Dal 13 agosto si scrive assunzione, si legge burocrazia e complicazione



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Dal 13 agosto si scrive assunzione, si legge burocrazia e complicazione

Dal 13 agosto si scrive assunzione, si legge burocrazia e complicazione

08 Agosto 2022

Dal 13 agosto, assunzione fa rima con complicazione. Lo Stato italiano, emblema mondiale dell’iperegolazione, colpisce ancora. Entreranno in vigore le nuove norme sulle assunzioni previste dal Decreto Trasparenza.

Le aziende dovranno fornire ai neo assunti nuove informazioni, più di quelle attuali, sulle condizioni di lavoro. I contratti si riempiono di nuovi dati sulle ferie da prendere, congedi, lavoro straordinario, contributi e sicurezza. Con tanto di sanzioni per l’azienda che non adempie nei tempi richiesti alla normativa. Auguri a chi lavora negli uffici del personale e il 13 agosto pensava di prendersi una meritata vacanza.

Il lavoro non si tutela con più burocrazia

Vale per tutti. Dipendenti con contratto a tempo indeterminati e determinato, compreso il part time, del settore privato e del pubblico. Contratti di lavoro somministrato, intermittente, di prestazione occasionale, di collaborazione. Vale per i lavoratori del settore agricolo e i marittimi. Ed anche per i collaboratori domestici, colf e badanti.

Qualcuno dirà, bene! Dal 13 agosto il lavoratore sarà più tutelato! Invece i rischi per i neoassunti di cadere in errori interpretativi aumentano, vista la jungla dei dati da verificare. Non solo. La cattiva politica che complica la vita a chi fa impresa in Italia può appendersi un’altra medaglia al petto. Questo ulteriore aggravio burocratico va oltre le norme previste dalla Unione Europea.

Passare alla contrattazione decentralizzata

Certe forze politiche che si lamentano un giorno sì e pure l’altro per l’Europa, capace di dettare agli stati membri le misure di un cetriolo, dovrebbero chiedersi chi le scrive e fa passare in Italia certe norme. L’oppressione burocratica anno dopo anno aumenta tanto da far rimpiangere gli euroburocrati.

Saranno soddisfatte le “parti sociali” per i nuovi lacci da ingarbugliare. Si difende così il regime della contrattazione collettiva impedendo che venga decentralizzato, reso più moderno, semplice e flessibile. Con le forche caudine della giustizia civile ad aspettare dietro l’angolo, giudizi che si allungano in tempi infiniti.

Se le imprese si fermano per protesta

Ecco l’Italia strozzata dalla burocrazia. Dove diventa una impresa fare impresa, dare lavoro e lavorare. Adesso organizzazioni di settore e consulenti del lavoro chiedono un rinvio del Decreto Trasparenza. Ma rinviare non basta.

Servirebbe un gesto più forte degli imprenditori, perlomeno quelli non sussidiati. Gli imprenditori dovrebbero fermarsi. Fermare il loro dinamismo, cervelli, braccia che hanno in azienda, bloccare produzione e creazione della ricchezza comune.

Lasciare che il Palazzo, le “parti sociali” e il resto della baracca sperimentino anche solo per un po’ di tempo cosa sarebbe l’Italia senza impresa. Senza energie. Collettivizzata fino al midollo. Prigioniera del proprio inutile costoso kafkiano castello di regole che ha costruito.