Whirlpool, quella politica fragile che non connette produzione e territorio



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Whirlpool, quella politica fragile che non connette produzione e territorio

Whirlpool, quella politica fragile che non connette produzione e territorio

03 Gennaio 2023

Lo stabilimento Whirlpool di Napoli passa al commissario straordinario di governo per la Zona economica speciale (Zes) della regione Campania. Ancora una volta c’è l’affidamento al pubblico per tenere in vita uno stabilimento che era nelle mani di investitori privati. Dunque, dal privato al pubblico, in attesa del privato. Ancora una volta deve essere lo Stato a trovare la soluzione (e le risorse) in vista del reperimento di potenziali investitori per la reindustrializzazione di questa area produttiva. 

L’acquisizione dello stabilimento da parte della struttura commissariale, avvenuta a dicembre, è la soluzione concordata da tutte le istituzioni coinvolte, durante le riunioni sulla vertenza. Nei prossimi giorni il commissario alla Zes dovrà formalizzare un avviso pubblico per la ricerca di potenziali investitori. Chi investe avrà accesso anche alla semplificazione amministrativa propria delle Zone Economiche Speciali. In ballo c’è il futuro lavorativo di 317 dipendenti. Solo una parte – in origine erano 350 – ha accettato una buonuscita da 85mila euro. Gli operai hanno rifiutato la proposta di un contributo da 25mila euro per il trasferimento nella sede di Varese, in Lombardia. 

La storia di Whirlpool in Italia

Un infinito torpedone di lamiere, capannoni, impianti industriali dismessi. Questo è il contesto – via Argine, periferia est di Napoli – in cui si trova Whirlpool. Una multinazionale nella produzione di lavatrici di alta gamma. Cinque stabilimenti in Italia tra Campania, Marche, Toscana, Lombardia. Un sito hi-tech da 350 dipendenti, 500 considerato l’indotto. La foto dell’Italia che soprattutto al Sud ha smarrito una visione forte di sviluppo industriale, mentre si moltiplicano i tavoli di crisi. Eppure le opportunità e gli investimenti nella innovazione non mancano. Lo abbiamo visto raccontando l’aerospazio in Campania. La sede di Napoli della Whirlpool, multinazionale americana delle lavatrici – una delle cinque presenti in Europa – è stata la prima in Italia nella produzione dell’elettrodomestico. Fondata nel 1949 con il nome di SERIT s.r.l., poi è divenuta SIRI, poi Ignis, con sede amministrativa in provincia di Varese.

E Napoli era il baricentro anche del Piano Industriale 2015-2018 per il percorso di integrazione tra Whirlpool Europe e Indesit Company Spa. Con ridefinizione di un nuovo assetto industriale e commerciale. Una volta fallita la missione, c’è stata la marcia indietro dell’azienda. Lo sguardo di Whirlpool si è rivolto verso l’Asia. La motivazione ufficiale è stata il drastico crollo nella domanda di Omnia, il modello di lavatrici prodotto a Napoli. Nulla di nuovo, ogni azienda fa quello che crede utile al suo business. Questo è il principio fondante di ogni strategia aziendale. E la politica? Cosa ha saputo fare per riconnettere produzioni e territorio e far ripartire la crescita? 

L’Accordo Quadro del 2018

Il 25 ottobre 2018, con Luigi Di Maio a capo del dicastero del Mise, veniva sottoscritto un Accordo Quadro con Fiom, Fim, Uglm e Uilm, con la Regione, con Confindustria. Con il contributo governativo di 15 milioni di euro, Whirlpool si impegnava a investire circa 250 milioni per i siti della multinazionale presenti in Italia. Compreso Napoli (17 milioni solo sul capoluogo campano). Non c’era alcun segnale di disimpegno. Piuttosto, di nuovi prodotti da realizzare, nella capitale del Mezzogiorno che soffre di una crisi industriale che avvolge altre realtà d’eccellenza.

E invece mesi di trattative, proposte. Nel silenzio assordante dell’Esecutivo allora in carica, incapace di far rispettare un accordo firmato. Fino a permettere la fuga di una multinazionale con un accordo firmato pochi mesi prima. In un settore che cresce, piuttosto che arretrare. Secondo i dati di Statista, vale 75 miliardi di dollari nel 2023, con una crescita annua di oltre il 4% fino al 2027. 

L’inerzia della politica

La marcia verso l’uscita di Whirlpool da Napoli non ha conosciuto ostacoli neppure agli ultimi tavoli, con 100 milioni di euro (tra incentivi, sgravi e agevolazioni) proposti dal Governo. Invitalia, che avrebbe dovuto trovare soluzioni di uscita per gli operai, tra avio e automotive, era pronta a investire ma poi è andata al muro contro muro con la multinazionale Usa. La Regione Campania ha avanzato delle proposte ma si è vista respingere un contributo da 20 milioni di euro per tenere aperto il sito napoletano. Aveva offerto anche sette anni di sgravi fiscali per la formazione degli operai. Nulla ha saputo ottenere Stefano Patuanelli, il successore di Di Maio al Mise. Una delle conferme che nel Governo Conte 1 e poi anche in quello successivo non ci sono state adeguate risposte all’esigenza di quest’area del paese di rilanciarsi dal punto di vista industriale. 

Non c’è stato il cambio di passo neppure nell’era Draghi. Il premier diceva a luglio del 2021 che il suo Esecutivo si sarebbe occupato degli operai dello stabilimento napoletano. A novembre 2021, 19 parlamentari hanno scritto a Draghi affinché intervenisse su Whirlpool. Il licenziamento della forza lavoro era previsto per il 31 dicembre. A marzo 2022 gli operai hanno consegnato una lettera a Draghi, a mille giorni dall’avvio della vertenza. Il risultato più recente della ricerca di imprenditori era stato il progetto del consorzio guidato da Adler, successivamente svanito.