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La resa di Fassino

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Piero Fassino ha perfettamente ragione quando – per giustificare la sua idea di aprire trattative con i Talebani sul futuro dell’Afghanistan – dice che “la pace si fa con i nemici”. C’è però un elemento che sembra sfuggirgli, e cioè che la pace si fa con i nemici sconfitti.

Oggi i Talebani sono in piena rimonta, forti dei proventi della vendita dell’oppio e delle divisioni nella coalizione alleata, fronteggiano spavaldamente l’offensiva di primavera dell’operazione “Achille”. Controllano intere provincie e con i rapimenti mirati mettono sotto scacco i governi europei, mentre con i continui attentati kamikaze tengono la popolazione civile in ostaggio e seminano l’odio verso le truppe occidentali. Trattare con i Talebani oggi vuol dire trattare con chi ha il kalashnikov dalla parte del manico.

In realtà tutto questo Fassino lo sa benissimo ma non lo può dire per un'altra semplice considerazione: per sconfiggere i nemici bisogna fare la guerra. Se dunque Fassino dicesse le cose come stanno, invece di ricevere la ola della sinistra della sua maggioranza sarebbe sommerso dai fischi.

Dovrebbe infatti dire che quella in Afghanistan è una vera guerra, che serve ad impedire ai Talebani di riconquistare il paese ora retto dal legittimo governo di Karzai, che per vincerla i soldati (italiani compresi) devono sparare, attaccare, persino uccidere.

La posizione del governo invece è tutt’altra: si condensa nella stolida affermazione di Prodi “non un uomo in più, non un chilometro in più per l’Afghanistan”. Vuol dire che gli italiani se ne devono stare al sicuro nella provincia di Herat a costruire pozzi e trincee, che a fatica possono difendersi armi in pugno (ma deve essere proprio legittima difesa), e quanto succede nel resto del paese non è cosa che ci riguardi.

Con queste promesse l’auspicio di Fassino rischia di realizzarsi capovolto come nei peggiori incubi. Il tavolo lo chiederanno i Talebani da vincitori e lasceranno alle forze alleate il posto dei nemici sconfitti che a capo chino parleranno non di pace ma di resa.

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1 COMMENT

  1. La pace non si fa neanche
    La pace non si fa neanche con i nemici sconfitti, se
    questi sono terroristi e non hanno alcun ruolo nello
    Stato. Si può accettare di trattare con i nemici solo
    se è necessario, ovvero se questi fanno parte della
    struttura statale e quindi non è possibile farne a
    meno.

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