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Le domande che uno schieramento liberale, popolare e conservatore come il PdL non può sottacere

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Intervenendo in merito all’opinione del Sen. Prof. Quagliariello, gradirei chiarire alcuni punti sui quali si rischia di far dire all’elettorato cattolico cose che in realtà non gli appartengono. Nonostante questi siano argomenti già discussi in parecchie sedi e nelle più svariate occasioni, ogni schieramento politico continua ad avere il proprio personale punto di vista, col quale cerca di convincere ogni singolo cattolico della bontà e della correttezza della propria opinione, per nulla in contrasto con la fede dell’elettore. In parole povere: io non sono un credente, ma vota per me e ti assicuro che non farai un dispiacere a Gesù.

Cercherò, nel limite delle mie capacità, di spiegare cosa prova, cosa pensa, cosa interessa un cattolico praticante che si sente fortemente ed orgogliosamente italiano, e vorrebbe essere governato da istituzioni che propongano uomini caratterizzati da un certo spessore intellettuale, morale, politico; e non pedine che siano semplici espressioni di un equilibrismo più utile ad un gioco di società: io ti do la presidenza della regione cruciale e tu in cambio mi dai il ministero della sanità più un amministratore delegato FS. Si, però facciamo che io metto cinque parlamentari nella tua lista, rinuncio al simbolo e tu mi dai un quinto del rimborso elettorale.

Mi chiedo come faccia la classe dirigente di questo benedetto paese a credere ancora che gli italiani non si accorgano di tutte queste autolesionistiche manovre.

Il PD doveva essere la vera novità politica italiana: facciamo da soli, e vi sorprenderemo. Certo, ma per la faccia tosta: prima proclami americaneggianti, poi le imbarazzanti parentele con Di Pietro ed i radicali. Cosa manca per essere identici ad un anno fa? Credono che basti rimandare a dopo le elezioni l’alleanza con la sinistra radicale o lasciare a piedi De Mita e i quattro gatti di Boselli per rifarsi una verginità?

Per questo sono arrabbiato col PdL. Perché noi, a differenza delle ipocrisie del PD, avevamo la possibilità di proporre qualcosa di veramente diverso e nuovo, ma abbiamo ceduto alle logiche della solita politichetta all’italiana.

E qui vengo al punto, permettendomi di contestare educatamente alcune tesi del Sen. Prof. Gaetano Quagliariello.

Gradirei però fare una premessa. E’ bello vedere come se da un lato tutti invochino la distanza fra lo Stato e la Chiesa, tutti plaudano a quanto sia anacronistico un partito dei cattolici, o non si perda tempo nel ribadire che talune scelte etiche competono solo alla sfera personale e non debbano entrare nell’agenda politica; nel contempo ci si affanna, da destra e da sinistra, nel tirare per la giacchetta tutti quelli che vanno a messa la domenica allo scopo di ottenerne il voto. Ma se siamo dei panda in via d’estinzione come volete far sembrare, lasciateci nelle nostre riserve, no? La verità è un’altra. Noi cattolici romani praticanti in Italia non siamo certo la maggioranza, ma nemmeno quattro gatti. E la politica lo sa bene. Però abbiamo un difetto inconciliabile con l’attuale società: non siamo prepotenti, non alziamo la voce, non vogliamo imporci con la forza fisica, ma cerchiamo di discutere con la sola forza della ragione. E questo ci mette sul piano dei perdenti. Per ora. Poi un giorno faremo tutti un altro tipo di resoconti.

E’ molto più facile dire “i temi etici non devono entrare in campagna elettorale”, piuttosto che imporre il contrario. Nel primo caso, i credenti non comprendono ma accettano, come è nel loro stile da oltre duemila anni. Cercano di portare comunque avanti una lenta, silenziosa e faticosa battaglia a sostegno di quelle idee che la fede in Cristo ha instillato in loro.

Nel caso contrario, si avrebbe una vera e propria sollevazione: fughe di massa di tutti i cosiddetti “laici” da questo o quel partito, cortei di protesta e sollevazioni popolari in merito alle ingerenze vaticane. Allora si giunge al solito compromesso: non si parla di temi etici così non scontentiamo la massa ciarlante, però mettiamo in lista due/tre nomi che ben rappresentano questi temi, in modo da fungere da richiamo anche per i silenti cattolici.
 
