La Svezia scopre le terre rare ma non basteranno a fermare la Cina

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La Svezia scopre le terre rare ma non basteranno a fermare la Cina

La Svezia scopre le terre rare ma non basteranno a fermare la Cina

13 Gennaio 2023

La scoperta del maxi-giacimento di terre rare in Svezia aggiorna la cartina di queste risorse strategiche in Europa. E’ una buona notizia nel confronto tra Cina e Occidente ma è meglio non illudersi. Vediamo perché.

Il giacimento svedese conterrebbe circa un milione di tonnellate di metalli e dovrebbe trattarsi del più grande deposito conosciuto di terre rare in Europa. Le terre rare, ricordiamolo, sono strategiche per la microcomponentistica, dai droni agli smartphone, e cruciali per la transizione green, dalle batterie dei veicoli elettrici alle turbine delle pale eoliche. Dicevamo della Cina.

Pechino controlla il mercato delle terre rare

Pechino è leader globale nella produzione di minerali vitali per l’economia moderna, come rame, nichel, cobalto e litio. Il regime cinese controlla il 70% della produzione di terre rare, sia in termini di estrazione che di lavorazione. Un potenziale embargo cinese sulle esportazioni di questi materiali sarebbe davvero pericoloso per i Paesi occidentali. Benvenga dunque il nuovo giacimento svedese.

Il problema del confronto e della dipendenza con Pechino, però, purtroppo non si riduce solo a questo capitolo. La Cina è un osso molto più duro di Putin e non solo per le terre rare. Mentre Mosca dopo la disastrosa invasione della Ucraina sta collezionando solo passi indietro e subordinandosi sempre di più a Pechino, la Cina avanza nelle tecnologie informatiche. Microelettronica, sistemi informativi quantistici e intelligenza artificiale, biotecnologie.

Deterrenza ed economia globale

Il vantaggio strategico occidentale sulla Cina, una economia industriale molto più avanzata di quella russa, con il passare del tempo si è assottigliato. Se parliamo di deterrenza strategica, americani ed europei possono ancora aumentare gli investimenti nei semiconduttori e nell’hardware. Oppure usare delle restrizioni nelle politiche commerciali e nelle esportazioni tecnologiche verso Pechino. Fino ad eventuali sanzioni.

Giappone, Taiwan e Sud Corea restano alleati fondamentali dell’Occidente per la produzione di chip e semiconduttori. Ma se Xi Jinping ordinasse davvero di invadere Taiwan la base industriale dell’isola verrebbe distrutta o rapidamente ridimensionate. Taiwan avrebbe bisogno di personale qualificato e forniture che non arriverebbero più dall’Occidente. Oltre alle terre rare e ad altre produzioni indistriali strategiche, la Cina può giocarsi anche altre carte nel confronto con l’Occidente.

Il tallone d’Achille degli Usa, per esempio, è il debito. Il costo degli interessi sul debito federale nei prossimi anni negli Stati Uniti supererà la spesa militare. La Cina detiene titoli del Tesoro Usa per quasi mille miliardi di dollari, è il secondo maggior detentore estero di debito statunitense. Questo vuol dire che potrebbe influenzare il mercato azionario e obbligazionario statunitense oltre all’andamento del dollaro.

La Via della Seta e la logistica

Infine c’è il discorso della logistica e delle grandi reti infrastrutturali. Una parte fondamentale del potere occidentale dipende dal controllo che abbiamo sui mari e dalla superiorità delle nostre marine mercantili. La maggior parte delle merci scambiate a livello internazionale viaggia negli oltre 6 milioni di container in giro per il mondo. Un flusso di merci che è anche un flusso di informazioni digitali.

La Cina avanza come potenza digitale, investe nella sua marina mercantile, si è comprata il Pireo in Grecia. Attraverso la Belt and Road Initiative, la “Nuova Via della Seta”, sta creando una infrastruttura dei trasporti che ridurrà la sua dipendenza dal commercio marittimo. La guerra in Ucraina ha mostrato al mondo cosa vuol dire una interruzione del commercio e delle catene di rifornimento globali.

La guerra ci ha ricordato anche che le grandi potenze devono essere in grado di produrre in serie armi moderne, con o senza accesso alle importazioni. Russi e ucraini stanno consumando una enorme quantità di proiettili, veicoli corazzati e droni. Quanto riuscirebbero a reggere europei e americani in un conflitto con la Cina? E cosa accadrebbe in uno scenario di “guerra mondiale” in cui l’asse del male, cinesi, russi, iraniani impegnasse l’Occidente in un conflitto simultaneo su tre teatri, l’Europa orientale, il Medio Oriente e l’Estremo Oriente?

C’è ancora l’arsenale della democrazia?

Putroppo per noi europei non sono più i tempi del vecchio “arsenale della democrazia”, come lo chiamava Franklin D. Roosevelt all’inizio degli anni Quaranta. La verità è che che dalle terre rare alla industria manifatturiera alla logistica, le cancellerie occidentali hanno ceduto un enorme spazio strategico ai cinesi e adesso occorre fare grande attenzione. Perché in una guerra economica contro la Cina avremmo da perdere molto di più di quanto ci lamentiamo di aver perduto senza neppure aver combattuto frontalmente Putin.

C’è poco da rallegrarsi per la scoperta del giacimento svedese. E molto da preoccuparsi in un confronto diretto con Pechino.