20 Giugno 2022


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La disoccupazione giovanile sale perché scende la qualità dell’istruzione

La disoccupazione giovanile sale perché scende la qualità dell’istruzione

La disoccupazione giovanile si attesta al 24,5%, ma quali sono i problemi che impediscono ai giovani di trovare lavoro? Al di là del reddito di cittadinanza, che incide in modo rilevante soprattutto in alcune aree del Paese, c’è un enorme problema alla base: la formazione. Spesso nozionistica e teorica, priva o quasi di esperienze pratiche, è un colabrodo dal punto di vista dell’apprendimento e della dispersione scolastica.

Il tanto decantato modello italiano di scuola pubblica, gentiliana ovviamente, è solo una scusa per chi ha costruito un sistema più simile a un ufficio di collocamento che a un luogo di apprendimento e crescita per gli studenti.

OCSE PISA e Invalsi: ecco perché tanta gente si oppone

Da parte di molti insegnanti l’avversione ai test OCSE PISA e Invalsi sembra apparentemente inspiegabile. Guardando i risultati, spesso deludenti, si capiscono invece molte cose. Questo tipo di valutazioni, infatti, non sono atte a dare un’etichetta di adeguatezza agli studenti, come qualcuno vorrebbe far passare. Servono, invece, a fotografare la situazione e a dar un’idea delle lacune strutturali della formazione. In sintesi, impattano sugli insegnanti.

Dati OCSE PISA e Invalsi

Senza voler tirare la croce su nessuno, il corpo docente è variegato e sarebbe ingiusto ragionare in modo collettivo, i dati sono preoccupanti. Secondo i dati OCSE PISA del 2018, figuriamoci quelli che arriveranno dopo la pandemia, il 33% degli studenti non ha raggiunto il livello 2. Ciò significa che hanno difficoltà a maneggiare materiale un po’ meno basilare. Considerando solo gli istituti professionali, la quota arriva al 50%: uno dei livelli più alti in Europa.

Dalle prove Invalsi del 2021, inoltre, si evince che il 44% degli studenti non raggiunge competenze adeguate di italiano, con delta enormi tra Nord e Sud Italia. Per quanto riguarda la matematica, il dato è ancora più critico: il 51% degli studenti delle superiori non ha ottenuto risultati adeguati.

Abbandono scolastico, diplomi e lauree: così non va

Siamo il quarto Paese dell’UE con la peggior performance di abbandono scolastico: 13,1%. Questa percentuale è preoccupante anche perché nasconde le difficoltà del Mezzogiorno. In Sicilia, ad esempio, quasi uno studente su cinque si ritira dagli studi.

I diplomati sono il 62,9%, a fronte di una media europea del 79%; il 99% di promozioni alla maturità, tra l’altro, è sintomo di un malessere diffuso del sistema. I laureati, inoltre, sono il 20,1%, a fronte di una media europea del 32,8%. Se guardiamo le discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), i laureati sono 24,9% del totale. Dati inferiori a Francia (26,8%), Spagna (27,5%) e Germania (32,2%).

I numeri molto bassi di diplomati ITS, soprattutto raffrontati con quelli degli altri Paesi, conferma che la formazione tecnica è molto poco valorizzata.

Alla luce di questi dati, che fare?

Lamentarsi che i giovani emigrano senza chiedersi perché o sostenere che non hanno voglia di lavorare senza chiedersi a quali condizioni, sarebbe sciocco. Non si può ignorare, inoltre, che secondo l’Istat gli under35 in età lavorativa sono passati dai 13.982.000 del 2012 ai 12.922.000 del 2019. Parliamo di oltre un milione di giovani in lavoratori in meno Eppure, la disoccupazione giovanile è al 24,5%.

Finché l’istruzione tecnica e professionale sarà considerata di Serie B o C, finché la scuola continuerà a essere su misura di insegnante anziché di studente, finché l’apprendimento teorico sarà slegato da esperienze lavorative, finché non si introdurranno sistemi di incentivi e di concorrenza che stimolino un rialzo della qualità dell’insegnamento, sarà difficile aspettarsi qualcosa di diverso.

Se i giovani non vengono formati adeguatamente, è inutile chiedere loro dei sacrifici o lamentarsi del fatto che non trovano lavoro. Andranno sempre avanti i più motivati e saranno lasciati indietro tutti gli altri, ma non possiamo permettercelo.