21 Giugno 2022


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Pnrr, 5 centri sulla ricerca per rafforzare il legame tra università e impresa

Pnrr, 5 centri sulla ricerca per rafforzare il legame tra università e impresa

Il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha presentato recentemente in Consiglio dei Ministri i 5 Centri Nazionali per la ricerca in filiera previsti dalla Componente “dalla ricerca al business” della Missione “Istruzione e Ricerca” del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Un grande aggregato di realtà accademiche e imprenditoriali pubbliche e private al quale viene destinato 1,6 miliardi di euro complessivi. I soggetti coinvolti sono 144 tra università, enti di ricerca e imprese in tutta Italia

Cinque le aree alle quali sono destinate le reti di ricerca. Si tratta di ambiti essenziali per lo sviluppo competitivo del sistema economico e produttivo: simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; agritech; sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA; mobilità sostenibile; biodiversità.

I Centri nazionali rappresentano aggregazioni di università, di enti e organismi pubblici e privati di ricerca, di imprese presenti e distribuite sull’intero territorio nazionale e sono organizzati con una struttura di governance di tipo Hub & Spoke, con l’Hub che svolgerà attività di gestione e coordinamento e gli Spoke quelle di ricerca.

Per esempio a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, è in rampa di lancio l’hub del centro nazionale per HPC e big data promosso dall’Istituto nazionale di fisica nucleare. A Napoli, invece, l’università Federico II gestirà l’hub sull’agritech, mentre quello sulla biodiversità nascerà a Palermo. 

Gli investimenti saranno orientati verso l’assunzione di nuove risorse professionali:  ricercatori e personale da dedicare alla ricerca, di cui almeno il 40% dovrà essere rappresentato da donne. L’obiettivo è quello di creare e rinnovare le infrastrutture e i laboratori di ricerca, per realizzare e sviluppare programmi e attività di ricerca dedicati alle cinque tematiche, per favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off da ricerca, per valorizzarne i risultati.

La ricerca e l’alta formazione si mobilitano per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini”, ha spiegato il ministro Maria Cristina Messa. “Oggi vedono la luce i cinque Centri nazionali, un nuovo sistema di collaborazione tra atenei, enti di ricerca, imprese, istituzioni che creeranno filiere di ricerca e innovazione per l’Italia del futuro, grazie all’attuazione di una delle missioni principali del PNRR. Per la prima volta, in modo così sinergico e a carattere nazionale, i sistemi pubblico e privato sono insieme per creare eccellenze e generare una crescita collettiva che accorci le distanze e colmi i divari, attraverso lo sviluppo di progetti dedicati a temi tecnologici innovativi. È stato un lavoro di squadra, coordinato dal ministero dell’Università e della Ricerca, al quale hanno partecipato tante realtà, tra cui i ministeri dello Sviluppo economico, per il Sud e la Coesione territoriale, per gli Affari regionali e le Autonomie. Con i Centri nazionali daremo spazio alla creatività e alle competenze di giovani ricercatori, con particolare attenzione alla parità di genere e alla valorizzazione delle risorse del Mezzogiorno, per oltre il 40%. Abbiamo la possibilità di competere uniti e con una nuova determinazione, a livello internazionale”.

Nel complesso, il progetti integra 55 università italiane e Scuole Superiori, molte delle quali sono impegnate in più Centri con professori, ricercatori, dottorandi di diversi dipartimenti. Lo stesso vale per gli enti pubblici di ricerca e altri organismi di ricerca pubblici o privati, 24 in tutto, che mettono in rete i diversi istituti presenti in tutta Italia, e per alcune imprese (65 in tutto quelle partecipanti ai 5 Centri).