La deriva di Firenze tra la crociata pro-Englaro e il j’accuse dei preti “militanti”

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

La deriva di Firenze tra la crociata pro-Englaro e il j’accuse dei preti “militanti”

03 Aprile 2009

L’occasione della cittadinanza onoraria conferita al padre di Eluana Englaro ha riacceso nel capoluogo della rossa Toscana gli animi battaglieri di memoria medievale che si pensava fossero sopiti. D’improvviso è riapparsa una città ribelle e sempre più arroccata su sé stessa. In Palazzo Vecchio, secondo gran parte dei fiorentini si è consumata un’ennesima forzatura contraria al volere dei cittadini, dal sapore provocatorio, vetero-comunista che dal dopoguerra ha reso questa città ostaggio della sinistra più oltranzista.

Non me ne voglia il signor Englaro, se mi permetto di biasimare chi sfrutta ogni occasione per strumentalizzare il dolore e la fede altrui a proprio vantaggio. Si guardi bene da chi oggi lo esalta e lo sbandiera come un’icona per le sue battaglie politiche, perché domani, in una città dove spesso il sentimento sciovinista fa a gara con l’interesse particolare, potrebbe rivoltarglisi contro. “Una regione in cui ha avuto tanto successo l’indottrinare i propri ‘sudditi’ all’egemonia della sinistra postcomunista come facciata di democrazia” (Baget Bozzo). Di questo gli abitanti ne sono coscienti, ma la nostalgia per “baffone” in certi strati sociali è ancora  viva, palpabile nelle numerosissime ex Case del Fascio, oggi Case del Popolo.

Con Beppino Englaro si è svolto un rituale che non ha precedenti, dal momento che le 22 cittadinanze conferite dal 1999 ad oggi sono state pressoché approvate con il consenso delle opposizioni. I consiglieri del PdL, per nulla consultati precedentemente, hanno bollato questa commemorazione come un “gesto di arroganza politica” dal quale “la cittadinanza onoraria  ne uscirà moralmente dimezzata perchè non condivisa dall’intera città”. Mentre nel Salone de’ Dugento la gente gridava «Bravo Beppino , c’è bisogno di persone così», si è sfiorato il corpo a corpo con due vigilesse contuse, fuori dal Palazzo, in Piazza della Signoria,  i contestatori della Lega suonavano la grancassa a suon di slogan. Senza mai aver messo piede in questa città, senza aver mai partecipato ad una promozione culturale o a qualunque attività benemerita, il signor Beppe Englaro si trova insignito del “Giglio d’Oro” per meriti inesistenti, peraltro in assenza del primo cittadino il quale, forse prevedendo uno spettacolo poco edificante, ha preferito starne lontano, lasciando le contrapposte fazioni in balìa di loro stesse, dimostrando ancora una volta di essere “schifato della politica” (affermazione di Leonardo Domenici, intervista sul Corriere della Sera, 6 dicembre 2008).

L’esasperazione di questa città, precipitata a rango di provincia, ha radici sessantottine e la sua immagine è l’Isolotto, il quartiere ad ovest di Firenze cresciuto col “Piano Fanfani” per far posto agli immigrati assunti nelle industrie allora fiorenti come la Galileo e la Pignone. Nella piazza del quartiere sin dai primi  anni ’60 il prete-operaio, don Enzo Mazzi, predicava la teologia della liberazione, una sorta di anacronistico sincretismo fra marxismo e cristianesimo. Ebbene, lo scomunicato continua a dir messa nella stessa piazza per un pugno di fedeli, lanciando strali contro la Curia fiorentina.

