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Mugabe e Gheddafi contro la fame nel mondo

Ancora a proposito di sprechi: i numeri del Vertice della FAO a Roma

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I risultati del vertice tenutosi presso la sede della FAO (o meglio dei vertici, perché ci sono stati anche quelli paralleli come il summit delle first ladies e quello delle ONG all’ex mattatoio del Testaccio) sono stati deludenti se non nulli. Si è auspicato il dimezzamento della povertà entro il 2015. Facile a dirsi, ma con quali fondi, con quanti soldi? Zero, nemmeno una lira, un centesimo, un penny, un copeco, niente. Forse perché si prevede che la metà dei poveri moriranno?

Il summit ha rappresentato un’occasione per taluni capi di Stato per mettersi in mostra, vuoi per tuonare contro le sanzioni imposte allo Zimbabwe, come ha fatto Mugabe, vuoi per gli incontri socio-religiosi con duecento fanciulle, come ha fatto il libico Gheddafi. Cosa sarebbe successo se Berlusconi avesse convocato duecento ragazze per offrire loro una bibita? L’apocalisse. Cosa è successo, invece, quando Gheddafi a Roma ha convocato altrettante ragazze per insegnare loro i dettami dell’Islam? Nulla. E le ha volute anche belle, alte (da un metro e settanta in su), bionde, taglia 42 e col tacco di 7 centimetri, tutti requisiti per ricevere in dono una copia del Corano. L’unica persona che ha osato storcere il naso è stata una delle prescelte, che ha dichiarato “era mejo se me regalava du’ orecchini”, ma le femministe non se ne sono accorte, i criticoni di professione non hanno criticato, i dimostranti perenni non hanno dimostrato, i petizionisti eterni non hanno petizionato, gli indignoni in servizio permanente non si sono indignati: silenzio di tomba, mutismo assordante, nulla di nulla. E’ per dovere di ospitalità, si dirà. Bene, allora attendiamo che il Cardinale Bagnasco, per il sacro principio della reciprocità, vada ad insegnare il Vangelo a Tripoli, chissà come verrà accolto.

Capi di Stato tanti, dunque, ma impegni concreti zero. Il Papa ha parlato contro “opulenza e spreco”, mentre nel mondo ogni giorno muoiono di fame 17.000 bambini. Ma c’è chi la fame l’ha combattuta veramente: sì, la propria. Si parla di emiri che hanno speso migliaia di euro a notte per le loro suites a Via Veneto, di dignitari che hanno ordinato laute colazioni a base di astice, di presidenti che hanno preteso rari prodotti esotici fatti arrivare da chissà dove (le abitudini sono abitudini). Oddìo, queste cose a Roma accadono tutti i giorni, ma la cosa fa “pensare” (per non dire altro) quando la si fa nel nome della lotta contro la fame nel mondo.

Per il resto, tutto normale, ovvero il caos. Mentre il sindaco di Londra viaggia in bicicletta o in metropolitana, i potenti della Terra convenuti a Roma (non meno di 120 delegazioni) si sono spostati a bordo di lucidissime ma ingombranti limousine. Lo stesso hanno fatto le loro nutritissime scorte, tutte a bordo di numerose e strombazzanti vetture con lampeggianti e sirene spiegate. Alcune delegazioni erano troppo numerose, tant’è vero che sia la prefettura che il ministero degli esteri avevano chiesto loro di ridurre il numero delle vetture utilizzando dei pulmini. Hanno semplicemente rifiutato, come se fossero a casa propria.

Risultati: traffico in tilt, linee degli autobus deviate, cittadini prigionieri dei mezzi pubblici intrappolati nel traffico, commercianti a bocca asciutta e tasche vuote, visto che i blocchi hanno bloccato innanzitutto i clienti. Ma se il traffico era in tilt e la viabilità era stravolta, altrettanto stravolto doveva essere chi rispondeva al numero 060606, che alle domande sullo stato della viabilità rispondeva “…è tutto occhèi!

Oltre a tutto il resto, Roma è stata teatro anche di due cortei, nonostante il protocollo che ne prevede non più di uno al giorno nel centro storico. La questura di Roma aveva chiesto ai dimostranti di cambiare orari e percorsi, ma questi non hanno voluto saperne. Eh, già, perché chi comanda, evidentemente, non sono le forze dell’ordine ma quelle del disordine. E in questo disordine le oltre 120 delegazioni internazionali si sono mosse a loro piacimento, anche guidando contromano nella centralissima Piazza Venezia, come è stato ampiamente documentato fotograficamente.

E siccome i vigili urbani erano in altre faccende affaccendati e a tutto pensavano fuorché a far rispettare le ordinanze del Sindaco, ecco che l’esercito dei lavavetri, saltimbanchi, giocolieri, mendicanti e molestatori vari, che erano spariti da un paio di settimane, hanno ripreso possesso delle “loro” fermate ai “loro” semafori.

A proposito dell’ordine pubblico: si sono visti otto o nove vigili e vigilesse presidiare l’imbocco di una via preclusa al traffico; non bastava un vigile solo o meglio ancora una transenna? Si sono visti 14 poliziotti a sbarrare una strada. Non ne bastava uno o meglio ancora una fettuccia di plastica? Si sono visti 17 finanzieri a presidiare un vicolo. Non ne bastava uno? Si sono visti 22 carabinieri a difendere un incrocio. Non ne bastavano due?

