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La sfida parte con un nuovo scenario politico

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Il presidente Berlusconi ha parlato dell’insofferenza della gente per i “parrucconi della politica”.

A Roma consegnando i diplomi ai ragazzi di quella Summer School di Forza Italia fortemente voluta da Sandro Bondi e Gaetano Quagliariello, il cavaliere si rallegrava di avere di fronte dei ragazzi che non sono “ex” di nulla. Ragazzi che hanno semplicemente voglia di credere ancora nella politica nonostante fenomeni come il “grillismo” dimostrino l’insofferenza delle gente per una politica che è sterile, inutile, autoreferenziale.

Il popolo non ne può più di subire le vessazioni di personaggi che nella vita hanno fatto solo politica, intendendola unicamente come gestione di voti e scambi di favori.

Oramai questi personaggi “parrucconi” sono più simili a mummie incartapecorite che pure riescono a mettere ancora soggezione e ancora a soggiogare psicologicamente i più deboli incutendo “sacri” timori.

Certo i più deboli sono quelli che hanno posizioni lavorative e sociali incerte e che stanno abbarbicati a qualche senatore od onorevole che è in grado di decretare il loro insuccesso.

Deboli che non si muovono dai sepolcri delle mummie, aspettando fiduciosi che la mummia si risvegli per rivelare chissà quali tesori.

Per fortuna c’è il popolo, un concetto di coralità, di armonia che se si unisce è davvero una potenza e può riuscire a sigillare i coperchi dei sepolcri in modo che le mummie non escano più a spaventare la gente che vuole vivere senza “sacri” timori reverenziali che impediscono l’azione.

Il popolo può unirsi, evitando la deriva populista, se trova un grande leader e questo grande leader si chiama Silvio Berlusconi, che non ha fatto altro che farsi ancora una volta interprete dei bisogni, delle aspirazioni di chi vuole davvero una nuova politica.

Berlusconi vuole che la gente canti e per questo c’è chi dice che fa teatro. A ben guardare è la vita che è un teatro nel quale tuttavia ognuno deve recitare bene la sua parte. Un teatro dove si raccontano le passioni, dove si racconta poesia, dove si inseguono sogni, dove si imita anche la realtà, cercando di raffigurarne le dinamiche universali. Un teatro che è anche moralità, etica, senza pretendere di essere etica perfetta, un’etica che sarebbe lontana da quella macchietta, macchiata dal peccato, che è l’essere umano.

Silvio Berlusconi racconta i sogni, ma chi lo conosce sa che li racconta perché diventino realtà.

E se la gente per essere popolo compiuto ha bisogno di identificarsi in un leader (lasciamo perdere il termine logoro di “valori” e “princìpi” ), è altrettanto vero che nessun leader può fare a meno di circondarsi di uomini validi. Ecco perché sono convinto che chi ha creduto davvero nel progetto di Forza Italia, non abbia nulla da temere da questa nuova formazione politica.

Berlusconi scioglie Forza Italia per sciogliere quel partito che è stato usurpato da quegli “ex” opportunisti, che sarebbero pronti a marciare sul cadavere non solo del proprio partito, ma anche dei propri colleghi di militanza.

Quei “parrucconi” che sanno solo seminare zizzania, che seguono sempre la logica del “divide et impera” che tanto ha fatto male alla Forza Italia della gente e che sicuramente ci ha fatto perdere le politiche 2006, mentre il Presidente Silvio Berlusconi dava l’anima in campagna elettorale.

Personaggi che non vogliono che vada avanti e cresca chi lavora gratis in politica perché ci crede: questi ultimi sarebbero infatti elementi non controllabili, perché il loro entusiasmo non si può comprare.

Giovani che sono fedeli al loro bisogno di veder cambiare le cose, stufi di maglie burocratiche che imprigionano il lavoratore, strozzano l’impresa, vituperano l’operaio, ingannato da false promesse di una sinistra bugiarda che non sa più fare nemmeno il suo mestiere. Ma la cosa più pazzesca è che i “Mestieranti” della politica che campano solo a suon di gettoni e galleggiano da uno sgabelluccio ad un altro, sono anche tra le file di quel movimento di uomini “prestati alla politica” che è Forza Italia. Non è questo il movimento di rinnovo che aveva progettato Berlusconi e che Sandro Bondi ha portato avanti con enorme dedizione e sacrificio insieme a tanti altri dirigenti del partito.

Purtroppo parecchi signorotti hanno consolidato le proprie posizioni facendone delle roccaforti inespugnabili a detrimento della democrazia e del medesimo spirito di Libertà di Silvio Berlusconi.

Questi baroni devono porsi il problema se aprire al dialogo e vedere la politica come un mezzo per raggiungere obiettivi concreti comuni, oppure continuare a seguire la logica delle “tessere” e dei congressi in cui le liste scomode vengono rifiutate per un vizio di forma. Vizi di forma sempre pronti a comparire quando si tratta di impedire a qualcuno di raccogliere il dissenso della base degli elettori nauseati da dinamismi opportunistici che reggono spesso il gioco alle sinistre.

Insomma il politico che non capisce la realtà, l’esigenza profonda che nasce dal popolo, è destinato a confrontarsi con un fiume nel quale convergono i tanti affluenti che “quell’uomo”, con il suo giovane carisma ha saputo ancora una volta indirizzare e raccordare in questa nuova idea di un nuovo Popolo della Libertà, che trovi espressioni in uomini di valore che rappresentano la voglia di fare e la spinta culturale di un’Italia degna del suo nome e della sua tradizione europea.

Uomini che hanno fondato una “Forza Italia” con queste intenzioni e che oggi lavorano alacremente per portarne avanti il progetto, sia pure con un nome che ne riaffermi le originarie intenzioni. Ritorno riappropriante sul passato pur guardando oltre: verso gli orizzonti che aprono nuovi scenari politici aperti a nuove correnti, a tutte quelle forze politiche che vogliono formare giovani, occuparsi dei problemi culturali del paese, dei problemi cruciali dell’economia.

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