Torniamo alle posizioni espresse dal Senatore Quagliariello. La prima annotazione che desidererei proporgli riguarda le presunte preoccupazioni della Chiesa in merito al nuovo sistema politico bipolare italiano, e le eventuali tentazioni per un ritorno al passato. Innanzitutto attendiamo il risultato delle elezioni per verificare se questo bipolarismo sarà così marcato (io lo spero, ma mai fare i conti senza l’oste…). Ad ogni modo rassicuro il Senatore che la Chiesa ha ben altre preoccupazioni. Essa è nata dall’intenzione di un Dio che si è fatto uomo Egli stesso, come ci ricorda lo splendido inizio del Vangelo di Giovanni, proprio per condividere in tutto e per tutto la nostra situazione. La Chiesa è la Sposa fedele di questo logos fatto Uomo. Detto questo, è evidente come per la Chiesa non ci sia un patrimonio più prezioso che l’uomo stesso, imitazione di Cristo e fatto ad immagine e somiglianza del suo Creatore. La Chiesa è interessata all’uomo, è coinvolta nel suo destino, ama ogni singola creatura umana che a lei viene supplicante e desiderosa di sperimentare una visione della vita un po’ più ampia di quei settanta/ottanta anni di gioie e dolori che a tutti noi spettano in regalo.

Ecco perché se c’è qualcosa di cui la Chiesa è preoccupata, questo è il destino dell’uomo. Un destino che la Chiesa è abituata a vedere al di là della semplice durata di una legislatura, e che ha delle prospettive un po’ differenti. La Chiesa desidera una piena realizzazione dell’uomo! E questa buona riuscita del progetto divino, che passa attraverso la nostra assoluta libertà d’azione, compenetra ogni nostro campo d’azione quotidiano, politica inclusa. La Chiesa è preoccupata quindi se si passerà dal “sex without babies” degli anni ‘70 al “babies without sex” di domani, se la presunzione di onnipotenza dell’uomo oserà avvicinarsi troppo a derive pericolose per la sua stessa sorte, se l’assoluta fede nella scienza e nel progresso sapranno fermarsi prima di quel limite che contempla la nostra naturale finitezza, se lo Stato anteporrà la sua azione alla sacralità e libertà del singolo soggetto “persona umana”. Questo interessa alla Chiesa. Interessa far capire che alcuni mattoni che oggi stiamo ponendo uno sopra l’altro cementandoli nelle nostre coscienze, se apparentemente paiono una costruzione di quel “progresso” che renderà la nostra vita più semplice, efficace, sicura, duratura, salubre per tutti noi; in realtà sono dei mattoni che non fanno altro che avvicinarci alla nostra stessa distruzione.

Per questo la Chiesa pone così insistentemente l’accento sui temi etici della vita, della famiglia, dell’educazione. Perché ama così tanto quell’uomo che invece crede di saper fare già così bene tutto da solo, salvo poi trovarsi in mano la polvere ottenuta dal risultato dei suoi stessi disastri.

La Chiesa ha a cuore il destino dell’uomo, non “le cose dei partiti”. Di questo ne sono più che certo. Ma il destino dell’uomo passa anche attraverso le opere di coloro che tengono le redini di una nazione: per questo la Chiesa cerca di essere sempre così prudente ma ferma e convincente nelle sue posizioni, pur non avendo nostalgia alcuna per un “partito dei cattolici” e cercando invece incessantemente “cattolici impegnati in politica”, poiché la difesa della libertà è inscindibile dalla difesa della Verità, come sosteneva Giovanni Paolo II nella “Veritatis Splendor”.


Secondo punto: l’identificazione nello scudo crociato.

Parliamoci chiaro: per cinquant’anni la DC non è stata altro che il “male minore”. L’alternativa era quella di finire in pasto ai rossi e fare la fine dell’Ungheria. Dire però che qualcuno potrebbe, nel 2008, avere nostalgia della DC mi pare pura follia. Sono abituato a non fidarmi proprio di chi si mette in mostra nel fare la comunione tutte le mattine, figuriamoci se posso avere nostalgia di quella DC così ipocrita e maneggiona. Ma è servita anche quella pagina di storia, nel bene e nel male. Pagina che ora è chiusa, e così deve restare. Credo che le insistenze di Casini in merito allo stare in proprio siano più legate a poca condivisione di temi programmatici col PdL (ipotesi alta) o situazioni monetarie legate a finanziamenti e rimborsi elettorali (ipotesi bassa ma più praticabile).

