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L’indipendenza del Kosovo è ormai necessaria

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Si apre, questa settimana, una nuova fase della discussione sullo status del Kosovo. Fallita la consultazione tra Serbia e la leadership albanese, venerdì scorso la troika diplomatica (Unione Europea-Stati Uniti-Russia) ha presentato il proprio rapporto al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon. La conclusione è ufficiale e apparentemente definitiva: nulla di fatto per la mediazione internazionale tra le due parti.

Fallita la consultazione tra Serbia e la leadership albanese, la troika diplomatica (Unione Europea-Stati Uniti-Russia) ha rimesso nuovamente la ‘questione del  Kosovo’ al Consiglio di Sicurezza, che dovrà discutere come risolvere un problema che minaccia di trascinarsi nel tempo con effetti perversi per la sicurezza regionale e internazionale.

Il ruolo dell’Europa, importante ma apparentemente messo in ombra finora dal braccio dei ferro tra Stati Uniti e Russia, in questo momento diventa fondamentale. L’Italia in particolare potrebbe trovarsi in posizione di regista, per due motivi: occupa al momento  la presidenza del Consiglio di Sicurezza ed è rappresentata da un ministro, Massimo D’Alema, che ha già dimostrato in altre occasioni difficili, il Libano per fare un esempio, di essere un leader capace ed autorevole.

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Cosa si può realisticamente chiedere all’Italia in queste circostanze? E’ molto probabile che nulla sarà deciso in sede di Consiglio di Sicurezza, se la Russia continuerà ad usare  il proprio potere di veto per bloccare qualsiasi cambiamento nello status quo. L’alternativa di una risoluzione che accetti l’implementazione del piano di Marrti Ahtisaari sembra molto lontana. Che non si cada nella tentazione, allo scopo di realizzare un risultato qualunque, di forzare un compromesso in sede di Consiglio facendo passare l’adozione del piano Ahtisaari, ma tacendo sullo status del Kosovo e lasciando la questione alla volontà dei singoli paesi Europei.

Sembra, a leggere il riflesso delle ultime manovre diplomatiche sul recente rapporto dell’International Crisis Group (Kosovo Countdown: A Blueprint for Transition), che non occorra neanche una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per realizzare i goal principali del piano Ahtisaari: trasformare la missione ONU in Kosovo in una missione europea, costruire isole di sovranità serbe dentro il Kosovo, e prolungare de facto una condizione di protettorato, qualunque sia la condizione de jure del Kosovo. Per la UE basterebbe una dichiarazione di Ban Ki Moon.

Sul  piano Ahtisaari esiste il consenso del Gruppo di Contatto, che lo vede come l’unico modo possibile per  sbloccare l’attuale status quo. E’ un peccato che questa ‘verità’ si sia consolidata, perchè apre questioni che moltiplicano i problemi, invece che risolverli.

All’Europa, Ahtissari fornisce un minimo comune denominatore di uscita dalla crisi. Alla Serbia, concede la soluzione da sempre cercata per il Kosovo, cioè la cantonizzazione, e in più promette di mantenere il Kosovo bloccato per lungo tempo - un paese né stato veramente indipendente, né completamente colonia, né carne né pesce insomma. Alla Russia, Ahtisaari regala un modello agibile anche in paesi, come la Georgia, dove Mosca potrebbe accrescere legalmente la propria influenza, con il pretesto di proteggere e rappresentare la minoranza dell’Abkhazia, per esempio.

E’ troppo tardi per correggere una decisione sbagliata. Ma si può ancora fare qualcosa affinché non si trasformi in una catastrofe politica. E qui il ruolo dell’Italia e di D’Alema potrebbe essere cruciale. Potrebbe dimostrare polso e iniziativa per costruire un fronte unico della UE  a sostegno dell’indipendenza del Kosovo. Se proprio il piano Ahtisaari deve passare, è fondamentale che  la UE in blocco e gli Stati Uniti riconoscano subito il Kosovo come stato indipendente, per dargli l’opportunità di sopravvivere.

I rischi e le difficoltà, oggi come nel 1999, sono troppo grandi sia per la politica che per la coscienza dell’Europa. La leadership serba, dopo l’assassinio di Djindjic, è tornata alla politica e alla retorica di Milosevic. Il governo di Kostunica ha appena lanciato una campagna pubblica che minaccia di omogeneizzare, come nel 1999, l’opinione pubblica su un revanscismo nazionalista pericoloso (si veda: Byzantine sacred art.com).

