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Più sicurezza per tutti o più privilegi per pochi?

Il nuovo codice della strada: l’impatto sul mondo militare

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Sono le 7 e 35 di giovedì 29 luglio 2010 e GC (Giovane Capitano), ufficiale medico in servizio presso l’ospedale militare Celio di Roma, sale sulla metropolitana a Termini. La prima persona che incontra è AC (Attempato Colonnello), anch’egli effettivo allo stesso nosocomio, immerso nella lettura di un plico di fogli.

GC: “Che stai leggendo?”

AC: “Il nuovo codice della strada entrato in vigore proprio oggi”

GC: “E perché quella faccia schifata, come se stessi ascoltando un concerto di vuvuzele?”

AC: “Perché qui, dove si parla di idoneità alla patente di guida, ci sta scritto che fra coloro che possono certificare ci sono anche i medici militari…”

GC: “Come me e te? E che c’è di strano?”

AC: “Aspetta: dicevo che ci sono pure i medici militari, anche quando hanno lasciato il servizio attivo e i corpi di appartenenza. Ma ti rendi conto?”

GC: “Ma alcuni di noi hanno sempre fatto queste certificazioni. D’altra parte si tratta di un patto non scritto: ci pagano di meno ma ci permettono di lavorare anche fuori, così arrotondiamo”

AC: “Ho capito, ma finora lo facevano solo quelli in servizio. D’ora in poi questa lobby ha deciso di diventare eterna, come i Cardinali, come il Papa”

GC: “E diamogli questo contentino, dai…”

AC: “Contentino? Qua si parla di introiti cospicui, di attività lucrose assai. Non solo, ma gli ufficiali medici che prima non facevano patenti, ora le faranno. Daranno le dimissioni e faranno solo quello, loro ci guadagneranno e la Sanità militare andrà a ramengo, perché da noi non ci verrà più nessuno, forse gli scalzacani”.

GC: “Immagino dove vuoi arrivare: secondo te c’è una ferrea volontà di distruggere la Sanità militare”

AC: “Magari fosse così. No, non riconosco a questa gente la capacità di pianificare così in grande. A questi semplicemente non gliene frega niente della Sanità militare, che dovrebbe essere una cosa operativa e non burocratica. In realtà gli interessa solo il proprio tornaconto personale…”

GC: “Beh, adesso che mi ci fai pensare, il mese prossimo dovrei partire per l’Afghanistan, ma chi me la fa fare a rischiare la vita quando posso restare qui e guadagnare di più? Sai che ti dico? Quasi quasi do le dimissioni e mi metto a far patenti…”

AC: “Visto? Il nuovo codice della strada sta dando i suoi frutti…”

Sono le 7 e 40: stazione Colosseo, è ora di scendere e di avviarsi verso il Celio. Prima che chiuda.