Il simbolo, era solo una questione di lana caprina. Bazzecole. Il cristiano trova il suo vero scudo nella fede in Cristo. Quello crociato con la scritta “libertas” lo possiamo mettere anche in soffitta. Che conta è ciò di cui si vuole discutere, di ciò che sta nell’agenda politica e programmatica di un partito. Da interista nato, potrei votare anche un PdL con lo scudetto del Milan come simbolo, basta che mi prometta di portare in aula parlamentare ciò che mi preme per il futuro dei miei figli.


Terzo punto: si dice che la Chiesa rischia di perdere di vista il “voto dei cattolici” per accreditare un “voto cattolico” che non esiste più. Non capisco come non possa essere chiaro questo punto e ci si arrovelli attorno a simili differenze lessicali. Nel celebre passaggio dove Cristo ricordava di dare a Cesare ed a Dio ciò che era di loro spettanza, non è secondario ricordare che stava rispondendo a chi, provocatoriamente, gli chiedeva se fosse lecito pagare i tributi all’imperatore. Questo per metterlo in difficoltà: in un modo o nell’altro avrebbe scontentato i romani o i suoi conterranei. E invece Gesù ne uscì alla grande come sappiamo. Ma in tutto il resto della sua vita, Gesù non ha fatto altro che farci presente con le sue opere e le sue predicazioni di come tutta la vita possa essere vissuta (ripeto: senza che nulla del suo sapore ci venga tolto) in un’ottica di servizio al Padre.

Per questo è impossibile dire che non esiste un “voto cattolico”. Mia nonna mi diceva sempre che anche i santi peccavano sette volte al giorno. Io, fatte le debite proporzioni, sono certo di andare fuori strada in media tra le due e le tremila volte al giorno. Ma ciò non significa che io non debba impegnarmi nel cercare di vivere da credente nella totalità delle mie azioni. Gesù ci ha insegnato che ci si può divertire, lavorare, pregare, viaggiare, studiare, socializzare, aiutare gli altri… in un ben preciso modo. Quello del cristiano. E non capisco perché il voto debba essere escluso dalle azioni che un credente possa fare contemplando anche quella fede a cui la sua ragione gli suggerisce di credere.

 
Infine, il Senatore (sulla cui integrità, serietà e correttezza non ho nulla da eccepire, ma che giocoforza e comprensibilmente difende alcune scelte giunte dall’alto) porge il fianco ad alcune maliziose domande:

-Se il PdL ha deciso di non concedere l’apparentamento a Ferrara e Casini, perché l’ha fatto con Bossi e Lombardo? Semplici questioni di politica territoriale o semplicemente perché acquistabili più a buon mercato? Il peso specifico dei primi due mi pare evidentemente sproporzionato rispetto ai secondi…speriamo che non lo sia anche in termini di voti. Non avere Casini e Ferrara in lista, per avere Angela Sozio e Katia Noventa sarebbe davvero imperdonabile.

-La scommessa di cui parla (“far vivere laicamente le tematiche dell’identità cristiana in un grande partito di governo”) è quanto di meglio io possa sperare. Ma se non sbaglio Berlusconi ha detto proprio il contrario di quanto Lei espone: alcune tematiche devono restare una questione di coscienza personale. Riusciranno Quagliariello, Formigoni, Mantovano e Roccella a far cambiare idea al Cavaliere, senza passare da un Fini che ormai è quanto di più impresentabile per un partito che si voglia definire conservatore? Potrà il PdL contrastare davvero la prosecuzione della deriva ideologica del PD, che pur travestito da moderno partito di ispirazione anglosassone continuerà a riproporre le stesse ostinate battaglie anti-uomo di quaranta anni fa? Il vero pericolo non rischia di essere la vostra contrapposizione interna con Capezzone, Prestigiacomo, Fini e tutti coloro che nel PdL fanno di una non precisata “laicità” il pretesto per captare benevolenze laddove è più difficile ottenerle mediante serie battaglie culturali?

Lei lo sa meglio di me: oggi vale assai di più l’emozione che la ragione, per questo le prospettive a lungo termine paiono così barbose ed inutili. Meglio un bel figlio in provetta oggi che una deriva eugenetica domani. Vi auguro di pesare molto, all’interno del PdL, e perciò consiglio una bella “dieta ingrassante”!

Concludo consigliando a tutti gli interessati la lettura di “Cristianesimo e democrazia” di Jacques Maritain (Ed. Passigli). Seppur scritto tra il 1942 ed il 1943, possiede alcuni spunti di interesse ancora attuali in merito all’argomento trattato, assai applicabili allo scenario politico attuale ed alle numerose domande che uno schieramento liberale, popolare e conservatore come il PdL non può sottacere.

A Sua disposizione.

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