Il gioco ora è in mano a Veltroni e Berlusconi

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Il gioco ora è in mano a Veltroni e Berlusconi

16 Novembre 2007

Solo l’ironia
del presidente Cossiga poteva paragonare la giornata di ieri alla carica di
Balaklava. E, come in un film, questo gran frastuono di cavalli e rumore di
sciabole nasconde invece una complessa partita a scacchi, che ha al suo centro,
come ha chiaramente oggi ammesso Fini, la questione elettorale.

La prima
mossa, l’ha fatta Veltroni con il sistema predisposto da Salvatore Vassallo e
Alessandro Chiaramonte. Lo spieghiamo in poche battute: la metà dei seggi disponibili
viene assegnata con un sistema maggioritario secco di collegio. L’altra metà,
con un sistema “alla spagnola”, fatto da circoscrizioni piccole, dove la
competizione è proporzionale, ma i posti in palio sono pochi (non più di 16). E
così, questa seconda fetta del Parlamento viene distribuita proporzionalmente,
ma con una clausola naturale di sbarramento del 7-8%. I due partiti maggiori
(il democratico e il futuro Partito delle Libertà?) non solo si spartiscono
tutta la prima metà dei seggi disponibili (quella dove la competizione avviene
su collegi uninominali), ma fanno anche la parte del leone nella seconda metà.
Scompaiono i piccoli sotto il 7%, salvo quelli radicati territorialmente, che
riescono o a conquistare da soli i collegi (è il caso dell’SVP) ovvero, in
singole realtà locali, grazie alle circoscrizioni piccole della seconda metà,
superano lo sbarramento: Mastella, ad esempio, non ha difficoltà nel suo
collegio e in altre due o tre circoscrizioni ad avere anche il 20% dei voti.

A questa mossa
del cavallo di Veltroni, ha risposto, con un’abile apertura, ieri Letta nella
sua intervista al Corriere, ove ha ribadito la necessità di definire insieme le
regole del gioco. “Questo è l’appello – ha detto Letta – che mi piacerebbe
sentire con una voce sola, destra e sinistra per una volta insieme”.

E così il
Cavaliere, che tanti, troppi vedono oggi sconfitto dalla fallita carica di
Balaklava, è invece di nuovo, come sempre dal 1994 ad oggi, il vero giocatore.
Dall’altro lato, non più D’Alema, ma oggi Veltroni. E, come fu nel 1996, ai
tempi della Bicamerale, a Palazzo Chigi Prodi. Saranno capaci Veltroni e
Berlusconi di fare oggi quel che non riuscì a Berlusconi (sempre lui) e
D’Alema? O una voltà di più il gioco salterà? Poiché manca il coraggio di andare
sino in fondo? La via della modernizzazione del sistema politico italiano passa
una volta di più per questa sfida. L’unica alternativa per Veltroni è quel
piano B lucidamente esposto nei giorni scorsi da Follini: un improbabile accordo
“democentrico” con Casini, premessa di un’intesa su una legge elettorale alla
tedesca che, spazzato via il premio di maggioranza e le tentazioni bipolariste spagnole,
dia al nuovo partito centrista il ruolo di vero ago della bilancia. Ma sarebbe questa una soluzione capace di dare una vera stabilità al sistema politico italiano, o non invece un irrealistico ritorno al passato?