La gender equity, la guerra alle porte e i giovani premiati al Festival di Trento

08 Giugno 2022




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La gender equity, la guerra alle porte e i giovani premiati al Festival di Trento

La gender equity, la guerra alle porte e i giovani premiati al Festival di Trento

Quest’anno il Festival dell’economia di Trento ha riscosso grande successo, premiando le proposte degli universitari su gender equity e transizione ecologica. Va dato atto al Gruppo 24 Ore e alla provincia autonoma di Trento di organizzare ormai da molto tempo un evento all’altezza delle aspettative e di coinvolgere i giovani sui grandi temi della nostra epoca.

Proprio su questo aspetto però ci permettiamo di fare una osservazione. Non c’è dubbio che la disparità di genere sia una questione da affrontare con impegno. Dobbiamo combattere le discriminazioni sui luoghi di lavoro, gli stereotipi duri a morire, i condizionamenti culturali che penalizzano le donne e le minoranze sociali. Per cui, senza entrare nel merito delle proposte avanzate dai giovani premiati, diciamo che migliorare la nostra società rendendola più inclusiva sarà solo un bene. Le donne, ad esempio nel management, devono essere lasciate libere di esprimere la propria leadership, la propria capacità di creare e innovare.

L’operato del governo

Il Governo Draghi ha il merito di aver introdotto la parità salariale ma si può fare ancora meglio investendo sul welfare aziendale così da permettere alle donne di conciliare tempo di lavoro e vita familiare senza mettere a rischio la carriera o la loro occupazione. Le misure di sostegno e gli interventi per aiutare le imprese in questo processo di modernizzazione sociale sono un aspetto che non va assolutamente sottovalutato, come ha sottolineato Mara Carfagna. Ma c’è una dimensione della complessità del mondo contemporaneo che investe la vita di ognuno di noi che non può essere sottovalutata.

La geopolitica sta cambiando

Alle porte dell’Europa si sta combatte una guerra sanguinosa. C’è grande incertezza sulla sostenibilità energetica delle democrazie europee che nel corso degli ultimi anni, inseguendo l’idea che potessimo rinunciare del tutto agli idrocarburi e al nucleare, si sono legate mani e piedi al regime russo.

Siamo di fronte a sfide da far tremare i polsi come il nuovo multipolarismo che si declina sempre di più nel confronto muscolare tra Usa e Cina. Il conflitto in Ucraina è solo l’assaggio di un problema spaventoso come potrebbe diventare quello della reperibilità delle materie prime nel mondo globalizzato. C’è il tema della cybersicurezza che si intreccia a quello della connettività del lavoro. L’Intelligenza artificiale è destinata a distruggere, speriamo creativamente, tantissimi posti di lavoro. C’è la grandissima questione di come ripensare la logistica anche alla luce dell’impatto di conflitti e crisi geopolitiche sulle supply chain.

Giovani: non solo gender equity

Insomma, se questo è il quadro generale – la sfida alla complessità come viene definita – è mai possibile che nell’edizione 2022 del Festival l’unico tema su cui far misurare i giovani era la disparità di genere? La transizione ecologica? Il rispetto verso i diritti di tutti i gruppi sociali non è in discussione. La transizione verso un modello che rispetti l’ambiente senza tradire le ragioni dello sviluppo è altrettanto importante.

Ma almeno per quest’anno non sarebbe stato meglio spingere i giovani a riflettere con più concretezza su cosa accade nel mondo? Su ricadute ci saranno sul loro futuro?