Anche in Francia è scontro tra Governo e Magistratura

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Anche in Francia è scontro tra Governo e Magistratura

24 Giugno 2008

In Francia continua la tensione tra Governo e Magistratura. La giovane Ministro di Giustizia, Rachida Dati, non sembra proprio essere digerita dal sistema giudiziario. Essa viene di fatto considerata un caporal-maggiore di Sarkozy. Punta diritto all’obbiettivo, senza forme o balletti. Il principio voluto da Sarkozy per la Giustizia è riassumibile nello slogan: “La giustizia è fatta innanzitutto per le vittime”. Ne discende una politica fatta di misure concrete, spesso duramente osteggiate dai social-comunisti francesi. 

Per Sarkozy “il giudice deve pagare per i propri errori” e quindi la Dati ha in preparazione una serie di leggi e regolamenti conseguenti, che i magistrati hanno accolto con stupore e avversità. Una nuova norma che prevede pene più concrete e dure per i recidivi è stata già approvata. In particolare, è stato istituito un “fermo” in “centri specializzati” per persone considerate ancora pericolose , dopo la prigione o a seguito di delitti compiuti in stato di non intendere o volere (malattie mentali). Su questa misura hanno molto influito i recenti delitti a sfondo sessuale.

Altri due provvedimenti di carattere generale hanno ancora fatto infuriare gran parte dei magistrati e delle loro associazioni. Il primo è una legge su un nuovo progetto di distribuzione territoriale del sistema giudiziario francese, con una riduzione di uffici e personale. A partire dal 1 gennaio 2011, ci saranno 178 tribunali di prima istanza  e 23 di grande istanza in meno; inoltre, 328 giurisdizioni territoriali verranno soppresse insieme a 55 tribunali di commercio. Il secondo prevede una maggioranza di membri “laici” nel Consiglio Superiore della Magistratura, che potrebbe anche non più essere presieduto dal Presidente della Repubblica, che in tal modo assumerebbe una posizione del tutto autonoma dalla magistratura. 

C’è poi il piano di riforma della Scuola Nazionale della Magistratura; quello per la semplificazione dei delitti di impresa e quello sul diritto alle azioni civili di gruppo (class action). Se si pensa che la Dati ha messo in piedi tutto questo sistema di riforme giudiziarie e giurisdizionali (a cui si è aggiunto un sistema di riforme carcerarie e detentive) in meno di un anno, si comprende il perché della crescita dei suoi nemici e detrattori, considerato il peso storico che la burocrazia francese ha sulla vita delle istituzioni (“ogni riforma ha la sua vittima” dice un magistrato sindacalista, secondo il principio che “se volete farvi dei nemici, provate a cambiare qualcosa”). E così i magistrati dicono che Sarkozy ce l’ha con loro. Già, tesi nota anche in Italia: “Berlusconi è contro i magistrati”. 

Lasciamo da parte le singole polemiche e cerchiamo di capire perché i governi liberal-democratici tendono a scontrarsi con la magistratura, più di quelli social-democratici. I magistrati sono funzionari di Stato; se per i liberal-democratici il loro equivale a un servizio ai cittadini, per i social-democratici rappresentano la Legge dello Stato e ne sono gli unici e indiscutibili interpreti. Questa tesi è confermata da alcuni fatti: la responsabilità civile vera, concreta, effettiva dei magistrati (in Italia voluta anche dal popolo a seguito di un semplice quesito referendario) è ostacolata in prima linea ovviamente dai magistrati stessi, ma poi anche da chi considera lo Stato non servitore, ma sovrano nei confronti dei cittadini. Gli errori giudiziari in genere devono essere puniti per i liberal-democratici, mentre fanno parte della possibilità di errore dello Stato per i social-democratici. La Casta è un concetto insito nella cultura social-comunista (la nomenklatura sovietica non è solo un ricordo del passato) ed è stato in gran parte recepito in quella social-democratica attuale; l’individuo, la sua libertà e la sua difesa stanno invece alla base della cultura liberal-democratica. 

La magistratura è un sistema di Stato giustamente autonomo da tutti gli altri poteri. E giudica i cittadini , sulla base delle leggi fatte dal Parlamento, espressione del popolo sovrano. Ma se sbaglia con dolo o per negligenza e danneggia un cittadino o un’azienda o addirittura il proprio Paese, a qualcuno diverso dalla sua “famiglia” di appartenenza deve pur rispondere, altrimenti rischia di diventare una Casta autoreferenziale legibus soluta e che non paga per i suoi errori. 

Ci sono ad ogni modo tre punti che dovrebbero essere salvaguardati a proposito del sistema magistratura. Primo: un organo costituzionale dello Stato non può essere sindacalizzato, in quanto la sua unica controparte è lo Stato stesso, di cui esso è giustappunto organo fondante. Secondo: la politicizzazione dei magistrati contrasta con la loro professione di uomini super partes (e quindi non partigiani). Terzo: il rapporto tra magistrati e media, su argomenti coperti da segreto di ufficio sono vietati (già le leggi lo vietano, ma tutti fanno finta di nulla), perché costituiscono attentato alla libertà dei cittadini, in tutte le loro espressioni. 

Le lotte tra poteri costituiti, in Francia, come in Italia o in Europa, devono essere evitate, certo: come però devono essere evitate o punite le azioni che possono innescare i motivi di queste lotte. Ma lo scontro tra magistrati e poteri liberal-democratici, come quelli di Sarkozy o Berlusconi, diviene inevitabile se i magistrati non riconoscono a fondo quello che deve essere il loro ruolo e la loro professione all’interno di Stati governati da istituzioni e costituzioni democratiche.