Home News “Cofrancesco ci ha insegnato a diffidare dei conformismi ma ne è preda pure lui”

“Cofrancesco ci ha insegnato a diffidare dei conformismi ma ne è preda pure lui”

2
7

Caro Direttore Giancarlo Loquenzi,

le scrivo sollecitato dalla lettera inviatale da Massimo Teodori e pubblicata oggi sul suo giornale. Anche io, come dice lo stesso Teodori, sono di frequente fatto oggetto di attenzione dall’illustre professore Cofrancesco, sulle vostre pagine ma anche su altre testate. “Diffidate degli azionisti travestiti da liberali!”, era ad esempio il significativo titolo di un articolo contro di me pubblicato dall’illustre maestro a tutta pagina su  “Libero” qualche settimana fa . E pensare che pur essendo un liberale di sinistra, molti della mia parte politica mi accusano proprio di essere un realista politico e un critico delle posizioni più tipicamente azionistiche. Credo che questa incomprensione a tutto campo sia il prezzo da pagare, in questo paese, se si vuol continuare a ragionare con la propria testa, sui fatti, andando oltre gli incasellamenti di comodo e la guerra fra guelfi e ghibellini che avvelena anche il campo intellettuale. Ma credo anche che sia questa la cifra vera dell’uomo liberale, ciò che lo contraddistingue e lo fa essere sempre, come dicevano i padri della dottrina, all’opposizione e in minoranza. Cofrancesco ci ha insegnato un tempo a diffidare dei conformismi, ma alla fine si è lasciato prendere la mano ed è diventato a sua volta un conformista, col segno cambiato ma sempre un conformista. Ai suoi fantasmi e alle sue ossessioni, l’uomo di ragione e l’uomo  liberale non possono che opporre fatti e ragioni, tenendo ovviamente aperta la possibilità di rivedere ogni posizione se con argomenti qualcuno lo convince di avere sbagliato.

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. Ancòra precisazioni indipendenti
    Non ho letto l’articolo dello scandalo, pertanto mi arrischio, in povertà di concetto: se ci fosse stato scritto:”Diffidate dei “liberali di sinistra” travestiti da liberali!” sarebbe andato tutto bene? Corrado Ocone rivendica o – più moderatamente – “tollererebbe” quindi un’altra (più rispettabile?) casella. Gli intellettuali, consapevoli della propria indipendenza, potrebbero anche pagare di buon animo il prezzo dell’incasellamento per “continuare a ragionare con la propria testa, sui fatti”, magari ironizzando sulle tante caselle di comodo, nelle quali fossero incapsulati di volta in volta e a seconda del punto di vista dell’incasellatore. Come del resto sembra precisare Corrado Ocone. Continui dunque ad opporre fatti e ragioni. In quanto ai fantasmi e alle ossessioni – fantasmi e ossessioni, ostrega, mi verrebbe da pensare piuttosto ad Asor Rosa, boia d’un mondo! – attribuiti ad altri, insomma…

  2. Al di là degli aspetti
    Al di là degli aspetti polemici del dialogo con Cofrancesco, mi piacerebbe che Ocone spiegasse ai lettori dell’Occidentale qual è la differenza fra liberalismo di destra e di sinistra.
    Da quel poco che conosco di teoria politica – e se non fraintendo del tutto Ocone – mi par di capire che il liberalismo di sinistra in Italia fosse quello incarnato dal Partito Repubblicano di La Malfa. Se così è, il termine liberale è usato in modo del tutto improprio: il repubblicanesimo è cosa perfettamente legittima e di radici persino più antiche, ma è anche differente dal liberalismo nel ruolo che attribuisce al rapporto fra cittadino e società.
    Naturalmente si può sempre ricostruire una sorta di genealogia comune che mescola il pensiero liberale a quello repubblicano negli scritti di medesimi autori, ma si tratta di un’operazione possibile solo grazie ai limiti del pensiero liberale italiano, quasi tutto di radice più economica che filosofica (Caro Ocone, non è che lei trova superficiale Hayek perché, crocianamente, in fondo le scienze sono per lei figlie di un dio minore? – badi: è solo una domanda volutamente ingenua, non punta polemica).
    Quello che non comprendo è come si possa trovare alcunché di interessante in Marx che altri non abbiano già detto prima di lui e meglio di lui, o come si possa parlare di “socialismo liberale” senza riconoscere che la tensione fra libertà ed eguaglianza non può essere risolta entro il paradigma socialista.
    Non che il liberale “di destra” debba privilegiare in modo assoluto il momento economico su quello etico, ma è comunque la supremazia della libertà come principio etico che caratterizza il pensiero liberale. Quindi, chiedo, non è in fondo una usurpazione di titolo assegnare all’universo liberale il pensiero azionista poi sfociato nei principi del partito repubblicano?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here