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Una mission per il Pdl

Non solo Sicilia. Il Sud è grande, ricco e pieno di risorse, tutte da valorizzare

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Il Sud non è solo la Sicilia. E’ una constatazione di per sé banale. Ma è tuttavia necessario ricordarlo con forza. Infatti negli ultimi tempi il dibattito sulla rinnovata “questione meridionale” si è concentrato quasi esclusivamente sul tema delle risorse da assegnare alla Sicilia. La Regione Siciliana – per dimensione, numero di abitanti e peso nella storia italiana - è certamente tra i grandi protagonisti del Mezzogiorno. Però è necessario non dimenticare anche l’altra faccia della medaglia. Cioè tutte le altre Regioni del Sud Italia, altrettanto importanti ma spesse volte un po’ ignorate nell’immaginario collettivo del Paese. E qui il riferimento non può che andare proprio alla Puglia, che è uno dei motori dell’economia meridionale. Si pensi al distretto del tessile-abbigliamento-calzaturiero nella Bat, agli insediamenti produttivi nella provincia di Bari, al settore agricolo e al turismo. In queste settimane di intenso dibattito, purtroppo, ho sentito parlare molto poco della Puglia e, in generale, di tutto ciò che, pur riguardando in modo altrettanto evidente la “questione meridionale”, non fosse riconducibile alle rivendicazioni portate avanti dal governo regionale siciliano.

La mia non vuole essere una polemica, ma solo una riflessione e insieme un contributo al dibattito in corso. Infatti su un piano rivendico fortemente quanto fatto finora dal governo per il Mezzogiorno e ricordo che non ci sono stati solo i tagli ai fondi Fas resi purtroppo necessari dalla necessità di reperire risorse per il sostegno all’occupazione e per lo sviluppo delle infrastrutture nella peggiore fase della crisi economica mondiale (tuttavia tale scelta non elimina il vincolo, voluto proprio da questo governo con la finanziaria dell’anno scorso, dell’85 per cento delle risorse Fas obbligatoriamente destinato alle aree depresse localizzate nel Sud). In marzo sono stati sbloccati 16,6 miliardi per alcune grandi opere. Su un altro piano non bisogna mai dimenticare gli autentici disastri causati sul campo da un’intera generazione di amministratori meridionali di sinistra (Vendola in Puglia, Bassolino in Campania e Loiero in Calabria) che ha fallito miseramente su tutti i fronti oltretutto dando vita a nuove “questioni morali”, come quella sorta sulla gestione della sanità pugliese, che non fanno altro che rovinare ulteriormente l’immagine del Mezzogiorno a livello nazionale ed estero.

Il legittimo apprezzamento per quanto fatto dal governo Berlusconi e i fallimenti della sinistra non mi fanno tuttavia dimenticare che, all’interno dello stesso partito di maggioranza, resta ancora da avviare un lavoro più complessivo, in un certo senso di tipo concettuale sull’idea stessa di come vada affrontata e finalmente risolta l’annosa “questione meridionale”. A tal fine è necessario che, dopo la prima fase di rodaggio in cui ci sono stati interventi per il Sud sì importanti ma allo stesso tempo isolati tra loro e senza un filo conduttore, il Popolo della Libertà compia due grandi operazioni: valorizzare i territori in cui i dirigenti locali operano in silenzio e senza cercare visibilità a tutti costi; dare nuovi segnali di attenzione al tessuto produttivo meridionale evitando il ripetersi di scelte come quella del rinnovo del Cda dell’Istituto per il Commercio con l’Estero che ancora una volta sarà composto solo da imprenditori settentrionali senza alcun collegamento con quel tessuto di piccole-medie imprese meridionali che quotidianamente lavorano in modo duro per portare nelle nostre regioni ricchezza e occupazione o come quella che, nell’”allegato infrastrutture” al decreto legge anti-crisi, assegna l’80 per cento degli interventi previsti per la portualità italiana ai porti di Genova e Trieste senza riconoscere il ruolo di Bari, che pure ne ha tutti i titoli, come snodo italiano del “corridoio 8” e offrendo il segnale che lo sviluppo del Paese passa attraverso due porti entrambi collocati al Nord.

Deve insomma essere il Pdl, inteso come quella “casa comune” in grado di accogliere culture e realtà geografiche diverse tra loro tratteggiata da Berlusconi e Fini nel congresso di Roma, a prendere in mano le redini del Mezzogiorno. I risultati delle recenti elezioni, con il Pdl che ha mantenuto e in alcuni casi perfino aumentato i consensi rispetto alle politiche del 2008 conquistando numerose amministrazioni locali prima roccaforti della sinistra, hanno confermato che il Mezzogiorno crede con forza e convinzione nel Pdl. Per questo partiti del Sud o associazioni di carattere autoreferenziale – che hanno il solo scopo di dare visibilità a politici meridionali insoddisfatti delle loro attuali posizioni – è un’operazione dannosa e inutile per il Mezzogiorno. E per questo, allo stesso tempo, sta al Pdl dimostrare con i fatti concreti di meritare tanta fiducia.

Francesco Amoruso è senatore e Coordinatore regionale del Pdl per la Puglia.


 

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1 COMMENT

  1. La questione meridionale è risolta
    La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione

    Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.

    I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.

    Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.

    La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.

    Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto il lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.

    Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nela realtà.

    E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.

    Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum sula sopravvivenza stessa degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.

    E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.

    La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.

    Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:

    la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.

    Ora, chi potrebbe mai dar torto ale tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella questione settentrionale rivendicata dalla Lega?

    Quale senso, valore, rappresentanza, delega e potere hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?

    Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?

    Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle sitituzioni italiane?

    Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?

    A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?

    E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?

    Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.

    Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, verso quelle popolazioni del nord, che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che ha dimostrato ancora una volta tutti i suoi limiti.

    Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?

    Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?

    Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?

    Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.

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