Cecilia Sala torna a casa (tutte le news)

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Cecilia Sala torna a casa (tutte le news)

Cecilia Sala torna a casa (tutte le news)

08 Febbraio 2025

Cecilia Sala è libera. La giornalista e podcaster italiana torna a casa, dopo la prigionia nel carcere di Evin a Teheran, in Iran. L’annuncio è arrivato da Palazzo Chigi poco dopo le 11:30 di oggi, mercoledì 8 gennaio. “Pochi minuti fa è decollato da Teheran l’aereo che la sta riportando in Italia”. Ad accogliere la giornalista nel pomeriggio, la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

In una nota ufficiale, la presidenza del Consiglio ha sottolineato l’importanza del lavoro diplomatico e di intelligence che ha portato al rilascio di Sala, che scrive e produce podcast rispettivamente per il Foglio e Chora Media. La premier ha espresso gratitudine a chi ha reso possibile il ritorno di Cecilia, sottolineando di aver informato personalmente i genitori della giornalista con una telefonata.

Sul tavolo resta ora la questione di Mohammed Abedini, ingegnere iraniano fermato in Italia su richiesta degli Stati Uniti. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è atteso a Palazzo Chigi per valutare le prossime mosse. La giornata di oggi, tuttavia, segna un traguardo importante per la diplomazia italiana, che riporta a casa una sua cittadina dopo giorni di tensione e incertezza.

Ripercorriamo di seguito le tappe più importanti di questa vicenda.

Meloni a Mar-a-Lago da Trump, NYT: caso Sala trattato “con grande determinazione”

In un articolo dedicato alla visita del presidente del consiglio negli Usa, il New York Times scrive che nel corso del colloquio con Trump a Mar-a-Lago, Meloni ha affrontato “con grande determinazione” la questione della detenzione di Sala a Teheran. Il NYT ricorda che l’arresto di Sala è avvenuto “pochi giorni dopo che l’Italia ha arrestato, su richiesta degli Stati Uniti, un iraniano sospettato di aver fornito componenti di droni alle Guardie rivoluzionarie iraniane”.

La premier italiana, sottolinea il quotidiano americano, ha anche un “buon rapporto” con Elon Musk, che “i sostenitori della premier sperano rafforzerà la sua reputazione internazionale una volta che Trump diventerà presidente”. Per il quotidiano della Grande Mela il vertice informale di Mar-a-Lago “rafforza le speranze dei sostenitori di Meloni che il primo ministro conservatore italiano diventi l’alleato di riferimento di Trump in Europa”. (5 gen)

La sfida dei regimi autoritari alle democrazie

La vicenda sempre più intrecciata di Cecilia Sala e Mohammad Abedini rappresenta un banco di prova cruciale per la tenuta strategica dell’Italia in un contesto internazionale sempre più dominato dalla sfida tra democrazie e regimi autoritari. Il tentativo aggressivo di Teheran di sfruttare la detenzione di Sala come leva per ottenere concessioni sul rilascio di Abedini è l’ennesima dimostrazione del modus operandi iraniano. Un regime teocratico, vale la pena ricordarlo, che non esita a sostenere gruppi terroristici come Hamas, responsabile delle atrocità del 7 ottobre, come pure gli Hezbollah libanesi e gli Houthi nello Yemen.

La pressione esercitata dall’opinione pubblica italiana per ottenere il rilascio di Cecilia Sala è comprensibile, necessaria, ma il governo Meloni ora si trova a dover gestire, con fermezza e accortezza diplomatica, qualsiasi proposta di scambio tra Abedini e Sala. Da una parte, occorre non compromettere la sovranità nazionale e lo stato di diritto. Dall’altra, bisogna tutelare l’incolumità di una cittadina italiana innocente. Secondo il senatore Marcello Pera, intervistato dal Foglio, il giornale con cui collabora Sala e che in un editoriale oggi chiede il rilascio di Abedini, “Occorre essere consapevoli che, comunque se ne esca, qualunque strada si percorra, qualcosa viene sacrificato. Quale diritto ci deve guidare: quello umanitario o quello della giustizia?”. (4 gen)

L’appello al silenzio stampa dei genitori di Sala

I genitori di Cecilia Sala hanno fatto appello al silenzio stampa, ritenendolo essenziale per non compromettere la trattativa in corso tra Roma e Teheran. Riconoscendo che il governo italiano “si è mobilitato al massimo”, la famiglia Sala sottolinea la necessità di agire con discrezione. “In questi giorni abbiamo sentito l’affetto, l’attenzione e la solidarietà delle italiane e degli italiani e del mondo dell’informazione e siamo molto grati per tutto quello che si sta facendo. Saremo grati per il senso di responsabilità che ognuno vorrà mostrare accogliendo questa nostra richiesta”. (3 gen)

Teheran: “Arresto Abedini atto illegale”

L’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, è stata convocata al ministero degli Esteri di Teheran, 24 ore dopo l’incontro tra l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, e i rappresentanti della Farnesina. Durante il colloquio, l’ambasciatrice Amadei ha ribadito al governo di Teheran la richiesta di rilascio immediato di Cecilia Sala, sollecitando un miglioramento delle condizioni della sua detenzione e la possibilità di ulteriori visite consolari.

Teheran, però, ha reagito aggressivamente. Secondo la agenzia di stampa iraniana Irna, Majid Nili Ahmadabadi, direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano, ha presentato una protesta formale all’ambasciatrice Amadei per l’arresto in Italia di Abedini. L’arresto è stato definito “un atto illegale su richiesta del governo degli Stati Uniti, volto a perseguire obiettivi politici ostili, tenendo in ostaggio cittadini iraniani in ogni parte del mondo e imponendo l’applicazione extraterritoriale delle proprie leggi interne”.