Con una straordinaria inversione propagandistica della realtà, Kostunica cita Lincoln, Kennedy, Churchill, Brandt e De Gaulle come difensori del proprio paese a ogni costo. Lasciando da parte ogni commento sugli altri grandi leader storici, De Gaulle sarebbe un modello perfetto per Kostunica, ma non come difensore della patria: come leader capace di grandi democratiche decisioni. Fu De Gaulle a capire che mantenere l’Algeria sotto il governo francese sarebbe stata una catastrofe sia per Algeri che per Parigi e  la mollò.  Se volesse davvero ispirarsi a De Gaulle, il Primo Ministro Serbo Kostunica dovrebbe mollare il Kosovo.

Se il fronte Europeo si incrinerà sulla questione del Kosovo, come pare possibile dato che non esiste consenso su un riconoscimento dell’indipendenza in blocco, l’Europa si troverà a confrontarsi con un nazionalismo serbo rienergizzato, destabilizzante per il paese stesso e per l’intera regione. Nel 1999, la guerra della NATO contro Milosevic fu giustificata sul terreno del realismo politico e dell’emergenza dei diritti umani nella politica internazionale. Si intervenne nel Kosovo per solidificare la credibilità della NATO e per fermare la politica di Belgrado, intenta a far pulizia di albanesi dal Kosovo. Oggi la UE e la NATO devono mantenere la stessa unità per evitare che la vittoria del 1999 si trasformi in una loro sconfitta.

Per concludere, un’avvertenza. Il pericolo, per l’Europa, non è quello di un fantomatico stato islamico in Kosovo, dove la fede mussulmana è completamente separata dalla politica e non ha nulla a che fare con il jihad globale di Al Qaeda e company. Il pericolo vero è l’atmosfera da crociata mantenuta in vita da Kostunica che continua a lamentare la ‘crocifissione’ del Kosovo serbo e vuole trasformare in conflitto religioso ciò che non è. Ma lo stesso Kostunica non ha ancora speso una sola parola sulla discriminazione, i massacri e le distruzioni che il suo predecessore Milosevic ha inflitto agli albanesi con l’aiuto di Nebosja Pavkovic, il generale suo amico (attualmente all’Aja indiziato di crimini di guerra), che Limes (Supplemento al no. 2, 2000) in una intervista a Jean Toschi Marazzani Visconti presentò come “uomo di piacevole aspetto, misurato, una dizione senza accento, colto, ammiratore delle arti”, ma di cui si doveva ammirare soprattutto la capacità militare contro la NATO.

Pavkovic, Milosevic e Kostunica sono la vera ragione per la quale il Kosovo non sarà mai più serbo, perché una leadership che opprime e uccide la propria popolazione perde il diritto a governare, de facto e de jure. Nel 1999 D’Alema capì tutto questo, tenne testa all’opinione pubblica contro la guerra, e mantenne l’unità europea con Blair e Chirac, violando la sovranità serba per proteggere gli albanesi. Da allora, mutatis mutandis, la situazione non è cambiata molto. La posta però è più alta, perché al posto di Yeltsin c’è Putin e la volontà della Russia non di contenere la NATO, ma di interferire nella NATO. Ragione di più per non cedere.

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9 COMMENTS

  1. Non dimentichiamoci del cavallo di Troia
    E allora perchè non l’indipendenza dei Paesi Baschi, dell’Irlanda del Nord, Del Sud Tirolo etc
    bene farebbe l’ UE a riflettere. Gli USA i loro vantaggi li stanno già ottenendo, basi militari, passaggi di oleodotti, perchè non penserete che all America freghi qualcosa dell’indipendenza del Kosovo che verrà governato da un elite di mafiosi,macchiatisi di crimini contro l’umanità e che si è deciso di lasciare impuniti come impuniti l’America lasciò i criminali nazisti che servivano per la guerra fredda. E l’ Italia cosa ci guadagna ? che importiamo dai Balcani come dal resto del Mediterraneo la criminalità che qui può godere d’impunità assoluta.
    E quando una regione italiana conterà su milioni di musulmani cosa concederemo l’indipendenza ?

  2. Perfettamente d’accordo con
    Perfettamente d’accordo con il signor Barbieri.
    Invece chi ha scritto il pezzo,evidentemente delle problematiche dei paesi dei Balcani e in generale delle situazioni in atto in varie parti del mondo,dimostra di conoscere ben poco.

  3. Delirio occidentale
    L’indipendenza del Kossovo è un delirio occidentale, con lo scopo di indebolire la Russia. Fin quando la Russia retrocedeva, mosse del genere si potevano fare, oggi Putin chiarisce che non cederà di un millimetro e noi vorremmo mandare i nostri soldatini perchè siano fatti a pezzi dai serbi appoggiati dalla Russia. Il masochismo italiano non ha limiti.

