“Il multiculturalismo è un fallimento. Noi inglesi non ci arrenderemo alla Sharia”

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“Il multiculturalismo è un fallimento. Noi inglesi non ci arrenderemo alla Sharia”

“Il multiculturalismo è un fallimento. Noi inglesi non ci arrenderemo alla Sharia”

18 Marzo 2008

intervista a Douglas Murray di Andrea Holzer

Douglas Murray è un autore di successo e analista politico residente in
Inghilterra. Appare regolarmente nelle tv e nelle radio europee e
americane. É un membro del nuovo European Freedom Fund e fa parte del
Consiglio dello European Institute for the Study of Contemporary
Antisemitism.  Dall’aprile del 2007 è anche il direttore del Centre for
Social Choesion di Westminster. L’Occidentale gli ha rivolto alcune
domande in merito alla questione del radicalismo islamico.

Andrea Holzer: lei ha dichiarato che il Multiculturalismo equivale alla disuguaglianza, che cosa significa? 

Douglas Murray: Il multiculturalismo rafforza la disuguaglianza; In base a questa idea di società le persone vengono trattate a seconda del loro gruppo d’appartenenza.  Se sei una ragazza europea bianca devi essere trattata come le altre ragazze bianche di origine europea.  Se invece sei nata in una famiglia Indù e vivi in un ghetto, allora sarai trattata come sono trattate le ragazze di quel ghetto. Allo stesso modo, se sei una ragazza musulmana anche oggi sarai trattata con la metà del rispetto con il quale gli uomini nella tua stessa comunità sono a loro volta trattati.  Questo significa che a te spetterebbe la metà della considerazione che spetta invece alle tue omologhe non musulmane, nell’ottica del rispetto di una qualsiasi forma di sistema legale parallelo, come la Sharia. È questo il tipo di disuguaglianza che io considero radicata nel multiculturalismo. È un problema di definizione del termine: la gente crede che il multiculturalismo sia in realtà multirazziale ma non è così. Il multiculturalismo consiste nel trattare le persone in modo diverso, i paesi multirazziali dovrebbero invece trattare tutti allo stesso modo. Mi piace usare la parola pluralismo quando si ha a che fare con gruppi di persone differenti, ma non mi piace l’idea di trattare la gente in modo differente; si dovrebbe sempre trattare tutti con il rispetto che ognuno di noi merita, questa è uguaglianza. 

E’ importante insistere su questo concetto perché la gente di solito attribuisce un’accezione positiva alla parola multiculturalismo mentre invece non si tratta di un valore positivo…

No, infatti si tratta di una parola profondamente negativa, ogni regime totalitario ha sempre saputo che il modo più furbo per prendersi gioco delle persone consiste nell’utilizzare le parole in maniera elusiva, in questo senso il multiculturalismo consiste nella segregazione forzata, nella differenza forzata e non nel pluralismo e nell’uguaglianza.

Quindi potremmo affermare che il multiculturalismo è un’ideologia anti-occidentale?

Sì, direi di proprio di sì, è completamente anti-occidentale; potremmo dire che, invece di rappresentare i valori occidentali, rappresenta un sistema di cose in cui ogni struttura di riferimento è relativa… per esempio: io come occidentale credo nel dominio della legge, nel liberalismo nella sua accezione positiva, nella democrazia ed in tutte queste cose.  D’accordo, si tratta di una mia opinione personale, ma se non si crede in queste cose e si crede invece nella disuguaglianza delle persone di fronte alla legge, allora penso proprio che si possa affermare di non avere a cuore la democrazia o il rispetto per il proprio governo o la sua responsabilità di fronte ai cittadini. Si tratta di un punto di vista diverso, anche questo va bene naturalmente, non sto dicendo che non si può avere a che fare con persone che la pensano diversamente, ma credo che io non mi renderei partecipe di una simile falsità e nemmeno il governo dovrebbe, e non si può dire che l’utilizzo di queste parole [multiculturalismo/pluralismo, ndr ] sia sullo stesso piano morale perché non è così.

Che ne dice del fatto che il nostro ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, è tenuto in grande considerazione dal capo di Hamas, Ismail Haniyeh?