Ahmadabadi ha inoltre descritto la detenzione di Abedini come “una forma di arresto arbitrario” e ha invitato l’Italia a respingere quella che ha definito “una politica statunitense di presa di ostaggi”, contraria al diritto internazionale e ai diritti umani. Ha poi chiesto che siano adottate tutte le misure necessarie per garantire il rilascio di Abedini nel più breve tempo possibile, evitando che gli Stati Uniti compromettano le relazioni bilaterali tra Teheran e Roma. (3 gen)

Accusato di aver violato sanzioni internazionali trasferendo componenti elettronici ai Pasdaran iraniani, Abedini resta in carcere dopo che la Procura Generale ha respinto la richiesta di domiciliari, considerandolo un soggetto ad alto rischio di fuga. (2 gen)

Abedini: “Pregherò per Sala e per me”

Il 15 gennaio si terrà l’udienza in Corte d’appello per confermare la custodia in carcere a Opera di Abedini o per accogliere la richiesta dei domiciliari per l’ingegnere iraniano. Incontrando il suo legale, Abedini ha detto: “Pregherò per Sala e per me”.

“Esistono appigli giuridici per liberare Abedini: al contrario degli americani, l’Unione europea non considera terroristi i pasdaran iraniani e in ogni caso il ministro della Giustizia – unico caso in cui può sovrapporsi alla magistratura – può revocare l’ordine d’arresto a fini ‘estradittivi’. Una formula efficace, ma più neutra consisterebbe nell’espulsione dell’ingegnere iraniano contestuale a quella della Sala. Un dito negli occhi degli Stati Uniti?”, si chiede in un editoriale Bruno Vespa.

Il WSJ: accordo tra Italia e Iran prima dell’insediamento di Trump

“Se l’Italia rilasciasse Abedini”, ha scritto il Wall Street Journal, respingendo la richiesta di estradizione gli Stati Uniti, “rischierebbe di irritare il presidente eletto Donald Trump – che rinnoverà la sua strategia di ‘massima pressione’ sull’Iran – e di danneggiare lo sforzo della Meloni di posizionarsi come uno degli interlocutori preferiti di Trump in Europa”.

Per Meloni, ragiona il WSJ, “l’esito più conveniente sarebbe un accordo rapido per la liberazione di Sala in cambio del rilascio di Abedini, prima che Trump si insedi il 20 gennaio”, scrive ancora il Wsj. “Ma né il lento sistema giudiziario italiano, che deve valutare la richiesta di estradizione degli Stati Uniti, né il funzionamento interno del regime iraniano potrebbero portare a un risultato in tempo” per quella data.

Resta il fatto che l’Iran non è un interlocutore affidabile. È un regime che finanzia e fomenta il terrorismo internazionale, cerca l’annientamento di Israele e sfrutta ogni opportunità per destabilizzare l’ordine liberale internazionale. (4 gen)

Il Ruolo del Vaticano nella Crisi Roma-Teheran

Roma, sede del Vaticano e della ambasciata iraniana presso la Santa Sede, assume un ruolo primario nella vicenda. Il Vaticano, grazie alla sua influenza globale, è stato spesso coinvolto in attività diplomatiche complesse. Rispetto al caso Sala, il nunzio apostolico in Iran, monsignor Andrzej Józwowicz, ha confermato l’impegno delle autorità italiane e vaticane per la sua liberazione, esprimendo speranza nell’intervento divino. Cresce l’importanza del Vaticano come ponte diplomatico di rilievo tra Roma e Teheran. (4 gen)

L’Italia all’Iran: “Liberazione immediata” e “garanzie totali” sulla detenzione 

Durante una telefonata ai suoi genitori, Cecilia Sala ha raccontato di vivere in isolamento, al freddo, senza un letto e con la luce al neon accesa 24 ore su 24. Per poi aggiungere, più di una volta: “Bisogna fare molto in fretta”. Il governo italiano ha ribadito l’impegno per la “immediata liberazione” di Sala e per garantire “condizioni di detenzione dignitose”, mentre Teheran continua a chiedere il rilascio di Abedini, detenuto in Italia su mandato degli Stati Uniti.

L’ambasciatore iraniano a Roma, convocato alla Farnesina, ha definito il colloquio con le autorità italiane “amichevole” e ha assicurato che Cecilia Sala ha ricevuto “tutte le agevolazioni necessarie”. Ma le testimonianze della giornalista e le condizioni descritte dalle autorità italiane contrastano con le dichiarazioni del diplomatico, alimentando ulteriormente le tensioni.

Palazzo Chigi ha controreplicato che tutti i detenuti in Italia, incluso Abedini, sono trattati nel rispetto delle leggi nazionali e delle convenzioni internazionali, respingendo ogni tentativo di collegare direttamente i due casi.

L’unico volto amico che la giornalista ha potuto vedere in queste due settimane è stato quello dell’ambasciatrice Paola Amadei. L’ultimo incontro è durato trenta minuti, alla presenza delle guardie che hanno preteso che le due parlassero in inglese, per capire cosa stessero dicendo. L’ambasciatrice le aveva portato un pacco contenente prodotti per l’igiene, libri e un panettone. Ma a Cecilia il pacco non è stato mai recapitato. (2 gen)

Giro di vite della diplomazia italiana

Il racconto fatto da Sala sulla detenzione desta seria preoccupazione. La situazione appare più grave rispetto a quanto si era appreso nei giorni scorsi. Fino ad oggi la diplomazia italiana aveva fatto attenzione a non bruciare alcun canale di dialogo con Teheran. Le prime dichiarazioni ufficiali informavano che Sala era “in buona salute” e “detenuta in una situazione tranquilla”. Fino ad ora si era deciso si usare la massima “discrezione” e “riservatezza” nella gestione della vicenda.

Successivamente, il governo italiano ha adottato un tono più deciso, chiedendo formalmente a Teheran la liberazione della prigioniera italiana e denunciando pubblicamente le condizioni di detenzione della giornalista. L’esecutivo sembra quindi voler esercitare maggiore pressione diplomatica sul regime iraniano. “Il continuo rinvio della seconda visita dell’ambasciatrice Paola Amadei a Teheran, il trattenimento per giorni di beni di prima necessità destinati a Sala e le risposte evasive delle autorità iraniane hanno spinto il Governo a un cambio di approccio,” scrive oggi il Foglio, il giornale con cui collabora Sala. (2 gen)

Tajani: Lavoriamo 24 ore su 24 per riportare Cecilia a casa

Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, ha fatto il punto sulla detenzione di Cecilia Sala durante un’intervista a Zona Bianca su Rete4. Tajani ha espresso la speranza che la vicenda possa risolversi rapidamente, ricordando il caso di Alessia Piperno, riportata in Italia dopo 45 giorni di detenzione. “Mi auguro che i tempi siano più brevi possibile, però non dipende da noi. Lei è detenuta, non c’è ancora un capo di imputazione, un processo incardinato e quindi vediamo quali saranno i tempi”.

