La Rivoluzione Arancione ha già vinto ma nessuno se n’è accorto

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La Rivoluzione Arancione ha già vinto ma nessuno se n’è accorto

30 Gennaio 2010

Nelle mille analisi, uscite dopo il primo turno delle elezioni presidenziali ucraine, è emerso un giudizio comune. La cosiddetta “Rivoluzione Arancione” sarebbe stata rinnegata dagli stessi ucraini, ora rivolti con lo sguardo al passato, ben rappresentato dal candidato russofilo e nostalgico “dell’ancien régime”, Viktor Yanukovych. Questo tipo di analisi non mi stupisce. Niente di nuovo sotto il sole.

Negli anni ’90, poco tempo dopo il crollo del muro di Berlino, si commentava in modo simile il ritorno al potere, con elezioni democratiche, di un esercito di ex dirigenti dei partiti comunisti dell’est europeo.

In pratica, si considerava la cosa come un veloce pentimento, che riportava la gente, dal desiderio di libertà e democrazia, al rimpianto per i defunti regimi a partito unico.

Uno dei casi più eclatanti avvenne in Polonia. Il presidente in carica era l’eroe delle battaglie democratiche di Solidarnosc e premio nobel per la pace Lech Walesa, eletto nel 1990 con tre quarti dei voti. Ma alle elezioni del 1995 il consenso di Walesa si ridusse a un terzo dei voti al primo turno, venendo poi battuto al ballottaggio dall’ex comunista Kwaśniewski.

Allora, come oggi, tutti a commentare che la Polonia aveva rinnegato Solidarnosc e aveva eletto un ex esponente e ministro del regime comunista. Insomma, i polacchi avrebbero maturato un rimpianto per la legge marziale, il coprifuoco, i blindati per le strade, gli arresti, i pestaggi, le torture, gli ZOMO che sparavano allegramente sui minatori in sciopero…

Naturalmente non era così, e il primo a saperlo era proprio il nuovo presidente Kwaśniewski, che traghettò il paese addirittura nella NATO.

Certi avvenimenti storici, come la “caduta del muro”, rappresentano “punti di non ritorno” e lo stesso vale per la Rivoluzione Arancione. I valori di libertà, democrazia e concreta indipendenza nazionale, che gli ucraini reclamavano nel 2004, non possono essere più ignorati nemmeno dalla parte che vi si opponeva.

C’è certamente una differenza tra la Polonia di Walesa e l’Ucraina di Yushchenko nel 2004. La Polonia era un paese nazionalmente compatto, in cui Solidarnosc ha trasmesso idee e valori alla totalità della popolazione, mentre in Ucraina era ed è presente una forte minoranza che, per motivi etnici e linguistici, non accetta il cambiamento preferendo il vecchio regime, semiautoritario e decisamente russofilo.

E qui sta la sorpresa dell’Ucraina che, al contrario di ciò che è stato detto, al primo turno delle presidenziali si è dimostrata molto più “arancione” nei valori di quanto lo sia mai stata. L’osservazione superficiale ha considerato il disastroso risultato di Yushchenko, visto come il paladino integralista della Rivoluzione, come la prova provata del fallimento della stessa. Non solo non è stato molto considerato il secondo posto del primo ministro Tymoshenko, che della Rivoluzione era stata protagonista e non l’ha mai rinnegata, ma esaltato oltre ogni misura il “successo” di Yanukovych, che ha raccolto molti meno voti che nel 2004.

In realtà, l’elemento rivoluzionario delle elezioni è stato lo sgretolamento del precedentemente compatto fronte russofilo. Concentrati sui due candidati che accedono al ballottaggio, e sulla netta sconfitta di Yushchenko, si è sottovalutata l’importanza del terzo posto ottenuto dal semisconosciuto Tihipko con ben il 13,06% dei voti.

Questi nel 2004 era a capo della macchina elettorale di Yanukovych, ed è stato presentato da un partitino che ha preso lo 0.09% alle elezioni del 2006 e che nel 2007 si è presentato, data la sua inconsistenza, unito al “Partito delle regioni” di Yanukovych.

È facile capire che i voti non possono essergli caduti dal cielo o dal partitino che lo appoggia. Dietro di lui ci sono importanti imprenditori, in passato legati all’allora presidente Kuchma, che hanno smesso di appoggiare per partito preso e gratis Yanukovych.

Il virus arancione ha pertanto colpito personaggi impensabili. Costoro hanno scoperto che la democrazia non è brutta come pensavano e che, persi privilegi, aiutini e favori, non sono comunque stati perseguitati e hanno solo dovuto arrangiarsi negli affari con le loro forze. E intanto gli oligarchi russi, un passo per volta, avanzano in Ucraina minacciando i loro interessi.

Cosa succederebbe con un governo eccessivamente russofilo? Gli si spalancherebbero le porte presumibilmente. Allora meglio smettere di appoggiare Yanukovych, se non dopo un accordo per la continuazione della democrazia (che permette di far pesare i loro voti come “ago della bilancia”) e di un’indipendenza effettiva dalla Russia.

Insomma, i valori della “Rivoluzione Arancione” sono stati, a sorpresa, riconosciuti come utili da gente che li avversava come la peste. La maggioranza che non vuole un ritorno al passato è grande come mai prima d’ora. Chiunque vinca le elezioni ne dovrà tenere conto.