20 Giugno 2022




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Riscoprire la fatica di essere Occidentali

Riscoprire la fatica di essere Occidentali

Riparte l’Occidentale con una nuova veste grafica e una nuova squadra. Oggi, dal nostro osservatorio, siamo chiamati a raccontare uno dei momenti più difficili per il nostro Paese e per l’Europa, sia dal punto vista economico che da quello valoriale. La crisi che attraversa la società italiana è in fondo la crisi del modello occidentale, non nelle sue fondamenta liberali, laiche e democratiche, ma nella sua evoluzione. Una deriva che si materializza nel ruolo sempre meno centrale della politica e della rappresentanza, con partiti politici, associazioni di categoria, sindacati che sembrano incapaci di svolgere il loro ruolo di mediazione, essenziale per la tenuta sociale.

Il mondo occidentale, chiamato a difendersi dal contromodello autoritario della Russia e della Cina, ancor prima di respingere quello che è diverso da se’ affermando se stesso, sembra quasi voler rinunciare a pezzi della propria identità, a volte apparentemente incerto sulla indiscutibile portata del suo valore. Addirittura rinunciando alla sua ‘differenza positiva’ alla fatica dell’essere ‘democratico’, del praticare la democrazia liberale, in nome del pragmatismo del fare e della dittatura del ‘giusto’.

È così che si interpreta la voglia mai sopita di governismo, il desiderio di unire l’intera società nel caldo abbraccio di un pensiero condiviso che con la pretesa di essere ‘buono’ a prescindere finisce per marginalizzare ogni dissenso. Una tecnica, un metodo, che da anni viene applicata nel campo dei cosiddetti diritti civili (con la Chiesa stessa in difficoltà nel far sentire la propria voce ‘diversa’), nel campo della costruzione dell’identità sessuale dell’individuo e in quelli legati alle politiche migratorie e che ha visto la sua piena realizzazione nei mesi della tragedia pandemica e in quelli successivi della crisi ucraina.

In una società sempre meno reattiva, assuefatta dai social e dalla illusione della condivisione via etere, il lento scemare delle grandi conquiste liberali del secolo scorso, anche corrosive ma sempre fertili dal punta di vista del metodo ancor prima che del merito, viene spacciato come evoluzione. Lo scontro, anche feroce, tra ideologie di pensiero e dottrine economiche, si è limato in un paludato e sterile dibattito che viene vissuto come inevitabilmente a valle di decisioni già prese. Altrove, in una Europa eternamente distante almeno nella percezione comune, in un Atlantismo certamente fondamentale ma che senza dialogo fatica ad essere compreso, o chissà dove. Confondendo i limiti della libertà con la libertà limitata, si è lasciato in mano al populismo e al sovranismo di facciata, valori che dovrebbero e potrebbero guidare il mondo occidentale.

Con queste armi spuntate ci apprestiamo ad andare incontro a quella che probabilmente sarà la più drammatica crisi economica degli ultimi 50 anni. Un rischio dal quale si può fuggire solo tornando ai fondamentali. Guardandosi alla specchio e dicendo ad alta voce chi si è. Riconquistando il valore ‘caldo’ degli scambi non solo personali ma anche economici e collettivi. Affermando la propria identità, senza paura e senza timori reverenziali per partner internazionali che devono essere alla pari e non guide alle quali obbedire. Affermando l’identità di italiani e di occidentali. Ed è in questo orgoglio che si innesta il rilancio de L’Occidentale, un giornale quotidiano ma anche un laboratorio di un pensiero dal quale ripartire.