Dico che è incredibile: Hamas, così come Hezbollah, è un gruppo terrorista già di per sé molto ben finanziato e la sua mira è la distruzione dello Stato d’Israele. Mi spiego meglio: Hamas è l’esempio perfetto di cosa significhi l’espressione “gruppo terrorista” e chiunque afferma il contrario sta facendo il suo gioco.  Il movimento di Hamas non potrebbe davvero rappresentare meglio la definizione “terrorista”, la loro idea fissa è l’accrescimento del numero delle vittime civili. Un ministro degli Esteri queste cose dovrebbe saperle. Voglio fare un esempio del perché questo è così importante… in effetti si tratta della mia nazione. La Gran Bretagna ha sofferto per trenta lunghi anni il terrorismo proveniente dall’Esercito Repubblicano, l’IRA. Abbiamo perso tremila vite umane a causa di questo conflitto e grossa parte di questa guerriglia era stata finanziata con soldi provenienti dall’America, il che ha permesso all’IRA di andare avanti in maniera subdola. Per fortuna tutto questo a un certo punto è finito, ma per molti anni il sistema è andato avanti perché i governi americani non hanno provveduto a reprimere i gruppi che stavano aiutando i terroristi e questo perché quei terroristi non facevano vittime in America. Beh, nel 2001 gli Usa hanno dovuto imparare quella lezione tragicamente: che succede quando pensi che i terroristi stiano uccidendo gente da altre parti e che quindi non possano colpire altrove? Che succede quando pensi che questa gente non agisce in una prospettiva globale e che quindi non può esercitare il suo potere sugli altri? Invece può farlo eccome! Se l’Italia dovesse supportare il terrorismo, allora l’unica speranza rimasta è che Hamas e la jihad islamica stiano mentendo riguardo alle loro intenzioni e quando dichiarano a voce alta che la distruzione dello Stato d’Israele rappresenta per loro il primo passo della guerra globale. Ricordatevi di quando quel tipo è stato arrestato, nel 2005 credo, e il registratore che aveva con sé conteneva la voce di uno dei capi del suo gruppo terrorista che diceva: “Roma, Roma, entreremo anche a Roma, anche Roma cadrà”.  I terroristi di Hamas hanno in mente di arrivare anche da voi, vogliono arrivare dappertutto e non si fermeranno fino a che noi non li fermeremo.  

La Gran Bretagna è stata l’unica nazione a resistere all’invasione nazista dell’Europa ma si sa che un’isola è avvantaggiata quando si tratta di fare la guerra, potremmo dire la stessa cosa avendo a che fare con un altro tipo di invasione e cioè con un’invasione di tipo culturale?

È  già da molto tempo che la Gran Bretagna si trova sulla via di un’invasione islamica, veramente è molto più difficile resistere quando i nemici arrivano di soppiatto o comunque un poco alla volta. La maggioranza della gente, invece, di solito si rende subito conto della presenza di carro armati nemici schierati lungo i propri confini e del fatto che potrebbe subire un’occupazione. In genere a questo punto si mettono in moto le negoziazioni per rimuovere l’incombente minaccia.  È molto più difficile fare in modo che le persone temano la Jihad, se è questo il tipo di allarme che viene dato, o che temano la Sharia, è difficile che la gente si renda conto della sconfitta… o di quando arriva il momento in cui non si può più sperare nella vittoria, o quando ci si deve ritirare… Sarebbe più facile se i jihadisti ci attaccassero con i carro armati e tutto il resto, ma è chiaro che non possono, non riuscirebbero a vincere in questo modo e lo sanno molto bene: l’unico modo in cui possono vincere è tramite il terrorismo, così facendo noi potremmo anche non notare che stiamo morendo dissanguati per le tante ferite invece che per un solo grosso taglio. Non si può mai dire quale delle due civiltà terrà duro fino alla fine, quale delle due civiltà riuscirà a scansare efficacemente un deliberato tentativo di sabotaggio , spero veramente che la mia nazione possa sconfiggere l’”Hitler” di turno ancora una volta. Altrimenti, come si dice, “che passino pure sul mio cadavere”….

Melanie Phillips (autrice del famoso libro Londonistan) ha affermato che, dal punto di vista dei sostenitori del multiculturalismo, tutti i valori sono relativi, ma questo significa che non esistono valori. E come può una società esistere o anche soltanto sopravvivere senza valori?

Non sono del tutto d’accordo con la Phillips, non è che non ci siano valori in Inghilterra, in realtà ci sono molti valori ai quali teniamo, alcuni di loro ci stanno oggi meno a cuore di quanto non accadesse un po’ di tempo fa. Altri invece sono nuovi, come il multiculturalismo. Chiaramente non tutti i valori sono positivi. Ma abbiamo molti valori e la gran parte di loro sono valori ai quali la gente in Gran Bretagna e nel resto d’Europa può aggrapparsi strenuamente. Per esempio, questioni come la libertà di parola trovano sempre un largo consenso, così come l’uguaglianza di fronte alla legge. Ogni volta che si prospetta una minaccia da parte della Sharia (come nel caso della poligamia) si dovrebbe prestare attenzione alla reazione della gente in Gran Bretagna, dove la risposta in questi casi è sempre stata “no”. Quindi non credo proprio che siamo diventati così decadenti, anzi sono certo che non lo siamo diventati se c’è lo spazio per migliorarsi. E quello ci sta sempre. Ma non siamo ancora con le spalle al muro pronti a ricevere il colpo di grazia.

 

*Il più recente libro di Murray è l’acclamato “Neoconservatism: Why We Need It” (SAU, UK: Encounter Books, US) che Christopher Hitchens considera nel Washington Examiner come “un’analisi molto interessante ma anche devastante” e che gli è valso il plauso di Andrew Roberts che lo considera “la giusta risposta a Michael Moore”, aggiungendo: “Questo libro mostra come combattere e vincere la guerra al terrorismo”.