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Il caso del Massachussets

Perché non è triste avere un figlio da adolescenti

Ogni anno, alla Gloucester High School in Massachusetts, quattro o cinque studentese rimangono incinta. Quest’anno però il numero è salito a 17. Quando la rivista Time ha suggerito che potesse trattarsi di una sorta di “patto di gravidanza” tra alcune delle ragazze, la stampa e i media di tutto il mondo si sono precipitati sulla notizia come api sul miele; che si tattasse di un patto, di una sfida o di una soluzione ad una situazione concreta - come garantirsi sostegno reciproco -, la questione è stata ampiamente dibattuta. Ciò che tuttavia nessuno mette in dubbio è come molte delle studentesse fossero decisamente felici di essere incinta. “Grande!” sembra aver esordito una di loro all’uscita dell’infermeria della scuola. Il sovraintendente scolastico ha ammesso: “Non stavano realmente cercando di evitare una gravidanza”.

“Ogni bambino deve essere un bambino voluto”, era il vecchio motto del movimento per il controllo delle nascite; l’idea fallace che rientra tra gli stereotipi del femminismo è però quella che le adolescenti non vogliano mai bambini. “Il fatto che una quindicenne o sedicenne scelga di restare incinta”, scrive il Gloucester Daily Times, “che realmente possa volere così presto un cambiamento tanto radicale per la propria vita - e che si dichiari “delusa” e non “sollevata” al sapere che il test di gravidanza è negativo - sembra assolutamente controintuitivo e contrario alla psiche umana”. Anche questo ragionamento è di per sé sbagliato. Avere un figlio a sedici anni è perfettamente in linea con la psiche umana, specialmente se si guarda ad altre culture ed alla storia dell’America. Patto o non patto, le gravidanze del Gloucester sono in qualche modo una ribellione - quello a cui sono contrarie è proprio l’ideologia dominante. 

Qualsiasi trasmissione radiofonica che fa tendenza potrà appellarsi a fatti concreti per sostenere che la Gloucester High è stata troppo permissiva, oppure troppo severa. Il Massachusetts è lo Stato più sessualmente libero degli Stati Uniti - il primo a permettere il metrimonio omosessuale, ed il più flessibile nel lasciare che le città e le municipalità decidano autonomamente che tipo di consulenza fornire agli studenti nel campo dell’educazione sessuale. Tuttavia Gloucester è una città disseminata di chiese portoghesi, italiane e irlandesi. Dunque l’educazione sessuale è un miscuglio di tradizionalismi e di programmi che cercano di non dare troppi giudizi morali. La scuola locale non distribuisce preservativi, ma ha una zona nido per le ragazze madri. Dato che Gloucester è in maggioranza abitata da bianchi, i media hanno potuto scegliere a piacere tra tutti gli stereotipi del caso sulle gravidanze tra minorenni, le loro famiglie d’origine, la loro estrazione sociale e il loro livello di istruzione senza venire accusati di razzismo. 

Come ogni dibattito sulle ragazze madri, anche questo è segnato da dogmi contrastanti. Da un lato, l’idea che la castità sia un assolutismo morale: ed in base a questo il preside del consiglio di istituto ha suggerito di fare causa ai fidanzati delle giovani per violenza su minore. D’altro canto, nutriamo spesso la convinzione che - quando sono disponibili metodi di contraccezione - le ragazze non vi ricorrono per ignoranza, oppure per vergogna. Questa è l’opinione condivisa dalla maggior parte dei media e dal sindaco di Gloucester, che ha addossato la colpa delle gravidanze tra minorenni nella propria città a George W. Bush ed al suo programma No Child Left Behind, il quale ha dirottato all’istruzione fondi che sarebbero stati altrimenti spesi per l’educazione sessuale, ora insegnata soltanto sino a 15 anni. 

