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Una telefonata che fotografa il Paese

Capitan Schettino e il vizietto di fare i furbi che c’è in ognuno di noi

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In tragicomica miscela di puerile mendacia e banale pusillanimità, il comandante balbetta telefonicamente la propria difesa. Ma è arduo giudicare. Perché, in fin dei conti, il mito che egli (così a meraviglia) interpreta è quello dell'italico darwiniano: autocelebrato aspetto del carattere nazionale, da sempre oggetto di acclamata filmografia. Sopravvivere a tutto, in continua compromissione (con sé stessi, innanzitutto). E mentire comunque. Spudoratamente. Non è forse così che amiamo, da sempre, raccontarci e farci raccontare? I più furbi di tutti.
 
Non si vogliono, qui, legare, con la fibra di una sciocca retorica, tutte le erbe in un unico fascio. Semplicemente, si sostiene che, col tempo, il generalizzato e comodo indulgere in strizzatine d'occhio abbia, per così dire, smagliato il tessuto del Paese, rendendo culturalmente accettabile l'imbocco di sentieri trasversali e scorciatoie.
 
Del resto, di un collettiva ed accomodante pacca sulla spalla (sfacciato inganno, scoperto e reciproco) ci paiono figli i 1.900 miliardi del nostro debito pubblico, solo a parole da ognuno condannato, ma, in segreto, per lo più benedetto ed inseguito. Per non dire della tenace e diffusa prassi repubblicana dell'accomiatarsi, tra controparti economiche, in fiscale complicità: ricca sorgente di linfa per l'aperta menzogna di dichiarazioni impossibili. Ci vengono anche in mente quei campioni di virtù che fingono di ignorare, essi pure in poco virile balbettio, quale portafoglio abbia sopportato l'acquisto, a loro favore, di centralissimi tetti romani o di esclusive vacanze toscane.
 
Oppure, ancora, pensiamo a quegli sfortunati che hanno messo radici nell'unico fazzoletto sismico dell'intera urbe, a due passi da vestigia millenarie che di infiniti accidenti portano i segni, tranne che del cozzare di zolle capricciose. Anche nel loro caso, puntuali, riaffiorano i simpatici lineamenti dell'italico affabulatore: non in teleselezione da una scialuppa, però, bensì comodamente sprofondato in accogliente poltrona ed importante. Diversa la contingenza, medesima l'arte sfoderata: quella, sublime, del confondere le acque. Da una parte, la volgare fuga, sfrontatamente spacciata per rivoluzionario stile di comando (prospettico, per dir così, ché, per meglio capire il quadro, bisogna pure porsi a distanza), dall'altra, l'accorata richiesta di essere obliati, pena l'impossibilità del riposo notturno ed il conseguente inaridirsi del personale contributo al bene dell'alto ufficio ricoperto. E non è un caso che l'irresistibile sketch via etere abbia incontrato apprezzamento e diffusione internazionali. Perché la mente è pigra e qualsiasi conferma le è benvenuta: italiani codardi e bugiardi. E, ovviamente, berlusconiani.
 
Epperò, con buona pace dell'ondata di sdegno e dei suoi ispirati e triti cantori (italici e non), ben più che i capitani che fingono e fuggono, incalzati dal ritmico scandire di facili ordini (e puntualmente disattesi), riteniamo meritevoli del marchio di infamia gli ammiragli che, delle navi in periglio, si ingegnano di trivellare il fondo (così, per permanere in metafora marinara). Ci riferiamo ai vili rappresentanti della fellonia politica nazionale che, per mesi e con le più sordide motivazioni e bugiarde (e financo ricorrendo alla delegittimazione internazionale), si sono consacrati alla distruzione della credibilità della plancia di comando patria (nel momento in cui onde minacciose iniziavano ad infrangersi contro le piatte spiagge ed indifese del nostro sistema finanziario).
 
Ed insomma, chi si è macchiato di colpe inaudite (e nel dramma del Giglio ci sono di mezzo vite innocenti) deve senz'altro subire giudizio e pena. Ma evitiamo di fare di questa storia il detergente per ripulirci (psicologicamente) da quanto in noi non accettiamo. L'archetipo squallidotto che l'?chab sorrentino rappresenta è fratello di numerose tra le più ispirate maschere regionali e ciò testimonia che esso è istanza estrema (e, per questo, comica) di forme comunissime.


 

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1 COMMENT

  1. Nei momenti cruciali
    Nei momenti cruciali dell’italica storia,emerge sempre lo Schettino di turno :dall’Amm. Persano a Lissa, passando ai generali Capello & Badoglio a
    Caporetto, fino A Vittorio Emanuele III e lo stesso
    Badoglio l’8 sett.1943.Mi sorge prepotente il dubbio
    che il difetto stia nel manico…

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