investimenti su tecnologie digitali, macchinari, attrezzature e beni strumentali nuovi per le imprese che decideranno di puntare su tecnologia e innovazione.

Cosa sta facendo il Governo per tutelare il Made in Italy dalle imitazioni?

Se il made in Italy fosse un brand sarebbe il terzo marchio al mondo dopo Coca Cola e Visa. E' da sempre il marchio della qualità, della creatività e dell'invenzione e per questo era necessario predisporre incentivi specifici per la tutela della proprietà industriale. Nel Piano straordinario per il Made in Italy sono stati stanziati 130 milioni per il 2015, 50 per il 2016 e 40 per il 2017. Abbiamo deciso di scommettere sulle potenzialità dei prodotti che rimangono una eccellenza riconosciuta.

Se la lieve ripresa nei consumi privati nei prossimi mesi si consolidasse sarebbe davvero il segnale della ripresa economica?

Da sempre la ripresa dei consumi coincide con una ripresa economica. I segnali della ripresa ci sono e l’uscita dal tunnel appare vicina. Di certo non ci accontenteremo di percentuali da “zero virgola”: il mio impegno come quello di tutto il governo è quello di lavorare per raggiungere obiettivi che siano realmente soddisfacenti e che portino ad una ripresa vera e consistente. Noi ci crediamo e ci stiamo provando: i dati dell'export delle aziende italiani ci fanno essere ottimisti. Ncd ha deciso di accettare la sfida di governo per fare le riforme. Fare opposizione è facile ma non potevamo assumerci la responsabilità di lasciare l'Italia alla deriva. I fatti ci stanno dando ragione.

La politica monetaria di stimolo della BCE, il deprezzarsi dell’euro, il calo del greggio sono tutti fattori utili a uscire dalla recessione. 

La Bce ha avuto un ruolo fondamentale in questi ultimi mesi e va senz’altro sottolineato. La politica di Draghi ha dato respiro al nostro export e i dati in nostro possesso dimostrano che le aziende italiane sono in ripresa. Il calo del prezzo del petrolio, i tassi al minimo storico e l’immissione di liquidità alle banche per le aperture del credito sono state misure efficaci che stanno dando risultati concreti. Vorrei anche ricordare la “moral suasion” di Renzi durante il nostro semestre di presidenza dove, per la prima volta, abbiamo visto accogliere le istanze dei molti Paesi europei che chiedevano più flessibilità e meno rigore.

Che succede se la politica italiana torna sulle barricate senza far decollare le riforme?

Flessibilità, congiuntura economica favorevole, tassi bassi rappresentano opportunità che vanno colte all’interno di un contesto di riforme strutturali che il Governo sta portando avanti con enormi sforzi. Una frenata sull’agenda delle riforme come quella paventata dalle opposizioni sarebbe un errore tragico perché ci riporterebbe al punto di partenza e ci riporterebbe indietro con l'aggravante di aver perso ulteriore tempo nell'agganciare il treno della ripresa.

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