Non vorrei essere brutale nell’affermare che quella parte di educazione sessuale che è importante conoscere per non rimanere incinta si può insegnare in cinque minuti. Credere che la concezione della gravidanza nella società occidentale oggi venga da conoscenze superiori e più sofisticate potrà blandire il nostro ego, ma in realtà non accresce l’opinione che abbiamo di noi stessi. Le gravidanze di Gloucester non sono la conseguenza di informazioni alle quali le ragazze non hanno avuto accesso: sono piuttosto il risultato di un ragionamento al quale non sono disposte a sottoscrivere. È sciocco continuare a cercare di convincere le adolescenti che avere un figlio alla loro età è “triste” (un termine usato con spaventosa frequenza dai giornalisti), o raccontare loro che film di successo come “Juno” le allontanano dalla retta via, presentando la gravidanza come una moda (pare tuttavia che rendere il sesso una moda vada bene, specialmente se si perseguono fini superiori come quello di vendere uno shampoo; mentre lo stesso meccanismo applicato alla gravidanza vada decisamente troppo oltre). 

Avere un figlio non è “triste”. La ragione per cui non si hanno figli da adolescenti è che si rischia di compromettere in qualche modo il proprio futuro - forse la vita familiare, la carriera o le prospettive di guadagno. Nel loro illuminante studio sulle madri single, “Le promesse che posso mantenere (Promises I Can Keep)”, le sociologhe statunitensi Kathryn Edin e Maria Kefalas hanno rilevato come, se le donne con difficoltà economiche hanno un motivo per rimandare la propria gravidanza, si tratta solitamente di un motivo evidentemente serio. Dopotutto, il tempo vola. Possiamo discutere se avere un figlio in età adolescenziale sia o meno una sventura; ma le adolescenti potrebbero considerare un problema ben più grave arrivare a 40 anni e volere un figlio che non potranno mai avere. 

L’idea della famiglia che abbiamo oggi è nata all’interno di una società molto più fluida di quella odierna. È stata forgiata dalle elites di baby-boomers, colte ed istruite, che attraverso le università si sono elevate al di sopra della classe media per guardare con disprezzo o pietà le vite delle proprie madri casalinghe. Queste donne hanno preferito la carriera - o la hanno anteposta - ai figli, e ne hanno ricavato benefici notevoli. Se questi benefici sono sufficienti a compensare il rischio di non poter restare incinta in un futuro indefinito è qualcosa che soltanto la prossima generazione potrà giudicare. 

Più diventa difficile staccarsi dalla classe sociale nella quale si è nati, più scende rapidamente il costo opportunità di avere un figlio da adolescente. Classi benestanti a parte, notano Edin e Kefalas, il costo opportunità è già più basso di quanto viene percepito. Le ragazze madri “hanno circa le stesse prospettive di guadagno a lungo termine delle altre giovani in condizioni disagiate che aspettano di avvicinarsi ai trent’anni per avere un figlio”. Data la probabilità in costante aumento che una donna ha di allevare suo figlio da sola, non sembrerebbe dunque più prudente avere un figlio in età adolescenziale, quando l’aiuto concreto, finanziario ed emotivo dei propri genitori è ancora disponibile? 

Le femministe del baby-boom non hanno saputo avanzare un approccio razionale alla sessualità adolescenziale, che soppiantasse la superstizione. Hanno semplicemente sostituito un insieme di priorità con un altro. Il loro essere donne in carriera ha posto al concepimento gli stessi ostacoli costruiti dal moralismo delle loro madri, e le ragazze di Gloucester hanno dimostrato di essere altrettanto poco soddisfatte di questa logica. Se il vecchio “patto di gravidanza” che una volta si chiamava matrimonio non è più un’opzione così valida, queste giovani madri quindicenni e sedicenni non sono poi tanto sciocche a cercare una loro alternativa. 

 

© Financial Times

Traduzione Alia K. Nardini

 L’autore è senior editor della rivista The Weekly Standard.

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1 COMMENT

  1. Vi prego.

    “Incinta”, al
    Vi prego.

    “Incinta”, al plurale, fa “incinte”.

    Almeno questo, per favore.

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