La bussola dei cattolici deve essere la libertà

L’animato dibattito di queste ore sul ruolo e sulla giusta collocazione dei cattolici in politica, rischia di “perdere per strada i pezzi”, di tralasciare elementi essenziali della storia e dell’identità cattolica nel nostro Paese.

Due errori, simmetrici e opposti, devono essere fondamentalmente evitati: da un lato il ritenere che l’identità cattolica sia un dato del passato, fondamentalmente da archiviare dietro formule semplicistiche come “modernizzazione del Paese”, e dall’altro pensare che, in Italia, solo per la geografica prossimità della Santa Sede o per la sostanziale identità culturale cattolica del Popolo, non sia in atto quel processo di secolarizzazione, i cui effetti nefasti, legati al relativismo filosofico ed etico, sono visibilmente e macroscopicamente evidenti in altri Paesi della vecchia Europa.

Come una clava si agita il vessillo della laicità, dimenticando che, nella nostra Carta Costituzionale, a differenza, per esempio, di quella francese, la Repubblica non è definita: “laica”, con tutti ciò che questo significa, sia in ordine alla storia sia rispetto all’origine giacobina della “laicità francese”. Inoltre, purtroppo, gli “agitatori del vessillo laico”, troppo spesso by-passano tutto il delicato e necessario lavoro di comprensione culturale, filosofica, storica e politica, del rapporto tra cattolici e laici, che invece è assolutamente imprescindibile per giungere a una corretta comprensione del problema e all’elaborazione di quella “sana laicità” che da più parti è auspicata.

Per la dottrina sociale cattolica, la laicità è sì autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica, ma non può esserci “autonomia dalla sfera morale” (cf. “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” n. 6). Anzi, come spesso ribadito, proprio la mancanza di una “fede soprannaturale”, in un Dio che “suggerisce” comportamenti etici e rivela Comandamenti morali, obbliga in coscienza il laico ad una grandissima attenzione alla sfera morale, ai valori, a tutti i temi che non sono, né possono essere, semplicisticamente riducibili alle soluzioni offerte da un approccio scientista e tecnicistico.

Questa è la “sana laicità” o la “laicità benintesa”, come ha spesso ricordato il Santo Padre Benedetto XVI, altrimenti è “malintesa” e fraintesa come “pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili” (Ibidem, n. 3).

Non a caso si sono moltiplicate, in vari ambiti sociali, le richieste di “codici etici”: essi, in realtà, non sono che il “rientro dalla finestra”, purtroppo in versione caricaturale, del Decalogo del Sinai messo “fuori dalla porta” da certo ideologico laicismo nostrano ed europeo.

Ritorna, in forma decentrata, l’etica dello Stato di hegeliana memoria che sostituì quella di Dio e si divinizzò nelle forme statuali naziste e comuniste. Su tutto questo dovrebbero meditare quei cattolici così pronti, in modo irenico e ideologico, a promuovere, sui giusti valori della pace e della moratoria per la pena di morte, meeting e marce con chiunque, ma riottosi a unirsi con gli stessi fratelli di fede e con gli “uomini di buona volontà”, per osservare e mettere in pratica almeno l’etica del Sinai, i valori sottesi e promossi dal quel Decalogo che è legge e patrimonio dell’intera umanità.

I Cattolici non dovrebbero dare testimonianza a quest’etica, come alla radice di una Nazione, quale l’Italia, e di un Continente quale l’Europa? Una falsa concordia, frutto di compromessi identitari, in nome dei valori, primo tra tutti quello della falsa pace costruita dall’uomo, e secondo i dettami dei poteri forti del mondo, è opera dell’Anticristo, come prevedeva Solov’ev all’inizio del secolo scorso.

Come ribadito alla Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, dal Santo Padre Benedetto XVI: “Dovete essere attenti affinché le vostre opere ed istituzioni conservino sempre una chiara ed esplicita identità, perché il fine della vostra attività […] non rimanga ambiguo ed oscuro, e perché tante persone possano condividere i vostri ideali e unirsi a voi efficacemente e con entusiasmo” (Discorso del 21 febbraio 2008). Possibile che ciò non valga per i cattolici impegnati in politica?

Il criterio, per un cattolico, non può che essere la libertà. Verificando quali ambiti della società e della politica garantiscano la maggiore libertà alla vita e alla promozione di quei valori, che hanno una dimensione universale, ed all’esercizio di quella fondamentale azione educativa, senza la quale il Cattolicesimo non potrebbe né concepirsi né vivere, e nei confronti della quale è sistematicamente attaccato e tentativamente delegittimato. Senza troppo successo.

 

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4 COMMENTS

  1. Grazie Don Salvatore:
    Grazie Don Salvatore: semplicemente perfetto. Speriamo che i futuri eletti del PdL facciano buon uso della loro libertà….

