Ascesa e declino di una grande potenza: il caso della Russia

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Ascesa e declino di una grande potenza: il caso della Russia

Ascesa e declino di una grande potenza: il caso della Russia

07 Maggio 2010

In questi giorni, mi è capitato di leggere due notizie, apparentemente slegate, che hanno avuto un’attenzione internazionale molto diversa.

La prima, che ha avuto una grande eco, è l’accordo tra Russia e Ucraina per un grosso sconto sul prezzo delle forniture di gas.

Il tutto in cambio di un prolungamento della presenza della flotta del Mar Nero, la cui scadenza era fissata al 2017.

La seconda riguarda la “secretazione” della consistenza dei due fondi di riserva russi, che periodicamente veniva invece comunicata, forse per nascondere la reale situazione finanziaria che si sta sviluppando.

Non ho potuto non pensare a un libro, che lessi anni fa, e che fu per me illuminante rispetto al destino delle nazioni.

Si tratta di “Ascesa e declino delle grandi potenze” di Paul Kennedy.

Lo storico inglese vi spiegava, molto bene, come la crescita o la crisi di uno stato, con ambizioni elevate, dipenda dalla sua capacità (o incapacità) di correlare correttamente le proprie entrate con le ingenti spese che l’essere grande potenza comporta.

Fu scritto nei primi anni ’80 e pubblicato nel 1987, usando i dati economici compresi tra il 1500 e il 1980.

Kennedy vi sostenne che, tra le maggiori potenze dell’epoca, l’Unione Sovietica era quella messa peggio e destinata a un forte declino.

Nemmeno lui aveva previsto un crollo così rapido, ma avere sostenuto una tesi così ardita, in un momento in cui il paese sembrava quasi al suo apogeo politico-militare, rese l’autore e il libro molto celebri.

La Russia ha cambiato strada rispetto all’Unione Sovietica?

Personalmente ritengo di no, le ambizioni superano le reali capacità economiche, con tutto ciò che ne consegue.

La Russia è vittima della sua storia.

Se vecchie potenze coloniali come Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo, hanno accettato la fine dei loro imperi, in Russia questo non è avvenuto.

La scomparsa dell’Unione Sovietica è vissuta come un terribile lutto, un fatto ingiusto e inaccettabile.

Secondo l’ideologia ufficiale i popoli sovietici vivevano felici e contenti e desiderosi di continuare a stare in un unico stato come fratelli.

Solo un complotto del bieco occidente ha portato allo sfaldamento dell’URSS ed è preciso dovere di chi oggi governa a Mosca ricreare quello stato, de iure o de facto.

Anche la perdita del controllo sull’Europa orientale è un affronto insopportabile a cui porre rimedio.

Non a caso, in tempi recenti, la Russia ha proposto un nuovo accordo sulla sicurezza europea, visto che la situazione attuale appare del tutto insoddisfacente.

In sostanza, su quello che avviene in Europa orientale Mosca vorrebbe una specie di “diritto di veto”.

Gli americani vogliono aprire una base in Bulgaria? Occorrerebbe il placet del Cremlino.

Il tutto in cambio della disponibilità russa verso richieste occidentali, tipo sanzioni a Iran o Corea del Nord per fare un esempio.

Una nuova Yalta, che l’Europa non ha accolto di buon grado.

Quando la visione della storia e del mondo è questa, gli atti ne sono la semplice conseguenza.

Ecco che allora si è disposti a pagare, tramite un mega sconto sul gas, una cifra colossale, che per nessuna base militare nessuno pagherebbe mai, pur di mantenerla.

La flotta del Mar Nero è un museo navale vivente, l’età media delle navi è di trent’anni, con una nave appoggio varata addirittura nel 1913…

Ma, come ha detto con sincerità Putin, non è solo una questione di soldi.

E’ appunto una questione di principio, l’essere costretti ad andarsene nel 2017 sarebbe vista come un’onta nazionale.

Sarebbe come rinunciare all’ambizione imperiale che, nella mente e nei cuori di chi governa a Mosca, è ancora viva e vegeta.

In anni recenti, la Russia ha chiuso, del tutto volontariamente, basi a Cuba e in Vietnam.

In quel caso è stato fatto un ragionamento su costi e benefici e si è chiuso tutto.

E’ quello che dovrebbe fare un paese, che voglia essere una potenza, senza trovarsi con le casse vuote.

Ma quando si tratta di Russia ogni calcolo sensato scompare.

Tutto assume un valore politico e di conseguenza ogni spesa, anche la più assurda, diventa giustificata e anzi indispensabile.

E così si arriva a drenare le ricchezze del paese nell’illusione di ricreare la “grandeur” ormai perduta.

Volendo si può emanare una legge che abolisca la trasparenza sulla reale situazione finanziaria, come è stato fatto in questi giorni a Mosca.

Anche la Grecia ha fatto giochetti per anni coi suoi conti…la fine che ha fatto ormai la conosciamo.