“Stiamo facendo tutto ciò che è in nostro possesso con la presidenza del Consiglio, il ministero degli Esteri, l’intelligence, tutti stiamo lavorando 24 ore su 24 per risolvere il problema e riportare Cecilia a casa”.

Tajani ha poi precisato che la nostra ambasciatrice a Teheran ha già chiesto una seconda visita consolare e che Cecilia ha avuto la possibilità di telefonare al padre, alla madre e al fidanzato. “Bisogna assolutamente che lei abbia la condizione in cella di rispetto dei suoi diritti: deve esserci un letto, deve avere la possibilità di leggere”.

“Vedremo che cosa diranno gli iraniani, ma noi non possiamo accettare che ci siano delle condizioni di detenzione che non siano rispettose dei diritti della persona, ed è per questo che continuiamo a chiedere l’immediata liberazione di Cecilia”

Riguardo alla possibile connessione tra il caso di Cecilia Sala e quello di Abedini, Tajani ha chiarito: “L’ultima parola tocca ai magistrati non al governo, vedremo cosa faranno i magistrati, ci sarà da attendere ancora qualche giorno per vedere se concederanno gli arresti domiciliari, dopo di che si parlerà della possibilità di estradizione o meno, ma sarà sempre la magistratura a decidere”.

“Il ministro Nordio segue con grande attenzione, con i poteri che lui ha, tutta la vicenda”, conclude Tajani. (3 gen)

Le parole composte ma determinate della madre di Sala

Il presidente Meloni ha avuto un colloquio telefonico con Renato Sala, padre di Cecilia, e ha incontrato a Palazzo Chigi la madre, Elisabetta Vernoni. La madre della giornalista si è espressa con determinazione e compostezza al termine dell’incontro, ribadendo fiducia nell’operato delle istituzioni italiane. “La fiducia è tanta, sono sicura che stanno lavorando con impegno, e io, come Cecilia, cerco di essere un soldato. Aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo, ma ciò che posso fare per parte mia lo farò,” ha dichiarato.

La sua principale preoccupazione riguarda le condizioni di vita carceraria della figlia, che considera inaccettabili. “Si parla di cella singola, ma non esistono celle singole. Esistono celle comuni e celle di punizione, e Cecilia è evidentemente in quest’ultima situazione. Dormire per terra nel 2024 fa pensare che sia così.” Vernoni ha chiesto che si garantiscano condizioni dignitose di detenzione, aggiungendo che queste non devono segnare per sempre una giovane donna di 29 anni che non ha commesso alcun crimine.

Sul rientro in Italia, la madre ha sottolineato l’importanza di decisioni forti da parte del governo, senza però pressare sui tempi: “Sono realtà particolari e complesse. Aspetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere rispettose della dignità di Cecilia, che è un’eccellenza italiana”, non solo “un vino o un cotechino.”

Vernoni ha anche raccontato delle rare telefonate ricevute dalla figlia: “Sono arrivate in modo inaspettato. Avrei voluto notizie più rassicuranti, ma le sue parole confermano una situazione molto difficile.” La madre ha infine concluso con un appello alla tenacia: “Si chiede, si fa, e si combatte per ottenere rispetto. Capire cosa succede è quasi impossibile, ma questo incontro mi ha fatto bene: avevo bisogno di guardare negli occhi chi sta lavorando per mia figlia.” (2 gen)

L’accusa degli iraniani: violate le leggi della Repubblica islamica

Le autorità iraniane hanno confermato la detenzione di Cecilia Sala, arrivata a Teheran il 13 dicembre scorso. L’arresto, si legge in una nota, è avvenuto per presunte “violazioni delle leggi della Repubblica islamica dell’Iran”. Accusa molto vaga. Gli iraniani hanno precisato che “il caso è attualmente oggetto di indagine. L’arresto è stato effettuato in conformità con le normative vigenti, e l’ambasciata italiana è stata prontamente informata. Alla detenuta sono stati garantiti l’accesso consolare e la possibilità di contattare telefonicamente la famiglia”.

L’impressione, leggendo i resoconti della stampa, è che il governo italiano si attende un negoziato lungo e complesso, una trattativa sul piano politico e diplomatico, e dunque tempi più lunghi per la liberazione della giornalista rispetto al caso di Alessia Piperno, rilasciata dopo 45 giorni di detenzione. (31 dic)

Il caso Abedini e la questione dello scambio di prigionieri tra Italia e Iran

Il 16 dicembre, Mohammad Abedini Najafabadi, cittadino iraniano con doppia cittadinanza svizzera, è stato arrestato all’aeroporto di Malpensa su mandato delle autorità statunitensi. L’uomo è accusato di cospirazione e supporto materiale al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), designato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica.

Secondo i procuratori americani, Abedini avrebbe fornito componenti elettronici per droni letali utilizzati in attacchi che hanno causato la morte di tre militari statunitensi in Giordania e il ferimento di altri 47.

Nei bagagli di Abedini, gli agenti italiani hanno trovato materiali elettronici e documenti che avvalorerebbero le accuse. L’uomo era probabilmente diretto al confine svizzero per evitare ulteriori controlli, circostanza che ha spinto gli Stati Uniti a evidenziare il rischio di fuga. L’arresto è stato convalidato dalla Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre gli Stati Uniti hanno 45 giorni per presentare la documentazione necessaria all’estradizione.

