ONU: “Il buco nell’ozono si sta chiudendo”
11 Gennaio 2023
Il nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato che il buco nell’ozono, che protegge la Terra dalle radiazioni dannose, si sta rimarginando. È un processo lento, ma progressivo. Andando a questo ritmo il processo potrebbe essere completo in circa 43 anni. Più di 35 anni dopo che tutti i paesi del mondo hanno deciso di smettere di produrre i composti chimici che attaccano lo strato di ozono nell’atmosfera terrestre, si vedono dei segnali incoraggianti.
Il traguardo è nel 2066
“Nell’alta stratosfera e nel buco nell’ozono, vediamo che le cose stanno migliorando”, ha dichiarato Paul Newman, co-autore e vicepresidente del team che ha condotto la nuova valutazione scientifica. Newman è anche Chief Earth scientist presso il Goddard Space Flight Center di NASA. Segni di miglioramento erano già stati riportati quattro anni fa, ma erano lievi e la cautela era tanta. “Quei numeri sono diventati molto più solidi”, ha dichiarato.
La quantità media globale di ozono, all’altezza di 18 miglia nell’atmosfera, non tornerà ai livelli pre-riduzione del 1980 fino al 2040, ha dichiarato il rapporto presentato lunedì alla convenzione della American Meteorological Society di Denver. Inoltre, la stima è che tornerà alla normalità nell’Artico fino al 2045. Fino al 2066, il buco nell’ozono sopra l’Antartide non sarà chiuso.
Meno cloro e bromo, più ozono
Gli scienziati e gli ambientalisti in tutto il mondo hanno da lungo tempo elogiato gli sforzi per riparare il buco nell’ozono, nati a partire dal Protocollo di Montreal. Nel 1987, infatti, si decise di vietare l’utilizzo di una classe di composti chimici spesso utilizzati nei refrigeranti e negli aerosol. “L’azione sull’ozono stabilisce un precedente per l’azione sul clima. Il nostro successo nell’eliminazione dei composti che distruggono l’ozono ci mostra ciò che è necessario fare, con urgenza, per passare dalle fonti di energia fossile, ridurre le emissioni di gas serra e limitare l’aumento della temperatura”, ha dichiarato il professor Taalas, segretario generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.
I livelli di cloro sono scesi del 11,5% dal picco del 1993 e quelli di bromo, più efficace nel mangiare l’ozono ma presente in quantità minori nell’aria, sono scesi del 14,5% dal picco del 1999. Ecco perché il Protocollo di Montreal è stato utile.
David W. Fahey, co-presidente del panel scientifico e direttore del laboratorio di chimica dell’Administration National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, ha espresso soddisfazione. “Decenni fa, le persone potevano entrare in un negozio e comprare una lattina di refrigeranti che danneggiavano l’ozono, facendo un buco nello strato e inquinando l’atmosfera. Adesso, non solo queste sostanze sono vietate, ma non sono più presenti nelle case o nelle automobili, sostituite da composti chimici più puliti”.
Buco nell’ozono, cose che in pochi sanno
La progressiva diminuzione del buco nell’ozono “sta salvando 2 milioni di persone ogni anno dal cancro della pelle”. A dirlo è stato Inger Andersen, Direttore del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, all’Associated Press.
Il rapporto, inoltre, contiene un avvertimento. Gli sforzi per raffreddare artificialmente il pianeta per mezzo di aerosol solforati potrebbero danneggiare nuovamente l’ozono, nel caso in cui non venissero gestiti con attenzione. La tutela dell’ambiente si è dimostrata ancora una volta un tema molto complesso.
