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Nostalgia di Bush: Obama e il declassamento dell’Europa

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Considerate il nuovo affronto diplomatico all’Europa. L’amministrazione ha comunicato all’Unione Europea che il presidente Obama il prossimo maggio non parteciperà all’abituale incontro USA-UE  a Madrid, stando alle notizie trapelate dalle stampa. Josè Rodriguez Zapatero, primo ministro della Spagna, che al momento è il paese di turno alla presidenza dell’UE, si è detto sorpreso, imbarazzato e irritato per questo affronto. 

Il che porta a domandarsi: l’Europa non riesce a capire l’antifona? 

Uno dei primi atti, ehm, diplomatici di Obama è stato quello di restituire al primo ministro inglese Gordon Brown il busto di Winston Churchill che si trovava alla Casa Bianca. Più tardi, il presidente ha abbandonato il progetto di difesa missilistica in Polonia e Repubblica Ceca senza preoccuparsi di informare i leader nazionali dei due paesi fino a tarda notte. E’ difficile trovare nella storia recente un presidente americano che abbia dato meno importanza all’alleanza dell’America con l’Europa. 

Per quanto riguarda l’incontro con l’UE, siamo d’accordo con il presidente. Avendo partecipato a due riunioni del genere nel primo anno del suo mandato, potrebbe averne avuto abbastanza di incontri al vertice privi di senso, tante cerimonie e poca sostanza. Le cifre destinate alle nuove cariche di presidente UE e ministro degli esteri non sono esattamente frutto di una scelta casuale. Un leader americano ha cose più importanti di cui occuparsi, sebbene sarebbe stato meglio che qualcuno alla Casa Bianca annunciasse l’affronto, piuttosto che lasciare che la notizia trapelasse alla stampa. 

Il declassamento dell’Europa riflette un calcolo razionale. Dal punto di vista di Washington, le potenze mondiali in ascesa sono Brasile, Cina, India e altri paesi nella regione asiatica sul Pacifico. La “relazione speciale” con la Gran Bretagna e gli stretti legami con gli alleati dell’Europa centrale rimangono cruciali per la sicurezza degli Stati Uniti, ma possono essere coltivati al di fuori dell’Unione Europea. 

Tutto questo è stato avvertito in modo doloroso dai paesi continentali che avevano accolto con entusiasmo la vittoria di Obama. L’infatuazione nei suoi confronti è sempre stata in parte frutto di una proiezione. L’Europa pensava di avere il primo presidente moderno intenzionato a rendere il Vecchio Continente un partner di pari peso nella guida del pianeta. 

Ben presto l’Europa si renderà conto che George W. Bush potrebbe ben essere l’ultimo presidente americano deciso a coltivare l’amicizia con i leader europei, a considerare il Continente libero come una priorità rispetto agli altri, e a partecipare anche a tutte le riunioni al vertice proposte dagli europei. Non si può certo dire che alla storia manchi il senso dell’ironia. 

© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano

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3 COMMENTS

  1. sedotti e abbandonati
    Ohibò, dopo che noi Europei ci siamo tanto prodigati per offrire a Kissinger l’opportunità di comporre un unico numero di telefono per comunicare con l’Europa…veniamo miseramente abbandonati al nostro destino…chi glielo dice a Van Rampuy (il “carneade” della politica mondiale) che il suo telefono non squillerà??

  2. USA e getta
    Se questo è ciò che l’america pensa di noi, possiamo da subito smettere di comperare buoni del tesoro americani, e di usare il dollaro come valuta di scambio.

    Mi pare che quelli propensi a questa soluzione stiano aumentando.

    Facciamolo !

  3. Politica “sinistra”
    Al di qua o al di là dall’oceano i “sinistri” non si smentiscono mai.
    A parole ed a promesse sono sempre dei fenomeni, poi però, messi alla prova dei fatti, mostrano il vero volto e le loro reali (ed assai scarse…. per usare un eufemismo) capacità.

    Cosa vi aspettavate da Obama…?

    Paese che vai…….. Bersani che trovi!

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