Accise, l’unica promessa buona è abbattere la spesa pubblica inefficiente

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Accise, l’unica promessa buona è abbattere la spesa pubblica inefficiente

Accise, l’unica promessa buona è abbattere la spesa pubblica inefficiente

12 Gennaio 2023

Mentre i benzinai si svegliano annunciando scioperi, sulle accise dei carburanti il governo spiega che le promesse elettorali verranno mantenute nel corso della legislatura. Tramite una riforma complessiva del fisco. L’esecutivo, inoltre, rivendica la scelta di aver concentrato le risorse disponibili in manovra sul caro bollette. La scelta di reintrodurre le accise viene giudicata sofferta ma necessaria, in una difficile congiuntura economica che determina soluzioni che rischiano di essere impopolari. La priorità del Governo oggi è tenere sotto controllo il costo delle bollette, intervenire sull’inflazione e far crescere l’economia.

Accise, un sistema da razionalizzare

Se la coperta è stretta, sarà meglio usarla per andare a coprire chi ha più bisogno, questo il ragionamento che si sente fare spesso. La promessa resta quindi una razionalizzazione del sistema delle accise sui carburanti, “siamo già al lavoro sulla delega fiscale” per farlo, dice il viceministro della economia Leo. Gli sconti sulle accise valevano 10 miliardi di euro all’anno e indubbiamente con questi 10 miliardi si possono finanziare tutta una serie di provvedimenti. Ma come abbiamo già scritto, se l’intenzione è quella di compiere scelte di fondo, strutturali – in mancanza di coperture e con una crescita del Pil che si riduce – bisogna andare a trovare i soldi dove sono ma vengono buttati.

Una parte delle aziende partecipate dallo Stato continua ad essere da anni in perdita. La somma degli utili considerate le tasse è inferiore alla somma delle perdite. Stiamo parlando di risultati fortemente negativi e forti problematicità. Si può consultare il Rapporto sui bilanci delle Società partecipate dallo Stato 2017-2021 del centro studi CoMar per capire qual è la situazione nel dettaglio. Se ho società partecipate che costano un occhio della testa e non producono utili perché continuare a tenerle in vita? Secondo Confindustria, un terzo delle 9 mila società partecipate è in perdita.

Più in generale, se abbiamo una spesa pubblica di circa 1.000 miliardi di euro all’anno sarebbe così impossibile intervenire con un taglio dell’uno per cento sulla spesa e trovare le risorse per fare interventi come quello sulle accise? Tra ottobre 2020 e novembre 2022 l’ammontare dei crediti relativi alle agevolazioni fiscali in materia edilizia, il superbonus, è stato pari a 99,4 miliardi di euro (52,1 il Superbonus, 24,8 il bonus facciate). Anche in questo ambito, e non da oggi, avrebbero potuto emergere interventi di razionalizzazione utili a recuperare risorse. Idem per provvedimenti costosi e che si sono rivelati inutili a contrastare la povertà assoluta, come il reddito di cittadinanza, su cui il governo ha deciso di intervenire. La questione in Italia è sempre la stessa. L’unica promessa che non si sente mai fare in campagna elettorale è abbattere la spesa pubblica inefficiente.