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9 COMMENTS

  1. Fuga in massa?
    Caro Signor Generale, mi sembra di cogliere dalla pseudo conversazione riportata nel suo articolo la sua preoccupazione e la sua indignazione per un possibile esodo a scapito della qualità degli ospedali militari. A me sembra che l’aggiunta fatta nel nuovo codice della strada cambi ben poco, anzi è una precisazione onde evitare proprio quello che lei teme.
    Il 2° comma dell’articolo 119 del nuovo codice della strada dice esattamente così:
    “L’accertamento dei requisiti fisici e psichici, tranne per i casi stabiliti nel comma 4, e’ effettuato dall’ufficio della unita’ sanitaria locale territorialmente competente, cui sono attribuite funzioni in materia medico-legale. L’accertamento suindicato puo’ essere effettuato altresi’ da un medico responsabile dei servizi di base del distretto sanitario ovvero da un medico appartenente al ruolo dei medici del Ministero della salute, o da un ispettore medico delle Ferrovie dello Stato o da un medico militare in servizio permanente effettivo o in quiescenza o da un medico del ruolo professionale dei sanitari della Polizia di Stato o da un medico del ruolo sanitario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o da un ispettore medico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. L’accertamento puo’ essere effettuato dai medici di cui al periodo precedente, anche dopo aver cessato di appartenere alle amministrazioni e ai corpi ivi indicati, purche’ abbiano svolto l’attivita’ di accertamento negli ultimi dieci anni o abbiano fatto parte delle commissioni di cui al comma 4 per almeno cinque anni. In tutti i casi tale accertamento deve essere effettuato nei gabinetti medici.”
    Se non ho interpretato male il testo, direi che tutti i pazienti degli ospedali militari possono stare tranquilli perché non ci dovrebbe essere nessuna fuga in massa dei medici che richiedono il prepensionamento con la speranza di diventare Paperon de’ Paperoni con i soldi dei certificati di idoneità alla guida (all’Aci della mia città sono anni ormai che i certificati vengono fatti da un medico militare che riceve solo dopo le 16, quindi fuori orario di servizio, e che rilascia regolare fattura) perché, come specifica l’aggiunta fatta nel nuovo codice, dovrebbero già fare questi accertamenti da un bel po’ di tempo. Che vantaggio avrebbero di mettersi in pensione proprio ora dopo questa precisazione?
    Se è così, come si può fare per avvertire i due viaggiatori della metropolitana di non “dare le dimissioni per far patenti…” perché non ci guadagnerebbero niente? Si sente anche lei un po’ più tranquillo?

  2. Rispondo a Flavio
    Caro Flavio, grazie del commento e della puntuale (e tranquillizzante) precisazione. In effetti il pericolo non è quello della fuga in massa come nel caso dei piloti militari che preferiscono emigrare verso la compagnia di bandiera (cosa che ha indebolito l’Aeronautica Militare senza peraltro riuscire a salvare l’Alitalia). Il dettaglio fastidioso è quel “anche dopo aver cessato di appartenere alle amministrazioni e ai corpi ivi indicati”, cosa che configura la chiara volontà di perpetuare un privilegio “ad personas”.

  3. Due metri e due misure?
    Il caso dei “piloti militari che preferiscono emigrare verso la compagnia di bandiera” mi pare sia un discorso diverso da questo. L’ho sempre considerato un atto moralmente inaccettabile perché questi piloti hanno usufruito del cospicuo investimento che l’aeronautica militare ha fatto su di loro, per scopi strettamente personali e commerciali, abbandonando il servizio molto prima di aver reso allo Stato i frutti dell’impegno economico e umano per cui sono stati addestrati.
    Ho letto il suo curriculum su Facebook. Vedo che insegna, ora che è in quiescenza, geopolitica, gestione delle crisi e comunicazione all’università di Roma “La Sapienza” e all’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, immagino non gratuitamente e mettendo a frutto tutto ciò che ha imparato nella sua lunga carriera militare. Mi può spiegare quale differenza vede con i medici militari che possono continuare a fare i medici, mettendo a frutto pure loro ciò che hanno imparato durante la loro carriera, anche dopo il pensionamento? O sono due metri e due misure?
    Mi scusi la mia corta visione, ma non vedo nessuna differenza.
    Mi consenta ancora una cosa, ma se i metri e le misure sono uguali, dovrebbe essere più leale e meno fazioso con i suoi indignati amici/lettori di Facebook, sempre pronti ad approvare e ad assorbire tutto ciò che lei propone. Credo che qui giochi il ruolo dei gradi. Il sissignore esiste sempre e gratifica anche quando uno non è più in servizio. Ma forse questo è ciò di cui un ex avrà sempre bisogno.

  4. Titolo ingannevole…
    Forse siamo stati tratti in inganno dal titolo che parla di “impatto sul mondo militare”, ma anche a me è sembrato che la preoccupazione principale fosse la fuga in massa degli ufficiali medici sguarnendo gli ospedali militari, ma evidentemente anch’io ho interpretato male l’articolo. Però che cosa intende con “chiara volontà di perpetuare un privilegio “ad personas””?

