Politiche nazionali non speciali

Galasso: “Al Sud non servono né Casse né agenzie”

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Dopo tanti dinieghi, misconoscimenti e mistificazioni, si ri­parla di questione meridionale. Se, però, si preci­sa qualche punto, è assai me­glio.

Vogliamo dire, intanto, che questo riparlare sancisce nel modo più chiaro il fallimento dei "meridionalisti del princi­pe", ossia di coloro che in ma­teria hanno consigliato o so­stenuto i governi degli ultimi quindici anni? Di tutti costo­ro, solo, ci pare, qualcuno ha fatto un’almeno parziale e tempestiva autocritica.

Vogliamo dire, in secondo luogo, che tutti i discorsi sul Mezzogiorno si erano ormai ridotti a deprecare lo spreco meridionale, a colpevolizzare il "vecchio meridionalismo", a negare l’utilità anche del parlare di problemi del Mez­zogiorno, anzi del Mezzogior­no stesso come "categoria" storica o politica o economi­co- sociale?

Inutile è, però, piangere su tutto ciò. Conta, invece, parla­re dell’oggi. Spuntano, si di­ce, un ministero per il Sud e un’agenzia o cabina di regia per quel che vi si dovrà fare, si recuperano fondi già del Sud (altri lo negano) e se ne promettono altri, si riciclano, come nuove, opere già decise (ponte sullo Stretto) o già in corso (lavori per la Saler­no- Reggio).

Bene? Certo, è qualcosa, e meglio è soprattutto che il Sud torni come un tema non marginale nell’agenda politi­ca. Noi diciamo, però, subito di diffidare di leggi speciali, politiche speciali, agenzie o cabine speciali, finanziamen­ti speciali. La politica per il Sud e l’azione della Cassa per il Mezzogiorno fra il 1945 e il 1965 appartengono, certo, al­la migliore storia politica ita­liana. Ma già intorno al 1970 emerse che la specialità non giovava né alla politica italia­na, né al Sud. La Cassa dovet­te essere liquidata in fretta (e male, perché tardi).

Poi si per­se la bussola, e oggi si cerca di ricostituire una Banca per il Sud, come banca del territo­rio, dopo aver lasciato dissol­versi senza batter ciglio l’inte­ro sistema creditizio del Sud. Per favore, poco o nulla "specialità" di leggi, enti e ri­sorse. E, invece, molto Mezzo­giorno (il massimo possibile) nella politica generale di cui l’Italia ha sempre più urgente e ingente bisogno, se non vuo­le arretrare in Europa e nel mondo, per una nuova fase di grande riavvio e di ulteriore sviluppo della sua economia, con un suo risolutivo recupe­ro infrastrutturale e tecni­co- produttivo, con un decisi­vo potenziamento dei suoi servizi di ogni tipo, con un’ac­corta gestione dei suoi affari economici a livello europeo e internazionale.

Più la politica per il Sud sa­rà una politica italiana, me­glio sarà per l’Italia e per il suo Sud. E questo vuol dire che quello del Sud diventi e sia affrontato e vissuto come un problema nazionale, pro­prio come voleva il famigera­to "vecchio meridionali­smo", senza che i governi sia­no tirati un po’ a destra dal Nord e un po’ a sinistra dal Sud, o viceversa, come ora pa­re accadere (e rattrista e di­sgusta che si sia cominciato sganciando un bel po’ di soldi a chi faceva più chiasso, ossia ai Lombardo e compagni). E se intanto si fa qualcosa, lo si faccia nella prospettiva del 2013, quando non vi saranno più fondi europei, riflettendo sul ruolo delle Regioni (ecces­sivo, si dice oggi), semplifi­cando al massimo competen­ze e procedure, pensando al Sud, nel più pieno senso del termine, unicamente come Italia del Sud.

Dal Corriere del Mezzogiorno ©

 

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