Ma Capalbio è un quartiere chic di Roma anche quando si mangia?

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Ma Capalbio è un quartiere chic di Roma anche quando si mangia?

20 Settembre 2009

Tra i tantissimi difetti di questa dilettantesca rubrica vi è certamente – come, sia pur benevolmente, mi è stato fatto notare anche da qualche amico lettore – il risultare essa eccessivamente “romano-centrica”. Gli è che lo scrivente vive ed opera nella capitale e, pur costretto ad essere da decenni assai mobile per l’Italia, per motivi legati alla propria professione (che, malauguratamente, non ha assolutamente nulla a che fare con l’eno-gastronomia), raramente ha modo di valutare con la dovuta attenzione e, soprattutto, la necessaria reiterazione, i locali, talora potenzialmente interessanti, dove ha modo di pranzare o cenare, in città diverse dall’Urbe.

Anche oggi, in realtà, parlando de Il Frantoio, si potrebbe dire che trattiamo di un ristorante per molti versi di ambito romano, ancorchè collocato in Toscana: il fatto è che Capalbio, il centro ove ormai da parecchi anni alza la propria insegna questo ottimo ed elegante locale, è si, geograficamente, un comune in provincia di Grosseto, ma, di fatto, è un appendice di Roma. Per cogliere tale aspetto, è infatti sufficiente  considerare la provenienza della quasi totalità di quanti – pochi indigeni a parte –  da parecchi lustri ne animano la vita sociale e culturale, non soltanto durante la stagione estiva, e si contendono la proprietà di ville e casali. Debbo, anzi, confessare che, celiando con un amico, ovviamente  romano, alquanto noto in loco, l’Avvocato Gianni Aringoli, Presidente della Fondazione Epokè ed instancabile animatore (con il supporto delle sue sempre deliziose fanciulle) del Premio Capalbio (manifestazione culturale principalmente dedicata alla produzione saggistica, variamente imitata da altre iniziative nel corso delle diverse stagioni ma sempre evento culturale centrale di ogni estate capalbiese) si stanno da tempo mettendo a fuoco seri argomenti, giuridici e sociologici, volti a dimostrare che Capalbio è in realtà null’altro che un quartiere di Roma (a dire la verità, Gianni, ex sessantottino ancora portato all’estremismo, preferirebbe sostenere l’assunto che Roma è il quartiere sud di Capalbio…).

Venendo al nostro locale, va detto subito che, sebbene sia stato realizzato, ristrutturando, con gusto ed estrema perizia, un vecchio e grande edificio preesistente, ad opera di un noto e valente  professionista della capitale – specializzato, a livello nazionale, nella predisposizioni di ristoranti e bar – vanta tuttavia un titolare che, per ragioni familiari, affonda le proprie radici nella tradizione storica della ristorazione capalbiese. In effetti, proprio in ragione, ritengo, di questo radicamento familiare, pur con molti inserimenti di piatti di altre culture gastronomiche, Il Frantoio mantiene una solida connotazione di ristorante del territorio, innanzitutto sempre particolarmente attento alla qualità delle materie prime utilizzate.

Il posto prospetta sulla piazza, ove ha l’ingresso, in veste di ampio e suggestivo bar-enoteca, dalle atmosfere sapientemente retrò alla Paolo Conte, con scaffali riccamente dotati di bottiglie di vino. A un lato del bar, vi è una piccola ma fornita libreria (ma tra i libri si trovano anche le marmellate e altri prodotti alimentari) e alle spalle di entrambi, salendo una breve rampa di scale, una boutique, sorta di piccolo bazar, con capi di abbigliamento e non solo, oltre la quale è rannicchiata una saletta per eventi riservati. Per giungere al ristorante occorre, invece, dal bar scendere un’altra rampetta, al termine della quale si apre un corridoio, che separa una spaziosa ed elegante sala da pranzo dalla cucina, per terminare con la porta di accesso ad una strepitosa e capiente veranda, piacevolissima location per le cene estive.

Il menù è ricco di proposte e capace di accontentare equamente (e golosamente) carnivori, amanti del pesce e rigorosi vegetariani. Tra gli antipasti il prosciutto artigianale è davvero una cosa seria, ma non si possono non segnalare il tortino di alici con verdure, lo strudel di verdure e pesce bianco e la zuppetta delicata di pesce. I primi piatti, tutti confezionati a regola d’arte e offerti in dosi non omeopatiche, spaziano, per citarne solo alcuni, dagli spaghetti con alici fresche e pecorino romano, ai maltagliati con vongole, bottarga, asparagi di mare e zucchine, dagli gnocchi alla spigola, alle trofie ai frutti di mare, dai tortelli di ceci al taleggio con salsa di pomodorini, all’acquacotta (la tipica zuppa di verdure di stagione e pan secco dei butteri maremmani). Cinghiale alla cacciatora, coniglio disossato ripieno, tagliate di manzo e di filetto,  fiorentine e buttere dominano il panorama dei secondi di carne, mentre il settore ittico, sempre assai vario, baccalà al forno con patate, pomodorini e zucchine a parte, dipende dal pescato disponibile in loco e dall’arrivo da altri mari. Notevoli i contorni per la saporosità delle verdure, con uno sformatino di zucchine di inconsueta piacevolezza. Ricca e di qualità la selezione dei formaggi. I dolci, a cominciare dalla fonduta al cioccolato con frutta di stagione, per arrivare alla torta di pere e prugne con crema alla cannella o alla semplicissima crostata di crema al limone sono in grado di travolgere i migliori buoni propositi dietologici.

Nonostante che il titolare, certamente alquanto professionale, sia talora scorbutico e, in genere, poco propenso al sorriso, il ristorante,  anche in virtù della radiosa titolare e grazie all’impegno delle giovani e capaci collaboratrici, per lo più originarie di Paesi dell’Est, assicura un servizio assai cortese ed efficiente.

La cantina offre un’ampia gamma di ottime etichette, spaziando ben oltre i confini della Toscana, con ricarichi accettabili. Il locale si colloca in una fascia di costo medio-alta, con un correttissimo rapporto prezzo/qualità.

Il Frantoio Piazza della Provvidenza 11 Capalbio (GR) telefono: 0564896484. Sempre aperto l’estate – chiuso il lunedì fuori stagione