Durante una visita in carcere del suo legale, Alfredo De Francesco, e del console iraniano, Abedini ha espresso preoccupazione per la propria famiglia e ribadito la propria innocenza. Il suo legale ha denunciato le condizioni di isolamento e i trasferimenti frequenti tra diverse strutture penitenziarie, richiedendo che gli vengano concessi gli arresti domiciliari. Ma Abedini resterà in carcere dopo che la Procura Generale ha respinto la richiesta dei domiciliari, considerandolo un soggetto ad alto rischio di fuga.

Tre giorni dopo l’arresto di Abedini, il 19 dicembre, la giornalista italiana Cecilia Sala è stata arrestata in Iran. Sala si trovava nel Paese con un visto regolare, e il suo fermo è stato interpretato da molti analisti come una possibile rappresaglia per l’arresto di Abedini. Taghi Rahmani, giornalista e attivista iraniano, ha sottolineato che l’Iran utilizza spesso detenuti stranieri come leva negoziale. Episodi simili sono stati osservati in passato, come nel caso di due sindacalisti francesi arrestati in seguito al fermo di cittadini iraniani in Francia.

Il caso di Sala ha provocato una forte reazione diplomatica. La Farnesina ha chiesto il suo rilascio immediato, definendo le sue condizioni di detenzione preoccupanti. Tuttavia, la vicenda appare intricata e strettamente legata al destino giudiziario di Abedini. Un possibile scambio diretto tra i due è stato definito improbabile, ma l’Italia potrebbe tentare una soluzione diplomatica più ampia, coinvolgendo anche gli Stati Uniti. Tra le opzioni in discussione, un “scambio triangolare” che includa il rilascio di altri cittadini iraniani detenuti in Paesi terzi.

L’arresto di Abedini ha suscitato proteste formali da parte di Teheran, che ha convocato rappresentanti diplomatici italiani e svizzeri, denunciando il fermo come una violazione delle leggi internazionali e negando il coinvolgimento di Abedini negli attacchi contro militari americani.

Pochi giorni prima dell’arresto di Abedini, negli Stati Uniti era stato fermato Mahdi Mohammad Sadeghi, un ingegnere accusato di esportare illegalmente componenti elettronici verso l’Iran. Anche in questo caso, Teheran ha reagito con una protesta formale, alimentando ulteriormente le tensioni internazionali. L’udienza di Sadeghi, prevista per il 2 gennaio, potrebbe influire sull’evoluzione di entrambe le vicende.

Precedenti come la fuga di Arthem Uss, trafficante d’armi russo, hanno sollevato dubbi sull’opportunità di concedere misure alternative alla detenzione per Abedini. Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazioni sul rischio di fuga, sottolineando i suoi presunti legami con servizi segreti e individui pericolosi.

In questo complesso scenario, il ministro della Giustizia Carlo Nordio potrebbe esercitare l’articolo 718 del codice di procedura penale per revocare le misure cautelari contro Abedini, una decisione che richiederebbe un delicato equilibrio tra politica e diplomazia internazionale. La questione potrebbe essere affrontata durante l’imminente visita del presidente americano Joe Biden in Italia, rappresentando un possibile punto di svolta in una partita diplomatica di rilevanza globale. (2 gen)

Le voci delle attiviste e dissidenti iraniane

Shirin Ebadi . “Stando alla mia esperienza, terranno Sala per un po’ ancora in isolamento e poi potrebbe essere trasferita nella sezione femminile del carcere di Evin. Diranno che stanno conducendo delle indagini: altro stratagemma per allungare i tempi della sua detenzione. Può essere che affronterà un processo o speriamo venga espulsa dal Paese prima. Il suo futuro dipende dall’approccio del governo italiano che non deve stare ai giochi della Repubblica islamica: questo è un affronto”. Lo ha detto il premio nobel per la pace Shirin Ebadi in una intervista al Corriere della Sera.

Secondo Ebadi, i prigionieri di Evin sono completamente isolati dal mondo esterno. La loro cella è costantemente illuminata da luce artificiale, e la porta si apre solo tre volte al giorno per i pasti e i bisogni. Le guardie sorvegliano i prigionieri attraverso uno spioncino, causando ulteriore stress psicologico. In questa condizione di isolamento, vengono esercitate pressioni per ottenere confessioni forzate, poi usate nei processi-farsa. Tuttavia, Shirin Ebadi ritiene che la vita e la salute di Sala non siano in pericolo. (31 dic)

Azar Nafisi. “Mi ricordi quelle migliaia di donne iraniane che all’inizio della rivoluzione islamica si riversarono nelle strade di Teheran e di altre città per ribellarsi contro la fatwa dell’ayatollah Khomeini che imponeva loro di indossare, obbligatoriamente, l’hijab,” scrive su La Stampa Azar Nafisi. “Guardo oggi le tue foto e mi riportano indietro fino a quarantacinque anni fa, quel coraggio, quelle voci femminili che cantavano ‘La libertà non è né orientale né occidentale. La libertà è universale'”.

“Cara Cecilia Sala, tu hai dato voce alle figlie e alle nipoti di quelle donne che già allora sapevano quanto la libertà sia universale. Tu capisci che Donna, vita, libertà, il nuovo slogan del popolo iraniano contro la teocrazia, non è solo un’affermazione politica, è esistenziale. Ci ricorda che vita senza libertà significa morte. Tu lo sai, e sai che la battaglia per i diritti delle donne in Iran rimbalza in tutto il mondo proprio attraverso il lavoro di donne come te”, aggiunge l’autrice del bestseller Leggere Lolita a Teheran, fuggita negli Usa nel 1997 e cittadina statunitense dal 2008. (30 dic)

Nasrin Sotoudeh. “Gli ayatollah nascono come i nemici dell’identità delle donne, ma con la fondazione del movimento Donna, Vita, Libertà questo è ormai chiaro a tutto il mondo,” dice in una intervista al Corriere Nasrin Sotoudeh, avvocata e attivista iraniana militante per i diritti umani. parlando di Cecilia Sala. “Sono molto triste per questa donna. Vorrei che sapesse quanto l’ammiro perché ha avuto il coraggio di venire qui e raccontare l’orrendo mondo in cui le iraniane e gli iraniani sono costretti a vivere”. (30 dic)

