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Perchè Prodi dovrebbe lasciare

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E’ stata una campagna elettorale animata. Si è dibattuta l’opportunità di testare il consenso degli elettori su di una maggioranza di governo che ha prodotto nel Paese profonde spaccature. Una maggioranza ottenuta per un pugno di voti alla Camera e senza i numeri al Senato, dove il minor consenso elettorale ha reso determinante l’apporto di un gruppo di senatori eletti nei collegi esteri, con dubbie procedure elettorali e con motivati sospetti di brogli.

 

Il responso delle urne ha decretato per Prodi ed il suo Governo la mancanza del gradimento del Paese. Il confronto elettorale, seppur con indirizzo amministrativo, questa volta ha avuto una valenza politica senza precedenti. Si andava a verificare quanto legittimo fosse stato il piglio con cui la sinistra, imprudentemente ma anche impudentemente, aveva sottratto all’opposizione ogni spazio istituzionale e reso difficile, nell’equilibrio delle garanzie che il nostro Paese, pur tra alterne vicende e forzature, ha pur sempre manifestato, anche il necessario rispetto politico e la democrazia del confronto.

 

La competizione elettorale si è spesso radicalizzata su temi come il conflitto di interessi, la politica estera, la riforma televisiva, la pressione fiscale. E l’Italia che conta, non quella dei poteri forti e dei media, non quella della Confindustria e di Montezemolo, non quella delle banche e della finanza, non quella delle cooperative e dei poteri arroganti, ma l’Italia degli elettori ha delegittimato Prodi e il suo indirizzo programmatico, ha bocciato i suoi uomini e l’indirizzo politico dei numerosi partiti della sua maggioranza.

 

L’elettorato non ha apprezzato le scelte e spesso le minacce della sinistra, ha respinto la deriva del Paese verso scelte autoritarie ed illiberali, ha stigmatizzato la confusione che regna da sempre nel dna della sinistra. Gli italiani hanno soprattutto deprecato la politica delle promesse, delle bugie e delle ipocrisie di Prodi. I risultati elettorali hanno così decretato la bocciatura della vera politica degli interessi privati, del vero conflitto di interessi, in cui arroganti ministri e viceministri  dispongono con protervia ed arroganza e disorientano le certezze degli italiani sui valori storici della nostra civiltà . Il Paese reale, con la significativa e consistente protesta di base, che in democrazia si esprime col voto, ha ammonito il Paese legale, ha messo in mora tutto l’esercito di Prodi, tra rappresentanti diretti ed indiretti, avvisandoli che non godono più del consenso popolare.

Le ragioni che inducono a ritenere che Prodi ed il suo governo debbano trarre le indifferibili conseguenze sono molteplici. Se ne riassumono alcune tra le più importanti:

 

-          questa maggioranza alle scorse politiche non ha avuto il conforto di una precisa ed inequivocabile scelta dell’elettorato. Il consenso politico, infatti, si è esattamente diviso tra i due poli;

-          ha arrogantemente interpretato il sostanziale pareggio come una strepitosa vittoria, tale da potersi consentire di emarginare il centrodestra ed occupare in forma massiccia, anche attraverso record di nomine a ministri, vice ministri e sottosegretari, governo ed istituzioni, sottoponendo il Paese persino alle ricattatorie forzature della sinistra più radicale;

-          ha presentato ed approvato una legge finanziaria che ha privilegiato soltanto alcuni gruppi industriali, mentre ha sottratto risorse allo sviluppo e lasciata invariata se non addirittura aggravata l’incidenza della spesa pubblica;

-          ha nascosto agli italiani la reale situazione dell’economia per sostenere le falsità di una campagna elettorale svolta tra allarmismi, false promesse, ed enormi bugie;

-          non ha un suo progetto politico ed i provvedimenti adottati sono sottoposti agli umori della sinistra alternativa che si barcamena tra scelte impopolari per i suoi militanti ed altre capaci di galvanizzare la base;

-          ha mortificato, per timore di cadere principalmente al Senato, la centralità del Parlamento, eliminando il confronto nelle sedi istituzionali ed  alimentando, così, la partitocrazia;

-          ha subito, infine, due bagni di folla che hanno  contestato “a valanga” le sue scelte politiche.

 

Dinanzi a tutto questo è persino improponibile il paragone con le amministrative perse dalla Cdl durante il governo Berlusconi in quanto le perdite non sono state di questo spessore e la maggioranza ottenuta alle elezioni politiche dalla Cdl era ben più solida. Questa volta, invece, l’esiguità del vantaggio politico e la rinuncia di Prodi e della maggioranza, dal primo momento,  a forme di governo di pacificazione e di ampie convergenze nell’interesse del Paese ha reso questo test elettorale politicamente significativo e pregnante di umori popolari inequivocabilmente contrastanti con le scelte adottate da Prodi e dalla sinistra al governo.

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