C’è la guerra ma l’Europa pensa alle auto elettriche nel 2035

09 Giugno 2022




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C’è la guerra ma l’Europa pensa alle auto elettriche nel 2035

C’è la guerra ma l’Europa pensa alle auto elettriche nel 2035

Solo auto elettriche dal 2035? Il voto dell’Europarlamento per vietare la produzione di auto a diesel e benzina è pura follia. Non tanto e non solo perché un cambio di paradigma di questa portata dovrebbe avvenire in maniera graduale e non con furia giacobina. Ma soprattutto perché il blitz sembra del tutto scollegato dalla dolorosa dimensione storica che stiamo vivendo, con una guerra alle porte dell’Europa.

Oggi i Paesi europei non hanno ancora un modello di sostenibilità economica ed energetica tale da immaginare che in dieci anni si possa passare esclusivamente alla vendita di auto elettriche. Nel caso dell’Italia, non si vedono all’orizzonte politiche orientate al nucleare o allo sfruttamento della energia elettrica tali da permettere questa rivoluzione dell’industria automobilistica.

Quanti italiani sanno cosa accadrà tra dieci anni?

Precisamente quante persone nel nostro Paese sanno che i viaggi in macchina oltre i cento chilometri tra qualche anno potrebbero essere pesantemente limitati? Non solo perché c’è qualche legge a imporlo, che di per sé è già un limite alla libertà di scelta, ma perché mancano risorse e strutture necessarie, dalle stazioni di ricarica per il rifornimento alla riparazione dei veicoli elettrici.

Certo, visto il numero ancora basso dei mezzi circolanti c’è la possibilità di ricaricare senza troppe difficoltà le batterie della propria auto. Per fare un paragone, il piccolo negozio di alimentari per rifornire il consumatore di quartiere può bastare. Ma cosa accadrà quando avremo bisogno di enormi centri commerciali per soddisfare il fabbisogno di un popolo di automobilisti?

Cosa dovremo fare per viaggiare, prenotare in anticipo il nostro caricabatterie? Oppure rimandare i nostri viaggi di lavoro o per raggiungere la nostra fidanzata e i nostri familiari perché non avremo sufficienti stazioni di ricarica a disposizione? Il tema non è fare la solita propaganda sulla Commissione Europea paragonando i suoi piani a quelli quinquennali di sovietica memoria. Ancora una volta a colpire è la distanza siderale che a volte c’è tra i decisori europei e il buonsenso, la vita quotidiana dei cittadini della Unione.

La guerra, il costo del carburante e l’Europa

Commissione e Parlamento europeo si rendono conto di quali sono le priorità del momento? È stato calcolato che in media una famiglia italiana quest’anno spenderà quasi 500 euro in più di carburante. C’è un tema enorme di caro prezzi al distributore, negli Usa e in Europa, grazie all’avventurismo sanguinario di Putin che ha scatenato una guerra mandando in tilt il mercato energetico.

Abbiamo una Arabia Saudita che dopo essere stata presa a sberle dalla amministrazione Biden non sembra volersi sforzare più di tanto per aumentare la produzione di greggio. In uno scenario simile la questione per l’Europa è vietare motori a gas e benzina nel 2035?

Lasciamo stare per un momento gli effetti di queste decisioni sul mercato dell’auto europeo. Il vantaggio competitivo che stiamo dando alla Cina che è più avanti di noi sull’elettrico. Le ricadute occupazionali e sociali di questa riconversione decisa dall’alto tanto per dare al fronte ambientalista una altra medaglietta da mettersi sul petto.

Visione realistica

Pensiamo ad oggi. Se siamo in una economia di guerra, se la presidente della Commissione von der Leyen va in Ucraina e giustamente la vediamo addolorata, lo siamo tutti, per i morti e le fosse comuni, non sarebbe più logico concentrarsi sul presente trovando soluzioni praticabili alla questione energetica invece di prendere decisioni sul mondo tra dieci anni?

Certo, serve visione. Certo, il futuro bisogna costruirlo. Ma l’impressione è che nel Parlamento europeo a volte ci sono forze politiche che vivono nell’iperuranio. Che non si rendono conto della vita quotidiana delle persone, e che soprattutto, tra guerre e pandemia, non sia chiaro che stiamo vivendo eventi di portata storica. Le auto elettriche non possono aspettare un altro po’?