E’ dei giorni scorsi un altro episodio con uno dei novelli “teologi” di turno, don Alessandro Santoro, parroco del quartiere delle Piagge ( periferia a nord-ovest della città) il quale in una “casa del Popolo” gestita da Rifondazione Comunista, ha preso le distanze dalla “sua” Chiesa rappresentata dall’ex segretario della Cei Giuseppe Betori,  nuovo arcivescovo di Firenze. Don Alessandro Santoro, in un impeto di livore, invece di scagliarsi contro l’incuria del Comune nei confronti del quartiere, prendendo a pretesto l’operazione Englaro, ha sferrato inopinatamente un pesante attacco ai vertici della Curia ed ai suoi correligionari, rei di aver criticato questa “premiazione”, giudicando “un baccanale osceno chi ha ostentato preghiere, rosari e parole senza senso per Eluana Englaro”.

Parole pesantissime, che potrebbero innescare ripercussioni altrettanto pesanti nel tessuto sociale di questa periferia e non solo, resa invivibile per l’alto numero di clandestini e, purtroppo, di disoccupati. Al momento la Curia non risponde alle provocazioni. Però immagino la reazione, considerando il peso  della frase “io in questa Chiesa non mi riconosco…”.

Al richiamo delle sirene postcomuniste,  la solidarietà di Beppino Englaro non si è fatta attendere. Dopo aver incontrato la comunità di Enzo Mazzi all’Isolotto e il giorno precedente il sindaco Leonardo Domenici, il padre di Eluana si è precipitato ad abbracciare il parroco delle Piagge: “Finalmente ti conosco!”, sono state le prime parole,  poi, rivolto alla folla ha gridato: “Grazie per essermi accanto, mi date la carica per affrontare questa battaglia di vita”. Non vorrei esagerare, ma pensando alle “tenebre”, di cui parla nell’ultima enciclica Benedetto XVI (e in quelle dei suoi predecessori), si ha la sensazione che questa città sia diventata l’epicentro in cui aleggiano fantasmi che si presentano sotto le spoglie di “benefattori”, nel tentativo di ricacciare la Chiesa nelle catacombe e vederla ridotta al silenzio: quel “silenzio” che di recente ha censurato il film di Andrzej Wajda, “Il massacro di Katyn”.

Non molto tempo addietro, in un articolo apparso su un diffusissimo sito web d’ispirazione salafita, l’autore invitava a “denunciare” il cardinale Giacomo Biffi per aver inviato una raccomandazione al Governo, intesa ad “adottare maggiori controlli sugli immigrati e a far rispettare il giusto principio della reciprocità”. Tollerare accuse di intrusioni Vaticane nella vita politica del nostro Paese, da chi di commistione tra fede e politica ne ha fatto una bandiera per la propria conquista, peraltro sostenuti da certi settori politici orfani del socialismo reale, non è più tollerabile. Non reagire alle provocazioni di chi propone dialogo mentre nega la sacralità della vita, è semplicemente nichilista.

Oltre ad alimentare antiche faziosità, il ghetto che questi signori stanno ri-creando, politicizzando spudoratamente il ricordo di una creatura sfortunata come Eluana, è la riprova di una pericolosa deriva fondamentalista in cui sta precipitando questa gloriosa città. Saranno pure le prove propedeutiche di campagna elettorale, ma pochi si accorgono che dando in pasto ideologie agli indigenti, ai negletti che Cristo amava, finiscono per alimentare in loro sentimenti di disperazione. Essi non capiscono che, come diceva don Lorenzo Milani, gli “ultimi” hanno bisogno di cultura e di azioni concrete.

Presi dal furore ideologico dimenticano che verso gli indigenti la Chiesa si è sempre assunta l’onere della sussidiarietà quando le autorità locali non ottemperano al loro mandato istituzionale. Staremo a vedere quali altre alchimie politiche saranno capaci di inventarsi ora che  i Vescovi scendono in campo contro la pesante crisi economica, istituendo, in accordo con l’Abi, un fondo di garanzia di trenta milioni di euro per le famiglie più bisognose: cinquecento euro di sussidio al mese per pagare l’affitto o il mutuo, con il denaro erogato dalle banche sotto forma di un prestito garantito da un fondo alimentato dalla Cei.