  2. Mi auguro che i politici del
    Mi auguro che i politici del Pdl si ispirino nelle loro scelte alla persona di Gesù Cristo,il quale si spogliò della sua natura divina e si fece uomo per condividere quella che è la nostra natura umana.Quando un politico che si professa Cristiano arriva al seggio più alto o fà come ha fatto “LUI” o fallisce tradendo il suo Signore….Sarebbe ora che i signori della politica si degnassero di scendere al pari dei loro simili condividendo con loro questo cammino su questa terra che Gesù è venuto a salvare, non soltanto in campagna elettorale con i bei discorsi pieni di promesse,ma portando avanti senza compromessi le battaglie che aiutano i più deboli e i più poveri….

  3. i colpevoli silenzi di “avvenire” sui politici “allegri”
    Ci ho provato con il quotidiano che -speravo- avrebbe dovuto darmi ascolto per ovvi motivi. Invece “avvenire” alle mie ripetute sollecitazioni di PARLARE della situazione coniugale dei politici mi ha sempre risposto picche. L’ultima volta che ci ho provato mi ha risposto un certo signore(di cui non ricordo il nome, ma che potrei trovarlo in un attimo: conservo ancora la mail) dicendomi che lui ed il direttore passano quasi tutta la giornata a leggere la corrispondenza (mah) e che non riescono ad evaderla tutta. Ora, è evidente che c’è -chissà perché : linea di boffo?linea dell’editore?linea di una fronda interna al giornale?- una volontà di non trattare il tema dei politici adulteri. Anche perché, se è vero che loro -come dicono- passano tanto tempo a leggere le opinioni dei loro lettori, a maggio ragione dovrebbero dare ascolto ad un lettore che PIU VOLTE, in tanti modi, sollecita una pacifica discussione sul tema. Ora, siccome si dice che internet è democratico e liberale (ed, in effetti, guardando certi blog si ha l’impressione che internet sia anche parecchio libertino) io dico: fanno gli elenchi degli inquisiti fanno gli elenchi dei voltagabbana fanno l’elenco delle professioni fanno l’elenco degli stipendi (e tanti altri elenchi), possibile che nessuno realizza un elenco dei Parlamentari (o, in questa fase, dei candidati) ADULTERI? Non per gossip, no. A nessun interessa le porcherie che fanno sti sporcaccioni, perché davvero non si vuole condannare nessuno (ci pensano già le singole coscienze .o almeno quelle ancora “vive” e non messe a tacere dal rumoroso fango dei peccati). Si vorrebbe , invece, avere un trasparente quadro delle situazioni familiari. Nei loro curriculum mettono lauree, incarichi, figli , ma si dimenticano di dire se tali figli li han avuti dalla loro legittima moglie SPOSATA IN CHIESA, o da chissà chi. Mettano, mettano che han lasciato le loro mogli. Dicano che i loro matrimoni sono falliti. Dicano che ora vivono situazioni STABILI DI PECCATO(adulterio, convivenze, concubinato, omosessualità dichiarata). Se unanimemente proclamano il divorzio una “conquista di civiltà” (PURTROPPO, NON HO MAI SENTITO DIRE DA NESSUN POLITICO CHE LA LEGGE SUL DIVORZIO è UNA PESANTE SPADA DI DAMOCLE CHE DISTURBA LA FAMIGLIA), perché NON DICONO SE NE HANNO FRUITO? Perchè non dicono: si ho divorziato, ora vivo in una situazione di peccato, convivo con una donna che non è mia moglie: sono ADULTERO. Ovvio che nessuno ha interesse a farlo, tanto meno quei politici/candidati che dicono di rifarsi “AI VALORI” (ma quali? lo dicano quali valori!!!!) ma un giornale un organo di informazione potrebbero farlo. Credete che siano POCHI gli italiani a cui interessa MOLTO la coerenza morale di un candidato? E , per tornare al discorso iniziale, possibile che una testata d’ispirazione cattolica non prenda in considerazione questo aspetto, SEBBENE SOLLECITATA DAI LETTORI?

  4. GENTILE ANONIMO DEL 09/03/08
    GENTILE ANONIMO DEL 09/03/08 h. 16.54, LA INFORMO CHE IL FIGLIO DI DIO, FACENDOSI CARNE, NON SI E’ MAI SPOGLIATO DELLA SUA NATURA DIVINA, MA SEMPLICEMENTE “DELLA GLORIA” CHE COMPETE A TALE NATURA. AL CONTRARIO, SAREBBE UN SEPLICE UOMO, E NON CI SAREBBE SALVEZZA. LEI HA SCRITTO UN’ERESIA FORMALE. BUONO STUDIO.

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