L’Italia pioniera della guida automatica grazie a VisLab
06 Giugno 2022
Negli ultimi anni si sta parlando sempre più di mobilità del futuro, declinando questo concetto esclusivamente in termini di auto elettriche. Spesso, invece, si dimentica che una delle frontiere verso cui galoppa l’innovazione è la guida automatica, in cui l’Italia è pioniera da più di vent’anni grazi a VisLab.
La storia di VisLab
VisLab nasce alla fine degli anni ’90 come laboratorio di ricerca presso l’Università di Parma su iniziativa di Alberto Broggi, professore di ingegneria informatica presso Unipr. La startup si è rapidamente affermata all’avanguardia nell’ambito dei sistemi di percezione e nella ricerca sui veicoli autonomi. Lo stesso Broggi è considerato uno dei “padri” degli autonomous vehicle. Si stima che il mercato di questo settore supererà i 65 miliardi di dollari entro il 2027.
Risale addirittura al 1996 il primo prototipo di veicolo reale, una Lancia Thema dotata di sensori di visione, sistemi di elaborazione e attuatori del veicolo, progettato dal docente parmigiano. Sviluppò il software e l’hardware necessari per consentire all’auto di guidare autonomamente su strade di ordinaria circolazione, non su un circuito preordinato. Nell’ultimo decennio è salita agli onori della cronaca per la creazione di Porter e Deeva. Il primo era un veicolo autonomo che nel 2010 ha percorso 13 mila km dall’Italia alla Cina. La seconda, invece, ha la particolarità di presentarsi come una normalissima auto, pur essendo dotata di 20 telecamere e 4 scanner laser.
Oggi Brogi è General Manager di VisLab che però, nel frattempo, si è affrancata dall’Università di Parma. Ambarella, un’azienda quotata al Nasdaq attiva nel settore della compressione video e del processamento di immagini, l’ha rilevata nel 2015 per 30 milioni di dollari. In quell’occasione l’ateneo, che aveva investito solo 500 euro, ne incassò addirittura due milioni. Ad oggi, VisLab è l’unica azienda che ha chiesto e ottenuto di poter far circolare le proprie vetture a guida automatica in alcune zone di Parma e Torino.
Il legame con il territorio
Uno degli elementi di successo di VisLab è senza dubbio il legame con il territorio. La startup è nata in sede universitaria, si è sviluppata nella città in cui era fondata dove è rimasta anche dopo l’acquisizione di Ambarella. Gli americani in un primo momento desideravano traferire le attività di VisLab in California, ma così non è stato. La multinazionale ha invece investito in personale, assumendo 30 persone, e nella struttura parmigiana, ampliata di 1000 metri quadrati. Ennesima dimostrazione che unire progresso e territorio, innovazione e occupazione, si può.
La lezione da trarre
Il caso di VisLab dovrebbe essere d’esempio per la politica. Investire in ricerca ha risvolti positivi per gli Atenei in termini economici e di notorietà, ma anche per tutta la società che beneficia del progresso tecnologico. Per questo, in sede di redazione della legge di bilancio, sarebbe arrivato il momento di dare più attenzione alle nicchie innovative, per esempio nell’automotive, superando la sola logica di riconversione dell’esistente.
