L’Europa tra Cina e America
16 Settembre 2025
Nel pieno di un tumulto geopolitico – tra la presidenza Trump che ridefinisce l’ordine occidentale e l’ascesa inarrestabile della Cina – l’Europa rischia di perdere un’occasione storica: quella di affermare sé stessa, il proprio modello e la propria visione del mondo.
Trump e la cura shock all’America
L’amministrazione Trump sta smantellando l’architettura istituzionale costruita in settant’anni di pax americana. Il sistema nato da Bretton Woods, pur con i suoi limiti, ha garantito stabilità e sviluppo a milioni di persone. Oggi però manca il suo motore: Washington.
Con il crollo di questo ordine, vacillano i pilastri della leadership americana: il mercato aperto, la NATO, la trasparenza finanziaria, il multilateralismo e il dollaro come valuta di riferimento. E con essi, l’idea stessa dell’Occidente come avanguardia della libertà e della democrazia liberale.
La dottrina Trump riflette un disagio reale, ma mescola protezionismo, opacità, unilateralismo e dirigismo, allontanando l’America dal centro dell’Occidente e lasciando gli alleati senza guida.
La Cina e la nuova avanguardia
La Cina non reagisce: pianifica. Dal suo ingresso nel WTO ha scalato le classifiche della manifattura globale, sollevando dalla povertà centinaia di milioni di persone. Ha costruito un sistema industriale potente, investito in infrastrutture e innovazione, e con la Belt and Road Initiative ha ridisegnato interi paesi.
La transizione energetica cinese è impressionante. Secondo il libro La Cina è un’aragosta di Giada Messetti, tra il 2023 e il 2024 la Cina ha installato più impianti solari di quanti ne abbia installati il resto del mondo in tutto il 2023. Ha superato gli Stati Uniti nella capacità eolica e fotovoltaica, e oggi produce il 40% della potenza fotovoltaica globale.
La dottrina delle “nuove forze produttive di qualità”, annunciata da Xi Jinping nel marzo 2024, guarda al futuro: fusione nucleare, idrogeno, genetica, spazio, informatica quantistica. È il frutto del piano Made in China 2025, di cui l’85% degli obiettivi è già stato raggiunto.
Ma la Cina ha anche gravi problemi: un sistema politico opaco, una profondissima crisi immobiliare, un tasso di invecchiamento della popolazione tra i più ripidi al mondo, un welfare disomogeneo, oltreché disuguaglianze territoriali e violazioni dei diritti umani.
E l’Europa?
L’Europa oggi è un gigante senza testa politica, senza braccia armate, senza cuore economico. È un progetto incompiuto, un ideale abortito, spesso sabotato dagli stessi Stati membri.
Eppure, ha un’opportunità irripetibile. Con il ritiro degli Stati Uniti e l’avanzata della Cina, l’Europa deve colmare il vuoto geopolitico e proporre un modello alternativo, pena la fine della democrazia liberale.
Gli strumenti si fondano nelle sue radici: una democrazia tollerante, un modello di crescita inclusiva, il welfare più avanzato del mondo , un sistema bancario resiliente e legato ai territori, industrie creative e valori sociali radicati nella tolleranza cristiana.
Le sfide del nostro tempo – difesa comune, cambiamento climatico, competizione globale, equità economica – richiedono più Europa.
Serve una classe dirigente capace di pensare in grande, con visione d’avanguardia e con la determinazione che animava Altiero Spinelli quando scrisse: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”