Le reazioni della politica italiana all’arresto di Cecilia Sala

“Fin dal primo momento noi abbiamo rispettato la richiesta di discrezione e offerto collaborazione, com’è giusto, vista la delicatezza della situazione, ma è importante che ci sia condivisione con tutte le forze politiche in Parlamento”, ha detto Elly Schlein, segretario nazionale del Partito democratico. (3 gen)

“La priorità di tutti adesso è ottenere la liberazione di Cecilia Sala e farla rientrare in Italia. Le notizie sulle sue condizioni sono preoccupanti, il governo si adoperi per far rispettare i suoi diritti fondamentali. Quello che è successo non è accettabile, a maggior ragione senza avere chiarezza sui motivi dell’arresto. Deve essere chiaro che chi calpesta la dignità di Cecilia Sala sta calpestando la dignità dell’Italia”, aveva spiegato Schlein in un’intervista alla Stampa.

“Siamo in contatto, chiediamo di essere coinvolti e informati sulle iniziative assunte dal governo per la sua liberazione. Fin dal primo momento noi abbiamo rispettato la richiesta di discrezione e offerto collaborazione, com’è giusto vista la delicatezza della situazione, ma è importante che ci sia condivisione con tutte le forze politiche in Parlamento,” ha aggiunto Schlein (3 gen)

“Da Forza Italia massimo sostegno al governo,” ha dichiarato l’onorevole Deborah Bergamini, responsabile Esteri del partito. “Bene la convocazione dell’ambasciatore iraniano alla Farnesina. È fondamentale fare ogni sforzo possibile per liberare al più presto Cecilia Sala,” ha aggiunto Bergamini durante un’intervista al Tg2.

La senatrice Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva, ha ribadito la necessità di un’azione più incisiva. “Siamo al fianco della mamma di Cecilia Sala, Elisabetta e di tutta la sua famiglia. Non è vero, come ha detto il ministro degli Esteri nei giorni scorsi, che Cecilia è trattata bene: far dormire per terra una giornalista in un carcere come quello di Evin è un fatto terribile e gravissimo. Il governo ha il dovere di fare tutto il possibile per portarla a casa al più presto. Anche coinvolgendo le opposizioni, non limitandosi solo al Copasir con Mantovano ma facendo un incontro tra Giorgia Meloni e le opposizioni così come chiesto stamani da alcune forze fra cui Italia Viva”. Così in una nota Raffaella Paita, senatrice e coordinatrice nazionale di Italia viva.

“Libertà per Cecilia Sala, subito,” ha affermato Laura Boldrini, deputata del PD e presidente del Comitato permanente sui diritti umani. Boldrini ha definito la detenzione della giornalista una “violazione dei diritti umani” e ha condannato ogni tentativo di utilizzare Sala come “merce di scambio” con l’ingegnere iraniano detenuto in Italia. “Il governo si adoperi fattivamente per la sua liberazione e accolga la disponibilità delle opposizioni a collaborare per questo obiettivo. Anche per Cecilia Sala diciamo: donna, vita, libertà”

Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra: “Non comprendo quali sono le accuse a cui è sottoposto l’ingegnere iraniano arrestato in Italia, non sono note a nessuno. Penso che tutte le soluzioni, anche la liberazione dell’ingegnere, vadano perseguite per riportare Sala a casa, serve un po’ di sano pragmatismo. Nel rispetto delle prerogative della magistratura italiana, il governo può trovare la giusta soluzione. Abbiamo una connazionale che, in maniera immotivata e inaccettabile, è prigioniera”. Lo dichiara il coportavoce dei Verdi e deputato di Avs Angelo Bonelli.

L’invito fatto da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, al Presidente Meloni di convocare immediatamente un incontro con i leader di tutti i partiti o i capigruppo, offrendo la massima disponibilità per affrontare la situazione, conferma che la politica segue la diplomazia e che ci si sta muovendo in una direzione diversa da quella iniziale. “Cecilia deve essere liberata subito, e tutti dobbiamo fare la nostra parte senza perdere tempo,” ha detto Renzi. (2 gen)

“Non è il momento di fare congetture né è opportuno farle”, ha detto in una intervista al Secolo XIX il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, commentando il caso Sala. “La riservatezza è uno degli elementi fondamentali per arrivare al risultato che tutti noi desideriamo: il suo ritorno a casa”. Piantedosi ha ribadito che “il Ministero degli Esteri e l’intelligence stanno lavorando per ottenere la sua liberazione e confidiamo di poterci riuscire prima possibile”. (31 dic)

“Free Cecilia Sala”, ha scritto su Instagram Pier Ferdinando Casini, postando una foto che lo ritrae con l’immagine di Sala. (30 dic)

Lascia perplessi, invece, la posizione del Movimento 5 Stelle. La vicecapogruppo alla Camera, Vittoria Baldino, critica il ruolo degli Stati Uniti nella vicenda. Baldino ha osservato che “se siamo alleati, lo siamo anche quando dobbiamo pretendere la liberazione di una nostra connazionale, non solo quando rispettiamo impegni militari o evitiamo di condannare figure controverse come Netanyahu per il loro legame con gli USA”.

Una posizione eccessivamente sfavorevole nei confronti degli USA comporta rischi significativi per la gestione di questa crisi. Gli Stati Uniti sono un partner strategico per l’Italia e il loro supporto è essenziale per risolvere una situazione internazionale complessa come quella dell’arresto di Sala. Posizioni che vanno a incidere sui rapporti bilaterali possono influenzare negativamente anche la disponibilità degli alleati a collaborare. Sul fronte negoziale, l’Iran potrebbe sfruttare questo scenario per rafforzare la propria posizione, rendendo più difficili le trattative per il rilascio di Sala e di altri detenuti.

