“Vuoi tu Mario Rossi?… ma sì, lo voglio”.

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“Vuoi tu Mario Rossi?… ma sì, lo voglio”.

31 Agosto 2009

Lunedì trentuno agosto.
È l’ultimo giorno di questo mese, e come ogni anno mi diverto a tirare le somme di ciò che è successo durante l’estate.
Non c’è che dire, questa è stata sicuramente l’estate dell’amore.
Sono innamorato, sì. E ho trascorso le vacanze con la mia ragazza.
È stato tutto davvero incredibile, ogni momento, ogni attimo, ogni sensazione. Non c’è mai stato un momento morto perché comunque ero con lei, e in qualche modo stavo accrescendo il nostro rapporto, mettendo un mattone nella costruzione del nostro castello sulla collina o dove cavolo era la famiglia in quei giochi che mi facevano da ragazzo!
Ebbene eccola qua, la mia famiglia. È lei, in questa foto sulla mia scrivania, lei, con la quale ieri ho provato a concepire un bambino.
O mio Dio un bambino.
Non sono totalmente cosciente dell’importanza di questo gesto, per buona parte mi sto lasciando trasportare dagli eventi. Ma quella piccola parte cosciente di me è completamente in estasi, perpetua.
E quando riesce a trasmettere la sensazione di estasi al resto del corpo mi si accappona la pelle in automatico.
Un bambino, figlio mio!
Sarò sicuramente un papà fantastico. Mi sento già molto più vicino ai bambini che non agli adulti  nella maggior parte delle circostanze in cui mi trovo con loro. Figuriamoci con mio figlio, sangue del mio sangue!
Che impressione.
Dovrei anche sposarla e farla contenta a questo punto?
Lei vorrebbe tanto.
Non che io abbia qualcosa in contrario al matrimonio.
Solo non ne vedo l’utilità.
Tutti quelli che si sposano dicono che la preparazione è un inferno che dura mesi per poi consumarsi in mezza giornata inutile. Che costa un sacco di soldi e che qualsiasi cosa fai la gente non è contenta.
E a me che me ne viene?
Niente. Anzi.
Ma se è questo che farà la felicità del mio bocconcino allora che sia, vada per il matrimonio: “Vuoi tu Mario Rossi… ma sì, lo voglio”.