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Né con Renzi, né con Berlusconi. Il Centrodestra vogliamo rifondarlo

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Caro Direttore,

l’articolo di Merlo sul centro-destra offre la descrizione di un disastro in atto. Allora facciamo una bella foto di gruppo: in primis Berlusconi, poi Fini, Bossi, Tremonti. Nel 2008 avevano in mano l’Italia. Ma, sia per una durissima opposizione politico-giudiziaria, sia a causa dei loro errori, tutto è stato vanificato.

Partiamo dalla sconfitta del 2011: derivò dalla somma fra l’esplosione della crisi economica, gli errori politici e comportamentali di Berlusconi, l’intenzione di Tremonti di sostituirlo, la rottura di Fini, la reazione del duo Merkel-Sarkozy (quel perfido sorriso) che sponsorizzò il governo Monti. Poi la crisi del centro-destra, la perversione fiscale del governo Monti, la disarmante incapacità politica del PDS, portarono al risultato delle elezioni del 2013 con il crollo del bipolarismo, e l’affermazione del M5S. A quel punto Berlsconi capì tutto e Bersani niente, per cui il Cavaliere lanciò il governo delle larghe intese. Berlusconi vinse e Bersani perse: così nacque il governo Letta.

Pochi mesi dopo, però, Berlusconi rovesciò quella linea e chiese ad Alfano e agli altri ministri di dimettersi. Ad una larga parte del mondo economico-imprenditoriale e del lavoro dipendente quella scelta apparve una follia. Alfano e una parte del gruppo dirigente del PDL tennero duro. Di qui la formazione del NCD, e la continuazione del governo Letta. A quel punto ci fu l’implosione del centro-destra: i “traditori” dell’NCD, la formazione di FdI, la radicalizzazione della Lega di Salvini, e una Forza Italia sempre più familistica e più divisa.

Subito dopo ci fu un’altra inversione a “U” di Berlusconi: egli si recò nella sede dei “carnefici” e col nuovo segretario del PD fece addirittura il “patto del Nazareno” da cui derivò il governo Renzi. Allora mi domando: visto il comportamento assai accondiscendente di Berlusconi nei confronti del governo Renzi, non sarebbe stato molto più ragionevole non provocare la rottura del PDL nel novembre 2012, rimanendo tutti insieme prima nel governo Letta e poi nel governo Renzi, seguendo una linea organicamente “entrista” del centro-destra nei governi di coalizione?

Il centro-destra unito nel governo avrebbe avuto una forza contrattuale molto maggiore nei confronti dello stesso Renzi e non si troverebbe oggi nelle condizioni descritte da Merlo. Veniamo ora a NCD-UDC. Dal governo Renzi l’NCD-UDC sta traendo risultati programmatici tutt’altro che disprezzabili: il jobs act, la riduzione dell’Irap, una linea positiva sulle infrastrutture, la responsabilità civile dei giudici. Alcuni di questi risultati non sono mai stati raggiunti da governi di centro-destra. Tutte rose? No. La scena è dominata da Renzi e dal suo disegno di acquisire una posizione dominante grazie a una grande capacità comunicativa, ad una ambizione innovativa, alla rapidità nell’iniziativa politica e ad una aggressività che talora sconfina nella ferocia.

Allora l’NCD-UDC oggi deve concentrare la sua azione sui contenuti del governo, costruendo da ciò una posizione politica ed elettorale senza rompersi la testa sulle alleanze anche perché allo stato non c’è nessuna alleanza a portata di mano. Infatti Area Popolare non può entrare nel PD o essere l’alleato subalterno di Renzi. Né esistono le condizioni per una ricomposizione facile del centro-destra. Salvini vuol fare della Lega un partito estremista-lepenista: egli è la controparte ideale di Renzi. E’ in atto una crisi profondissima di FI, al di là dei molteplici aspetti folcloristici.

Allora o il centro-destra si rifonda dalla radice, dalla leadership alla linea politico-programmatica, al modello di partito oppure operazioni di piccolo cabotaggio non servono a niente. Di conseguenza AP deve pensare a crescere dall’interno del governo sul terreno dei contenuti e a porre in essere alle elezioni regionali delle alleanze che abbiano aspetti innovativi, fuori dagli schemi tradizionali, come quelle che si profilano nelle Marche, in Umbria, in Veneto. Poi da cosa può nascer cosa, ma mantenendo ferma la posizione e non illudendosi che esistano scelte facili a portata di mano né con Renzi né con Berlusconi. 

(Tratto da Il Foglio)

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