L’importante dovrebbe essere concentrarsi sull’obiettivo principale – la liberazione della giornalista – senza polarizzare il dibattito pubblico. Carlo Calenda (Azione) invita a evitare polemiche politiche sterili e a concentrarsi su trattative riservate per riportare Sala a casa, elogiando le opposizioni responsabili che seguono il caso con discrezione. Igor Boni (Europa Radicale) ha chiesto al ministro degli Esteri Tajani di intervenire per liberare sia Cecilia Sala che Ahmadreza Djalali, criticando chi vanta rapporti con l’Iran e definendo l’arresto della giornalista un atto di rapimento. Matteo Renzi (Italia Viva) esprime pieno sostegno al governo, sottolineando l’importanza dell’unità nazionale e garantendo il supporto di Italia Viva agli sforzi diplomatici per liberare Sala. (30 dic)

Nei giorni scorsi, il vicepremier Matteo Salvini ha manifestato l’auspicio per un rapido ritorno di Sala:  “Spero nel ritorno a casa di Cecilia Sala e conto che possa tornare presto dalla sua famiglia”, scrive sui social il ministro. (29 dic)

Il viceministro degli esteri Cirielli ha parlato di “scarcerazione in tempi ragionevoli”, osservando che l’Italia potrà giuocare sulla difformità degli ordinamenti giuridici. “Utilizzeremo il fatto che in Occidente siamo quelli che hanno rapporti migliori con l’Iran”. (29 dic)

La frammentazione politica nel regime iraniano

L’arresto di  Sala potrebbe essere il risultato della frammentazione politica che caratterizza l’attuale situazione a Teheran. È questa l’analisi dell’ex ambasciatore italiano in Iran, Mauro Conciatori, intervistato dal Messaggero. Dopo aver ricordato i rapporti tra Italia e Iran negli ultimi decenni, Conciatori ha sottolineato come la frammentazione interna all’Iran giochi un ruolo cruciale anche nel caso di Sala.

“L’Iran è un Paese estremamente frammentato. Alla fine è il bilanciamento delle forze che decide la strada da seguire. Non mi meraviglierei che anche nel caso di Sala alcune filiere interne possano avere deciso per l’arresto, mentre altre componenti non siano favorevoli a crearsi un problema. Che la situazione sia fluida lo dimostra il fatto che non sia stato formalizzato un capo di imputazione specifico. La cosa peggiore è quando qualcuno è accusato di spionaggio. Le due anime si dovranno confrontare fra loro e questo ci dà la speranza che ci siano spazi di dialettica”.

Sulla possibilità di un lieto fine, Conciatori rimane cauto: “In questi casi è meglio non scommettere. Incrociamo le dita, ma la tempistica difficilmente sarà breve.” (3 gen)

Rezaian (WP) al Foglio: Arresto illegittimo, il regime iraniano prende tempo 

“Il fatto che l’Iran abbia arrestato Cecilia Sala per ‘violazione delle leggi della Repubblica islamica’ è un tentativo di confondere, di prendere tempo, di darci informazioni scarificate: è come se Teheran avesse abbandonato la pretesa che questo arresto sia basato su qualcosa di legittimo”, ha detto al Foglio Jason Rezaian, giornalista del Washington Post che per quasi due anni è stato imprigionato a Evin.

“Il regime troverà una motivazione, creerà una storia, frugherà tra le email di Cecilia, controllerà gli articoli che ha scritto e i podcast che ha registrato e dirà: qui c’è un esempio di come hai violato la legge, qui di come hai minacciato la nostra sicurezza nazionale. Non c’è nulla, il regime iraniano prende tempo per costruire un caso senza prove e senza fondamento, e intanto tiene Sala in una cella da sola, da dodici giorni”. (31 dic)

I dubbi di Marco Mancini 

”Quando Sala ha richiesto il visto d’ingresso come giornalista, la sua domanda è finita direttamente nelle mani dei pasdaran, che controllano chiunque sia percepito come una minaccia al regime”, lo ha detto l’ex agente del Sismi e poi dirigente dell’Aise, Marco Mancini, al Riformista, puntando il dito contro le lacune nella gestione della sicurezza della giornalista.

”Tra il 16 dicembre, giorno dell’arresto di Najafabadi, e il 19 dicembre, giorno dell’arresto di Sala, c’erano almeno 48 ore per intervenire. Si poteva evacuare Cecilia Sala rapidamente, farle raggiungere Baghdad o la Turchia con un volo privato”. Mancini ha avvertito che ora Sala rischia di essere coinvolta in un processo costruito ad arte dalle autorità iraniane.

”Cecilia Sala non ha fatto nulla, se non il suo lavoro di bravissima giornalista. Ma sa cosa sta succedendo ora a Teheran? Stanno costruendo artatamente, adesso, le prove d’accusa contro di lei. E le prove d’accusa le costruiranno in base a quello che succederà con la decisione della Corte d’Appello di Milano sulla richiesta di estradizione americana. Ma la scelta di estradare o di lasciare libero l’iraniano è una decisione politica che spetta al ministro Nordio”. (31 dic)

Luttwak: Governo italiano scelga se farsi rispettare

“Se Roma vuole ottenere la liberazione di questa giornalista senza fare concessioni, deve minacciare una ritorsione. Se invece il governo italiano non è disposto a usare nessuna delle sue capacità militari e/o diplomatiche, schierando la marina o ritirando l’ambasciatore da Teheran (ma non chiudendo l’ambasciata) saranno gli iraniani a guidare il gioco”. Lo ha detto a Formiche il politologo Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e senior fellow al Center for Strategic and International Studies di Washington,

“L’assenza di una reazione italiana sarebbe un invito a essere presa a sberle da tutti, in primis dall’Iran. Dipende se il governo italiano vuole farsi rispettare o no”. L’Italia, secondo Luttwak, rischia di essere percepita come debole sulla scena internazionale, un atteggiamento che potrebbe incoraggiare ulteriori pressioni e ricatti.

