Wikileaks sulla morte di Calipari: per Sgrena mancano elementi
23 Ottobre 2010
di Redazione
Nicola Calipari fu ucciso perché i militari americani al checkpoint 541 sulla Route Irish per l’aeroporto di Baghdad temevano un’autobomba: un documento dell’esercito Usa distribuito da Wikileaks conferma le ricostruzioni, anche di parte italiana, sull’incidente. Ma per Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto che quel 4 marzo 2005 rimase gravemente ferita al fianco dello 007 del Sismi che l’aveva liberata, in questa versione mancano molti elementi.
Nei documenti del sito di Julian Assange, afferma, «ci sono dati che contribuiscono alla ricerca della verità ma sicuramente non c’è tutto, ce n’è solo una parte». Il documento di Wikileaks fa riferimento all’interrogatorio in Giordania di Sheik Husain – definito «ex leader della cellula di Baghdad di al Qaida» e «principale responsabile dei rapimenti di stranieri in Iraq» – che avrebbe svelato ai servizi segreti giordani che per la liberazione della Sgrena sarebbe stato pagato un riscatto di 500 mila dollari. Il resoconto conferma la trappola organizzata dallo stesso rapitore subito dopo la liberazione della Sgrena: fu lui in persona, una volta incassati i soldi, a telefonare al ministero dell’Interno iracheno dicendo che nella macchina che andava verso l’aeroporto c’era dell’esplosivo pronto a esplodere.
Motivo che avrebbe indotto il soldato Mario Lozano a sparare contro l’auto uccidendo il funzionario del Sismi e ferendo la giornalista. Nel documento diffuso dal Bureau of Intelligence Journalism, uno dei media che hanno ottenuto la versione integrale da Wikileaks, c’è però una discrepanza con la cronaca che la Sgrena ha fatto subito notare: si parla di una auto Celebrity azzurra mentre gli italiani viaggiavano su una Toyota Corolla bianca: «Ma ancora più importanti sono altri elementi che non vengono raccontati, ovvero il fatto che ci furono dei tentativi per depistare Calipari prima di arrivare al mio ritrovamento», ha detto la giornalista: «Calipari mi trovò solo in un secondo momento, sviato nelle sue ricerche da diversi servizi segreti».
In tutto, i documenti che riguardano l’Italia, tra i 400.000 resi noti oggi da Wikileaks, sarebbero almeno un migliaio, la gran parte dei quali riferiti alle operazioni di routine dei nostri militari. Ben più corposa la documentazione sulla regione di Nassiriya, teatro dell’operazione «Antica Babilonia», che sono invece oltre 22.000, «censurati» in maniera consistente da Wikileaks per evitare polemiche sull’aver messo a rischio la vita di individui o gruppi. La gran parte dei documenti si occupano dell’attività degli insorti e della politica della regione, senza particolari riferimenti ad operazioni italiane.
