Home News Villa Pamphilj, Conte evoca la “Grande bellezza” ma assomiglia più a “Totò imperatore di Capri”

L'uovo di giornata

Villa Pamphilj, Conte evoca la “Grande bellezza” ma assomiglia più a “Totò imperatore di Capri”

0
322

Vorrei smontare due idee che circolano in questi giorni: che il Presidente del Consiglio non abbia una visione di futuro; che gli Stati Generali non siano stati concepiti proprio per questo: per ostentarla, è giusto il caso di dire, a tutti gli italiani. Il progetto, partorito dalla instancabile mente di Rocco Casalino, purtroppo ha dovuto mutare aspetto strada facendo, per il brusco stop di Zingaretti e compagni, i quali, in un vecchio rigurgito di serietà comunista, si son resi conto che il tragitto dalle “Internazionali dei lavoratri” al reality show era anche per loro indigeribile. Resisi conto un po’ tardi, vuoi per la furbizia dei due sodali vuoi per i congeniti riflessi rallentati della nostra sinistra (che arriva sempre in ritardo), di cosa l’ “avvocato del popolo” stesse architettando col suo fido collaboratore, gli eredi di Togliatti e Berlinguer hanno messo dei paletti ben precisi che hanno alquanto trasformato la creatura. Depotenziandola non poco. Quello che però i due avevano in mente, probabilmente, non è difficile immaginarlo: la loro visione del mondo e del futuro viene fuori dai dettagli, in primo luogo come sempre quelli linguistici. È come se certe parole, quasi scappate d’istinto al logorroico presidente del Consiglio, fossero più significative degli interi suoi discorsi, i quali devono dire tanto per coprire il nulla. Partiamo dall’idea originaria, che sembra per fortuna abortita, di coinvolgere le “menti brillanti”. Già questo avrebbe dovuto dare l’idea ai più accorti che più che di discutere di economia, a Villa Pamphilj si voleva mettere in scena un teatrino da Grande Bellezza che, con la presenza dello stesso regista di quel fortunato film, avrebbe, in un gioco di specchi, celebrato l’uscita dell’emergenza e autocelebrato e sollecitato la vanagloria dell’indomito condottiero. La cui gestione della crisi è stata talmente perfetta, come in genere mai sono le cose umane (“rifarei tutto uguale”), da “essere diventata un modello in tutto il mondo”. E statene pure certi: lauti buffet, e non “pasti frugali” e “stuzzichini”, avrebbero riempito quei giardini e la sera sarebbe stata tutta una rincorsa nel demi-monde romano a cercare l’invito esclisivo. Il menù ridotto, e la versione per chi ha “intolleranze alimentari”, ovviamente ben pubblicizzati dai casalinei “pizzini”, è stato un accorto piano b che ha strizzato l’occhio alla sinistra bobo e monopattinista.

Quanto alla sostanza, alle idee per il futuro, beh quelle è meglio non averne di troppo precise per non scontentare nessuno. E usare solo quelle parole che non significano nulla e rendono tutto prosaico e banale, pur svolgendo un po’ il ruolo che, con rispetto parlando, ha la pipì nel mondo canino. Servono, voglio dire, come riconoscimento fra le persone che si autoproclamano fighe. Di questo vocabolario, che attinge un po’ dall’inglese maccheronico e un po’ dal manageriale alla moda (chi più del demi-monde manageriale non è abituato a vendere fuffa a buon mercato?), il Presidente ce ne ha dato così, en passant, come dicevo, varie prove in questi giorni: dall’onnipresente “resilienza”, che è un po’ il must (ci son cascato anche io!) del momento alle “politiche della bellezza” che l’occhio lo strizzano invece a quelle “menti brillanti” che si sono autoappellate Sardine perché volevano “assembrarsi” e invece son finite, causa “lockdown”, a discettare di cose molto più grandi loro. . Vorrei quindi anche tranquillizzare chi vede pericoli per la democrazia: qui il modello non è quello cinese, ma qualcosa a metà fra i salotti della Capitale e “Totò imperatore di Capri”. Il quale, fra l’altro, finì il suo show molto bene: con un ricco dono di pietre preziose da parte del vero imperatore, che in questo caso potrebbe essere la nomina a giudice costituzionale da parte di Mattarella. Roma ne ha viste tante e supererà anche questa: ha gli anticorpi. C’è un solo problema però, in questo caso, e questo ahimé non è un dettaglio, e ci vorrebbe una “mente brillante” che a Conte lo facesse presente: il mondo lì fuori sta per esplodere!

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here