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Il Tribunale del Palato

Attaccare gli Ogm è una moda che rischia solo di danneggiare l’ambiente

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Da circa 10 anni gli OGM in Europa sono sotto attacco. I movimenti ecologisti e consumeristi, appoggiati dai partiti politici di sinistra ma non solo, hanno assunto questa battaglia come uno dei punti cardinali della loro strategia contro l’imperialismo economico americano. Sullo sfondo la lotta contro il Golem delle multinazionali una parola passe-partout, evocativa di una opposizione quasi religiosa, un vaso di Pandora al quale attribuire tutti i mali di questo mondo.

Ma questi fan di una palingenesi ambientale, paladini del biologico - che per inciso non supera il 3% della produzione ma che è sempre in prima linea sulla televisione di Stato - nella loro cieca e arcigna opposizione agli OGM ignorano che così facendo non aiutano l’ambiente ma piuttosto il business delle grandi società agrochimiche continentali. Il mondo delle multinazionali dell’agrochimica è difatti piuttosto composito. Ci sono le americane che investono maggiormente sulla genetica agraria, alla ricerca di tecnologie da mettere direttamente nel seme, linea di pensiero da cui sono scaturite le piante geneticamente migliorate. Ci sono poi le grandi aziende europee che nella protezione delle piante vedono ancora oggi l’orizzonte della loro capacità di stare sul mercato. Fin qui tutto bene.

L’agricoltura di serie A, anche quella che utilizza gli OGM, non può ignorare infatti i prodotti per la protezione delle piante, proprio per conferire alle nuove piante una resistenza ai prodotti chimici al fine di assicurarne una maggiore protezione.  Ma è logico che gli OGM vanno in una direzione parzialmente diversa poiché, in linea di massima, tendono a ridurre l’impiego dei prodotti chimici e comunque a favorire quello di prodotti con un ridotto impatto ambientale.

Ma gli ambientalisti non ci stanno. Al mais resistente alla diabrotica – un lepidottero che sta avanzando velocemente nella pianura padana distruggendo le coltivazioni - preferiscono gli esteri fosforici, prodotti che mettono seriamente a rischio la salute dell’uomo e degli animali. Ad una tecnologia semplice come quella del bacillus thuringiensis per combattere selettivamente la piralide si oppongono perché frutto di modifiche genetiche, obbligando gli agricoltori a spendere un patrimonio per trattare il mais con gli insetticidi attraverso l’ausilio di speciali macchinari.

Insomma è lecito affermare oggi che -  considerato che il biologico malgrado tutti gli aiuti di questo mondo non riesce realmente a crescere sul mercato perché troppo costoso - chi attacca gli OGM favorisce le multinazionali della chimica che continuano a prosperare a scapito delle aziende agricole, costrette a non potersi dotare di tecnologie più efficienti, economiche e rispettose dell’ambiente. E alla fine i consumatori si ritrovano ad esser vittime di discorsi retorici su un cibo che non c’è se non negli slogan propagandistici.

 

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