Quanto è costato questo gigantesco flop? Quante decine di milioni di euro sono stati spesi per trasferte, biglietti aerei, stanze d’albergo, astici e ostriche, lingue di pappagallo e aragoste, indennità ordinarie e prebende straordinarie, benzina, auto blu, limousine, ricevimenti, disagi e ritardi, escort e interpreti, pranzi e cene, regalìe e sperperi vari? E se questa montagna di soldi fosse stata impiegata per dar da mangiare e bere a chi veramente muore di fame e di sete, quante centinaia di migliaia di esseri umani sarebbero stati salvati?

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5 COMMENTS

  1. Le spese della FAO
    La domanda in fondo all’articolo del Generale Marizza mi ha spinto a saperne di più. E ho letto cose interessanti. Per il biennio 2008-2009 la FAO ha potuto contare su circa 930 milioni di dollari (questo se si considerano solo i contributi garantiti dai 191 Stati membri altrimenti, donazioni private incluse, tale somma lieviterebbe a 1,8 miliardi). Di tale budget almeno la metà – secondo una stima molto ma molto ottimistica – pare venga spesa per le spese amministrative: a ogni voce del bilancio, che si tratti di sistemi sostenibili di alimentazione e agricoltura o di sicurezza alimentare, riduzione della povertà e programmi di cooperazione allo sviluppo, corrisponde una voce relativa alle spese di gestione. Raccogliere statistiche riguardanti l’agricoltura costa 13 milioni, finanziare le sedi decentrate implica un dispendio non da poco (in testa a questa classifica negativa c’è la sede di Bangkok, con 19 milioni; ma anche Santiago – in Cile – e Accra – nel Ghana – non scherzano, rispettivamente con 12 e 11 milioni di dollari).
    Lo stipendio di un funzionario FAO a Roma sembra si aggiri sugli 8000 euro esentasse.
    Insomma, per trainare il carrozzone si spende tantissimo.
    Infine, secondo Robert Paarlberg, professore di scienze politiche al Wellesley College del Massachussetts e autore nel 2008 di “Starved for science: How bio-technology is kept out of Africa”, gli agricoltori africani producono pro-capite il 19% in meno rispetto al 1970. Quel che sembra incidere maggiormente sulla mancanza di sviluppo non sono tanto variabili come l’AIDS, la corruzione, i conflitti etnici, ecc. ecc., quanto il mancato arrivo di progressi tecnologici sostanziali, come sementi migliorate, fertilizzanti idonei, irrigazione. Ci si domanda chi doveva promuovere lo sviluppo in tal senso: non dovrebbero essere organizzazioni come la FAO?

  2. … e che dire delle
    … e che dire delle centinaia di migliaia, se non milioni di euri che le mogli di questi capi di stato hanno speso nelle varie boutique di Bulgari, Ferragamo, Gucci, Fendi o di altre grandi griffe, con enorme spiegamento di auto blu e personale di sicurezza al seguito parcheggiate nelle piazze e sotto Trinità dei Monti o delle laute cene in ristoranti esclusivi della città come la “Tavolata imperiale” definita così dal titolare della Taverna Flavia, offerta ai suoi amici dal presidente albanese Bamir Topi?
    Tutto alla faccia della fame del mondo!!!
    Avrà portato una ventata di euri in più nella capitale, ma forse a chi già ne possedeva, non certo a chi aveva e ha tutt’ora fame.

  3. Indignoni fa rima, eccome se lo fa!
    Signor Generale, ora, cercando di evitare il pericolo di entrare a far parte degli “indignoni”, sento altresì l’obbligo ti provare a non entrare nel novero di quelli che non colgono (i “co….ni”). Orbene, se un tale invita duecento ragazze dall’età e dalle misure appropriate per asseriti fini pastorali, qualcuno (magari un autoctono indigeno italico) avrebbe dovuto cercare di fargli capire che forse, dopo tutto, il Vertice non era la migliore delle occasioni. Nulla. O forse FAO è stato inteso come Folklore, Attenzionearrivoio, Ostentazione? Quanto allo sfoggio di vetture in corteo, sirene, palette, purtroppo andiamo famosi anche per quello. Sono scene, da noi frequenti, che nelle altre Capitali europee non sono proprio all’ordine del giorno. Se il “poconotabile” di turno si sente in diritto di fare lo stesso, ecco allora che bisogna portare pazienza. Senz’altro, come Paese Ospite, avremo fatto notare a chi di dovere che il motto scelto per il vertice era “Esempio e Sobrietà”, tanto perché si parlava di fame. Non è che, per barriere linguistiche e senza essere ridotto all’impotenza, qualcuno abbia tradotto “faciteammuina”? Risultati scadenti? E come aspettarsi il contrario?

  4. Francia o Piazza di Spagna, purchè se magna.
    Per rispondere sia a Patrizia che a Giulio, trascrivo un commento pervenutomi via e.mail. “Come ha scritto il prof. Junus nel suo libro “Il banchiere dei poveri”, ogni volta che si costituisce una organizzazione per il terzo mondo, la prima cosa che fa è una bella riunione a Parigi. Il principio è lo stesso. Che scoramento!”. Riunione, sì, ma con lauta cena, aggiungo io.

  5. I sprechi della FAO
    Consigli a tutti la lettura del libro uscito in Inglese sulla FAO “U.N. a Cosa Nostra” che descrive tutti gli sprechi di questa organizzazione e i potenziali rimedi che nessuno vuol conoscere. E uscito su Amazon.com

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