Nella fabbrica di Vendola non c’è posto per il rigassificatore in Puglia
11 Dicembre 2010
Ma allora anche Vendola è al soldo di Putin?
È questa la domanda che mi è sorta spontanea, dopo la lettura di un interessante articolo del “Corriere della Sera”. Per chi se lo sia perso ecco il link: http://www.corriere.it/editoriali/10_dicembre_03/alcune-domande-su-eni-e-mosca-editoriale-massimo-mucchetti_bed39922-fea4-11df-b6f8-00144f02aabc.shtml.
Già si parte male nel titolo: “Perché si vuole raddoppiare le onerose importazioni quando c’è tanto gas più conveniente?”. E chi ha mai detto che le importazioni di gas russo saranno raddoppiate? Cosa se ne farebbe l’ENI del doppio del gas? Si confonde il fatto che il, per ora del tutto teorico, gasdotto “South Stream” porterebbe fior di gas all’ENI, con un aumento delle importazioni. Ma il gas che dovrebbe transitare nel nuovo manufatto non è altro che lo stesso che oggi arriva attraverso l’Ucraina.
Quindi tutto questo stratosferico incremento in realtà non esiste.
C’è tanto gas più conveniente? Ebbene sì, ma per importarlo occorre attrezzarsi in una maniera su cui il Corrierone allegramente sorvola, temo non a caso. Ci si chiede se i rapporti stretti tra Berlusconi e Putin possano avere contribuito a scelte antieconomiche per l’ENI. La domanda non è peregrina, ma il tutto va inquadrato nei rapporti economici tra i due paesi, rapporti in cui l’ENI è solo una pedina. Nel gioco tra i due stati la Russia ha concesso accordi commerciali favorevoli al nostro paese in cambio del coinvolgimento dell’ENI nella guerra al “Nabucco”, voluto da Unione Europea e Usa per ridurre la dipendenza dalle forniture russe.
Il nostro governo ha fatto il comodo dell’Italia a scapito di quello degli altri, scelta certamente discutibile e che la espone anche a possibili “ritorsioni”, ma che ha un suo senso, senza bisogno di tirare in ballo amicizie o addirittura tangenti. L’Italia ha avuto il suo tornaconto subito, mentre il costosissimo “South Stream” si suppone che non si farà mai.
Ma torniamo al prezzo che il nostro colosso di stato paga a Gazprom. Questo è certamente elevato rispetto al prezzo del gas sul “mercato libero”, ma è lo stesso che pagano fior di aziende europee, anche del tutto private, in base a contratti a lungo termine legati ai prezzi petroliferi. O sono tutti fessi o hanno preso semplicemente una fregatura, non avendo preventivato il crollo dei prezzi sul libero mercato (io propendo per la seconda).
Nell’articolo si dà ad intendere che fin dal 2005, con la prima produzione di “shale gas” americano, doveva essere chiaro che il prezzo sarebbe crollato. Ma nessuno ci era arrivato ed è stato solo durante il 2009, quando gli USA hanno avuto un boom nella produzione interna di gas, che si è avuto, per la prima volta, un andamento nettamente divergente tra il prezzo del petrolio (che è decollato) e quello del gas naturale, che è andato a picco. L’ENI e tanti altri si sono così trovati a pagare prezzi stratosferici, tanto che l’azienda italiana ha rinegoziato il contratto ottenendo un trattamento migliore e la cessione di una parte, minoritaria, al prezzo di mercato corrente.
Addirittura l’ Edison ha denunciato Gazprom al tribunale internazionale di Stoccolma, chiedendo che il contratto in essere venga riconosciuto come eccessivamente oneroso. Eppure non è mica stato il governo italiano ad imporgli di firmarlo…
A questo punto molti si staranno chiedendo perché non mandano tutti al diavolo la Russia e si prendono il gas a prezzi di saldo sul mercato libero. Il primo motivo è che ci sono di mezzo contratti che vincolano per anni e anni. Il secondo, su cui l’articolo in oggetto sorvola allegramente, è che servono i rigassificatori per importarlo. Il nuovo rigassificatore, che dovrebbe essere costruito a Brindisi, soddisferebbe il 10% delle nostre necessità di importazione. Tanto gas a basso prezzo finalmente! E chi si oppone strenuamente alla sua costruzione? Forse l’attuale governo? Cercate su “Google news” inserendo le parole “Vendola” e “rigassificatore” . Appare un bell’articolo intitolato: ”Puglia: regione ricorre a Tar Lazio contro via rigassificatore Brindisi”.
Ebbene sì, è proprio il futuro leader del centrosinistra a battersi come un leone per mantenere l’Italia “serva delle forniture del Cremlino”. Che sia un caso che la parola “rigassificatore” non compaia mai nell’editoriale?
Non ditelo a Silvio, ma forse Putin fa il tifo per la vittoria del filosofo pugliese alle prossime elezioni. Con lui a capo del governo nessun nuovo rigassificatore in Italia e soldi assicurati per Gazprom. Non sarà mica anche Nichi al soldo di Vladimir Vladimirovich?