  4. KOSOVA INDIPENDENTE
    Io sono Kosovaro-Albanese e so esattamente perche’ il KOSOVA ha bisogno di essere Indipendente.Uso poche parole affinche’ siano tranquilli i Balcani,L’Europa e il Mondo interno.
    Il Kosova ha la suo storia(non assimilabile a quella di nessun altro paese)e il popolo Kosovaro ha pagato un prezzo altissimo per la sua liberta’.
    Ora il Kosova e’Indipendente e solo L’Indipendenza
    del Kosova puo’ garantire L’uguaglianza di tutti i suoi cittadini(Attraverso regole,leggi democratiche,legalita’…possibilita’ concrete di sviluppo economico).

  5. di parte!
    Direi che l’articolo è molto molto di parte. Anch’io ormai sono daccordo sul fatto che il Kosovo deve essere indipendente, ma non perchè sia la soluzione giusta o migliore per risolvere la crisi. Purtroppo questa è diventata ormai l’unica soluzione.Poi paragonare l’Algeria al Kosovo non ha ne capo ne piedi…l’Algeria è stata una terra colonizzata solo per lo sfruttamento dalla Francia e lontana da essa sia geograficamente che culturalmente. Il Kosovo è stato abitato per secoli sia da albanesi che da Serbi, è una terra che appartiene a entrambe le popolazioni, entrambe hanno una lunghissima storia di appartenenza a quei luoghi. Per il diritto internazionale il Kosovo è una provincia serba, ma oggi l’unica soluzione per far si che questi due paesi si concentrino sui veri problemi che li affliggono(povertà, disocupaszione, criminalità, etc.)è l’indipendenza. l’èlite serba dovrebbe invece premere per assicurare i maggiori diritti possibili ai serbi all’interno del kosovo indipendente.

  6. Complimenti
    Sono un albanese che conosce assai bene la travagliata storia del Kosovo, specie da quando nel 1913 finì sotto l’occupazione serba e faccio i miei complimenti all’autrice del pezzo, lo trovo uno dei migliori – se non il migliore in assoluto – in materia che io abbia letto sui media italiani. E centra perfettamente il problema, che molti nascondono – in buona o mala fede – presentando il solo Milosevic come una specie di mostro disumano (in più, specie nel centrodestra, sottolineando il suo essere “comunista”) e facendolo capro espiatorio di un’intera classe dirigente serba, senza distinzioni di colore politico, imbevuta di concetti sciovinisti da Terzo Reich in salsa fondamentalista cristiano-ortodossa nei confronti dei popoli vicini, classe dirigente che è tuttora al potere in Serbia e che purtroppo pare ci rimarrà per un bel pezzo. E vorrei aggiungere che se un altro popolo, quello montenegrino, dagli strettissimi legami con i serbi per storia, tradizioni, lingua e fede religiosa ha optato per non avere nulla in comune con la Serbia, una ragione ci sarà pure.
    Auguro ai fratelli kosovaroalbanesi Felice Indipendenza e spero vivamente che si comportino con le minoranze dello Stato del Kosovo secondo la nobile tradizione secolare albanese di rispetto, amicizia e protezione nei confronti del pacifico straniero di qualsiasi colore o religione che vive fra di loro.

  7. L’autrice è verramente brava
    Essendo laureata in Columbia University, per l’autrice, forse era più interessante tenere la parte della Serbia, senza andare molto nel argomento. Da una persona che era il ‘consulente’ delle ONU si aspetta di meglio che istigare di infrangere le proprie risoluzioni (risoluzione 1244)

  8. Kosovo
    Questa tizia è proprio fuori dalla realtà, continua a scivere articoli palesemente di parte e sapete il perchè?
    Pur essendo Italiana di nascita, ha studiato in america, si è là sposata con un americano, adesso lavora per l’ONU indovinate dove?
    IN KOSOVO

  9. Kosovo Indipendente
    Questa tizia che scrive simili articoli palesememte di parte vive fuori dalla realtà e sapete il perchè?
    Pur essendo Italiana di nascita,si è trasferita in america dove ha studiato e si è laureata, ha sposato un americano, e adesso lavora come dipendente dell’ONU indovinate dove?
    IN KOSOVO !!!!!( KOSOVA è la storpiatura albano/kosovara)a Pristina dove indottrina gli albano/kosovari contro i SERBI e convincendoli a chiedere l’indipendenza che, lei promette, gli porterà la prosperità economica, ma sappiamo tutti( a meno di far finta di no) che serve solo agli usa per piantarci( lo stanno già facendo) la più grande base militare d’Europa da cui puntare missili contro la russia
    PENSATE DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA!!!
    Peccato che stavolta al Kremlino non c’è più quell’alcolizzato di Eltsin che loro misero là apposta, dopo aver cacciato a calci nel sedere quel credulone di Gorbaciov, dopo avergli fatto demolire l’ex URSS
    Disgraziatamente in tutto questo ci rimetteremo solo noi Europei, soliti belanti verso gli usa.

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