Il politologo sottolinea che cedere allo scambio comprometterebbe la sovranità italiana e violerebbe il sistema legale internazionale di cui il Paese fa parte, causando un forte disappunto sia tra i cittadini italiani sia tra gli alleati, come gli Stati Uniti, che si aspettano dall’Italia una posizione ferma e rispettosa della legalità. (30 dic)

Anche le Nazioni Unite prendono tempo sul caso Sala

Durante il briefing quotidiano dell’ONU, i giornalisti italiani hanno chiesto aggiornamenti sulla posizione delle Nazioni Unite riguardo all’arresto di Sala. La portavoce Florencia Soto ha ribadito l’appello generale dell’ONU affinché i diritti dei giornalisti siano rispettati, permettendo loro di operare in sicurezza senza timore di rappresaglie.

Alla domanda se il Segretario Generale Guterres fosse stato informato del caso, la portavoce ha confermato che era tra le notizie ricevute. Tuttavia, ha dichiarato di non essere a conoscenza di contatti ufficiali tra il governo italiano e l’ONU per ottenere assistenza nella vicenda.

Riguardo al possibile intervento dell’ONU, Soto ha affermato che al momento non ci sono dettagli sufficienti per definire un ruolo attivo, sottolineando che la questione sembra essere gestita su base bilaterale tra Italia e Iran. Le Nazioni Unite continueranno a monitorare l’evoluzione della situazione. (30 dic)

Il Dipartimento di Stato USA: Iran deve rilasciare tutti i prigionieri arbitrariamente detenuti senza giusta causa

“Siamo a conoscenza della denuncia di arresto in Iran della giornalista italiana Cecilia Sala. Questo arresto arriva dopo che un cittadino iraniano è stato arrestato in Italia il 16 dicembre per contrabbando di componenti di droni. Chiediamo ancora una volta il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri arbitrariamente detenuti in Iran senza giusta causa”, ha dichiarato a Repubblica un portavoce del Dipartimento di Stato americano, denunciando che “il regime iraniano continua a detenere ingiustamente i cittadini di molti altri Paesi, spesso per utilizzarli come leva politica”.

“Non c’è alcuna giustificazione per questo e dovrebbero essere rilasciati immediatamente. I giornalisti svolgono un lavoro fondamentale per informare il pubblico, spesso in condizioni pericolose, e devono essere protetti”, ha aggiunto il portavoce, precisando che gli Stati Uniti non intendono accantonare la domanda di estradizione di Mohammed Abedini. “La proliferazione da parte dell’Iran di veicoli aerei senza pilota, o droni, sempre più avanzati e letali e il suo continuo sostegno a gruppi terroristici e per procura violenti rappresentano le principali minacce alla pace e alla stabilità nella regione. Rimaniamo impegnati a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare l’intera gamma delle azioni destabilizzanti dell’Iran – compreso il suo sostegno a gruppi terroristici e per procura violenti – per indebolire e interrompere la capacità dei gruppi sostenuti dall’Iran di condurre attacchi terroristici”.

Chora Media: Giornalismo non è un crimine

“Ricominciamo perché il giornalismo non è un crimine. Ricominciamo per non lasciare incompiuto il lavoro cominciato da Cecilia tre anni fa quando è nato Stories. Ricominciamo da lunedì 30 dicembre con l’aiuto delle persone che hanno lavorato con Cecilia a Stories dietro le quinte. Vi aggiorneremo sulle condizioni di Cecilia e continueremo il suo lavoro raccontandovi le storie di altre donne libere. Ricominciamo sperando che presto possiate tornare a sentire la voce libera di Cecilia. #FreeCecilia”. Lo scrive su X Chora Media, la piattaforma di podcast per cui Cecilia Sala lavora. (29 dic)

Il sit-in a Torino: “Governo faccia l’impossibile per Cecilia Sala”

Circa cinquanta persone hanno partecipato a un sit-in davanti alla Prefettura di Torino per chiedere al governo italiano di intervenire urgentemente per il rilascio di Cecilia Sala. L’iniziativa, promossa da associazioni come Marco Pannella, +Europa Torino e altre, ha sottolineato la necessità di una diplomazia forte e coordinata a livello europeo. (29 dic)

Sui social l’hashtag #FreeCecilia

L’arresto di Cecilia Sala in Iran ha scatenato una mobilitazione sui social con l’hashtag #FreeCecilia.

Il Comune di Verona ha appeso dalle finestre della sede municipale uno striscione che chiede la liberazione di  Sala, rivendicando la libertà di stampa. “Free Cecilia Sala. Freedom of the press is not a crime. We call for her immediate release”. (1 gen)

L’hashtag #FreeCecilia continua a raccogliere supporto anche nel mondo della musica indie, che si unisce alla mobilitazione: il Coordinamento Stage & Indies invita artisti e organizzatori dei concerti di Capodanno a lanciare appelli dal palco per la sua liberazione.

Intanto, a Venafro, uno street artist ha dedicato a Sala un murale raffigurandola con una rondine che le porge un taccuino, simbolo della sua missione giornalistica. Lo slogan “Il giornalismo non è un crimine” accompagna numerose iniziative solidali in tutta Italia. (30 dic)

Gli utenti dei social chiedono il rilascio della reporter,. L’appello, lanciato da Chora Media, la piattaforma di podcast per cui Sala lavora, è stato diffuso in italiano e in inglese poco dopo la comunicazione ufficiale della Farnesina. (28 dic)

Daniele Raineri, giornalista e compagno di Sala, aveva pubblicato un post cinque giorni fa su Instagram: “Arrivano moltissimi messaggi di solidarietà indirizzati a Cecilia. Appena sarà possibile, saprà di tutto questo affetto. Cecilia Sala è andata a lavorare in Iran con un visto giornalistico Al penultimo giorno è stata arrestata dalle autorità iraniane e rinchiusa in una cella d’isolamento nella prigione di Evin, a Teheran. La prima visita in carcere è stata autorizzata soltanto dopo otto giorni in isolamento”. Più di 600 i commenti al post, soprattutto di ragazzi e ragazze che hanno imparato a conoscere Cecilia attraverso i suoi podcast.

Il caso di Cecilia Sala non è isolato

L’arresto arbitrario di cittadini stranieri o con doppia nazionalità in Iran è una pratica consolidata, parte integrante di quella che viene definita “diplomazia degli ostaggi”. Sin dal 1979, con la nascita della Repubblica islamica, il regime ha utilizzato i prigionieri come strumento di pressione per ottenere concessioni politiche, favori economici o la liberazione di cittadini iraniani detenuti all’estero, sfruttando il contesto di isolamento diplomatico e le sanzioni internazionali.