  5. Pari dignità
    Intendiamoci: i patentisti sono legittimati a patentare così come gli insegnanti sono autorizzati ad insegnare. Stesso dicasi per tutti coloro che esercitano qualsivoglia lavoro nell’ambito della legalità. Quindi in linea di principio non ci sono differenze fra i vari mestieri, che conservano pari dignità. Ma il fatto è che la Sanità militare non è soltanto burocrazia medico legale, è molto di più. Sanità militare significa salvare vite umane (ieri sui campi di battaglia, oggi e domani nei teatri operativi) nei riguardi di amici, nemici e popolazione civile. Ecco perché mi piacerebbe vedere qualche provvedimento legislativo (non certo sul Codice della strada ma in leggi di portata ben maggiore, come la Finanziaria) a favore di un Ente benemerito come la Sanità militare e a favore dei suoi componenti che rischiano la vita per salvare gli altri. Anche perché le missioni di oggi non si fanno più (e quelle di domani non si faranno più) con sommergibili, portaerei, cacciabombardieri, artiglierie e carri armati ma in primo luogo con il Genio e la Sanità.

  6. Tanto per sparare?
    Le chiedo scusa, ma ho un po’ di difficoltà a capire un nesso logico tra le risposte lette qui e quella letta sulla pagina a cui fa riferimento il sig. Flavio. Lì dice che “… quelli sono tutti incentivi a trattenerli, per evitare che vadano a lavorare “fuori”. Da ieri sarà più difficile trattenerli…”, qui una volta parla di privilegi ad personam e poi di soldi che mancano alla sanità… Sono pienamente d’accordo con lei, signor Generale, che “la Sanità militare non è soltanto burocrazia medico legale, è molto di più. Sanità militare significa salvare vite umane (ieri sui campi di battaglia, oggi e domani nei teatri operativi) nei riguardi di amici, nemici e popolazione civile” e aggiungo io che la finanziaria non dovrebbe mai tagliare risorse ai settori molto importanti per la vita del paese, come pubblica sicurezza, sanità pubblica, istruzione e la cultura in genere.
    Ma perché prendersela tanto con una aggiunta fatta in questo nuovo codice della strada che specifica solo che i medici (tutti i medici indicati nell’art.119 del Cds, non solo quelli delle Forze Armate) potranno continuare a fare i certificati di idoneità alla guida anche quando sono andati in pensione, se lo facevano già prima per almeno 10 anni? … o non capisco io o, Signor Generale, qui c’è qualcosa che non va. Mi sembra che si sia sparato tanto per sparare…

  7. Folle codicillo
    Questo codicillo della nuova legge è la fine dello Stato di diritto. Alla faccia delle leggi ad personam. Delegare ad un soggetto privato, sine titulo (essendo in quiescenza), una funzione pubblica era proprio degli stati pre 1789. Seguendo questo razionale si potrebbe tranquillamente permettere anche agli ex impiegati degli uffici anagrafe di certificare anche dopo il collocamento a riposo. Tanto sono bravi, lo hanno fatto per quarant’anni.
    FOLLIA non ha altre denominazioni.
    Tra l’altro la Difesa potrebbe, grazie alle certificazioni, guadagnare MILIONI di euro, rimpinguando i suoi magri bilanci ma di questo sembra non le importi granchè. Come poco le importa che le prestazioni erogate dalla Sanità Militare, in termini di attività, siano minime se non risibili rispetto all’investimento nell’aver creato medici specialisti. Sicuramente i medici militari non guadagnano molto, ma è altresì vero che non rendono neppure. Un po’ come comprare una Ferrari e lasciarla in garage.
    PS Sono un medico militare e ho scritto con cognizione di causa.

    Un plauso al Gen. Marizza, uno che finalmente ha capito il reale stato delle cose.

  8. Il medico di fiducia chiede
    Il medico di fiducia chiede dai 60 agli 80 euro per un certificato anamnestico per patente… e non sento colleghi sparlare l’uno dell’altro per questo… divide et impera.

  9. Francamente non ho capito
    Francamente non ho capito suo intervento. Cosa c’entrano i medici di base ed il divide et impera?

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