L’Ambasciatore di Capri a Roma non porta pene ma pane (e molto altro)

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L’Ambasciatore di Capri a Roma non porta pene ma pane (e molto altro)

13 Settembre 2009

Recentemente ho proposto alla benevola attenzione dei lettori la categoria dei “ristoranti di servizio”, dei locali, cioè, dove non si va avendo per obiettivo di raggiungere vertici di piacere enogastronomico (sempre, ovviamente, secondo i soggettivissimi criteri di questa rubrica partigiana e politicamente alquanto scorretta), ma per assolvere, con onesta soddisfazione,  a fisiologiche  esigenze di quotidiana alimentazione. Questa iniziativa di carattere pratico – che ha incontrato il favore dei lettori – ha altresì l’ardire di fungere da pungolo per dei ristoratori, i quali, con il dispiego di un minimo di maggior cura e di un’ulteriore, neppure eccessiva, dose di impegno,  utilizzando già essi materie prime di buona qualità (su tale punto non si può assolutamente mai transigere), sarebbero certamente in condizione di lasciare di slancio la “serie cadetta” e aggiungere il proprio locale all’elenco di quelli da frequentare innanzitutto per piacere e non solamente per necessità alimentare.

Assolutamente paradigmatico di quanto appena indicato è il ristorante romano l’Ambasciata di Capri.
Il locale è collocato nel quartiere Prati, non lontano dal magniloquente – ma pur di qualche fascino – Palazzo di Giustizia, ove ha sede la Corte di Cassazione (ricordiamo, per inciso, che furono gli sbancamenti necessari per la costruzione di questo mastodontico edificio che, centodieci anni or sono, diedero l’occasione per il commovente ritrovamento della necropoli in cui era collocata la tomba di Crepereia Tryphaena, a cui Pascoli, unendo delicatezza e perizia tecnica, dedicò ormai, purtroppo, dimenticatissime strofe saffiche). Il ristorante vanta un dirimpettaio illustre (anche cliente), un ex Presidente della Repubblica, che non poco ha contribuito a mettere a nudo il volto ipocrita del potere.
Il ristorante, dotato di più sale e capace di molti coperti, tiene davvero fede al proprio nome, giacchè, in un incredibile trionfo di kitsch, riproduce, con dovizia di impiego di piastrelle maiolicate,  angoli e luoghi dell’isola, a cominciare dalla mitica Piazzetta.

Il menù, piuttosto ampio, è principalmente ittico, ma non mancano incursioni verso territori carnivori. Tra gli antipasti, invero decisamente banali, sono sempre consigliabili le alici marinate, mentre tra i primi il volere impartire consigli diventa arduo, posto che sono tutti decisamente di buon livello, dalle linguine ai limoni della Savardina (in onore del ristorante caprese di cui sono il vanto), alle pennette Aum Aum (con melanzane, mozzarella, salsa di pomodoro e basilico), dal risotto al pescato dei Faraglioni, ai paccheri con sugo di coccio e scorfano, per ricordarne solo alcuni. Una menzione a parte merita il lungo e succulento elenco delle proposte di paste fatte in casa, a cominciare dagli scialatielli, variamente conditi, per giungere (in Ambasciata non poteva essere altrimenti) ai ravioli alla caprese (ripieni con cuore di caciottina dell’isola e maggiorana, salsa di pomodoro e basilico). I secondi dipendono, innanzitutto, dal pescato disponibile, offerto all’acqua pazza, alla brace o con capperi, olive e pomodorino fresco, a seconda delle tipologie. Costante la presenza dei polipetti affogati, della frittura di paranza e del sautè di frutti di mare. Sono raramente assenti le pezzogne, piacevolissime non solo all’acqua pazza (modalità di preparazione sempre suggerita) ma anche alla brace, eventualmente con l’aggiunta di un filo d’olio. Cotolette di agnello, filetti variamente preparati, scaloppine e dimenticabili bistecche alla griglia coprono il versante carnivoro. Senza particolare impegno di ricerca i formaggi, tuttavia sempre rinvenibili in menù. Dolci e gelati sono validi, con doverosa presenza della pastiera con ricotta di bufala e della torta caprese.

L’accoglienza e il servizio sono sempre assai cordiali, non necessariamente parimenti efficienti.
La cantina è piuttosto modesta, soprattutto per i vini rossi, tuttavia con ricarichi per lo più contenuti. Il locale si colloca in una fascia di prezzo media, con un buon rapporto costo/qualità.

AMBASCIATA DI CAPRI  Via Ennio Quirino Visconti, 52 – Roma telefono 06/3226812 06/45472772  06/89928793 – sempre aperto