Un rapporto recente dell’Istituto francese per le relazioni internazionali (Ifri), firmato da Clément Therme, analizza il fenomeno, concentrandosi in particolare sui detenuti europei a Teheran. Lo studio evidenzia come questa strategia, oltre a mettere in pericolo persone innocenti, stia danneggiando la credibilità internazionale dell’Iran, ormai considerato “diplomaticamente inaffidabile”.

La diplomazia degli ostaggi ha radici profonde: risale al 4 novembre 1979, quando un gruppo di studenti rivoluzionari occupò l’ambasciata americana a Teheran, sequestrando una cinquantina di diplomatici per 444 giorni. Questo atto, definito dall’Ifri una “doppia violazione delle norme del diritto internazionale”, ha inaugurato una strategia asimmetrica di confronto con l’Occidente.

Da allora, non solo cittadini americani, ma anche europei, australiani e iraniani residenti all’estero sono stati detenuti nella famigerata prigione di Evin – oggi luogo di detenzione anche per Sala. Negli anni, queste detenzioni sono spesso diventate oggetto di negoziati, palesi o segreti, per ottenere vantaggi diplomatici.

Un caso recente è quello di Hamid Nouri, ex funzionario iraniano condannato all’ergastolo in Svezia per il suo ruolo nei massacri delle prigioni del 1988. Nel giugno scorso, Nouri è stato liberato in cambio di Johan Floderus e Saeed Azizi, due cittadini svedesi arrestati arbitrariamente in Iran nel 2022 e sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani. Amnesty International ha criticato questo scambio, sottolineando il rischio di incentivare ulteriori sequestri e consolidare l’impunità del regime iraniano.

Un altro episodio significativo è avvenuto nel 2023, quando cinque cittadini americani di origine iraniana sono stati rilasciati da Teheran in cambio di cinque iraniani detenuti negli Stati Uniti per reati minori. L’accordo includeva anche lo scongelamento di 6 miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati in Corea del Sud, successivamente trasferiti in Qatar.

La storia di Kylie Moore-Gilbert

Speriamo che la vicenda di Cecilia Sala non segua il copione già visto in altri casi di cittadini stranieri detenuti in Iran, come quello di Kylie Moore-Gilbert, giurista australiana arrestata nel 2018. Imprigionata con l’accusa di spionaggio, Moore-Gilbert trascorse due anni in isolamento nel carcere di Evin, lo stesso in cui si trova Sala.

Durante la detenzione, Kylie subì pressioni psicologiche estenuanti, interrogatori incessanti e l’angoscia costante di non sapere cosa le sarebbe accaduto. Fu liberata solo grazie a uno scambio di prigionieri che coinvolse tre cittadini iraniani detenuti in Thailandia, a dimostrazione di come Teheran utilizzi sistematicamente arresti mirati come strumento di pressione politica.

Il caso di Kylie ha messo in luce la strategia consolidata del regime iraniano: arrestare cittadini di nazionalità strategicamente rilevanti per ottenere concessioni politiche o economiche da Paesi occidentali. Questi arresti sono spesso accompagnati da accuse di spionaggio basate su prove deboli o inesistenti, con il chiaro intento di utilizzarli come pedine in negoziati internazionali. È una pratica che rafforza l’autoritarismo del regime iraniano, consolidando la sua immagine interna e internazionale come attore capace di ottenere concessioni dall’Occidente.

Per chi si trova in situazioni come quella di Cecilia, resistere diventa un atto di coraggiosa sopravvivenza. Le testimonianze di altri prigionieri, come Kylie, raccontano di come l’unico modo per affrontare la detenzione in luoghi come Evin sia concentrarsi sul presente, su piccoli obiettivi quotidiani e rifiutare di cedere alle pressioni degli interrogatori per preservare la propria forza mentale.

Il carcere di Evin è un simbolo della repressione iraniana

Il carcere di Evin dov’è rinchiusa Sala è un simbolo della repressione iraniana dal 1979. Un luogo che storicamente incarna le violazioni sistematiche dei diritti umani, da torture a esecuzioni sommarie. Il suo soprannome, “Evin University”, richiama il numero di studenti, accademici e dissidenti che vi sono stati incarcerati.

Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, nel corso dei decenni, all’interno della prigione si è fatto un uso sistematico della tortura, vi sono state esecuzioni sommarie e il mancato accesso a cure mediche per i prigionieri. (26 dic)

“Sappiamo che Sala è in una cella di isolamento dove la luce non viene mai spenta, cosa non facile da sopportare. Questo è un esempio di ‘tortura bianca’,” ha detto Tina Marinari, portavoce di Amnesty Internationali, a Radio Cusano. “La tortura bianca è qualcosa che non lascia segni visibili, ma turba l’equilibrio di una persona. I

l tema è che oltre alla luce che non viene mai spenta ci sono molteplici limitazioni alle libertà umane: non c’è la possibilità di avere un’ora d’aria, e poi si sentono continuamente le urla delle altre persone che vengono torturate. Il carcere di Evin, dove Sala è detenuta, è costruito appositamente per far sentire le urla degli altri detenuti che vengono torturati” (31 dic)

La sfida per la diplomazia italiana

L’Italia ancora una volta si trova a dover bilanciare il pragmatismo delle relazioni diplomatiche con la difesa dei principi fondamentali, come la libertà di stampa e il rispetto dei diritti umani. I segnali di profondo cambiamento sociale che arrivano dall’Iran, ormai da molti anni, rendono l’approccio a vicende come questa cruciali. Siamo in una fase storica di profonda trasformazione degli equilibri di potere nella regione mediorientale, e il prezzo di questi cambiamenti non può essere pagato da chi, come giornalisti e reporter, racconta cosa sta accadendo. Serve una strategia chiara e determinata fondata sul rispetto dei principi fondamentali.