Quote rosa e sostegni alla famiglia, la ri-generazione Italia parte dalle donne

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Quote rosa e sostegni alla famiglia, la ri-generazione Italia parte dalle donne

29 Ottobre 2010

La vita è una questione di "genio". Se poi è femminile – dopo aver visto all’opera quello maschile – allora ci sono buone possibilità che tal genio contribuisca a una rigenerazione sociale, politica ed economica nel nostro Paese. La presenza del mondo femminile nelle stanze dei bottoni però è ancora un miraggio. Perché? E che cosa è la femminilità?

Come primo punto, dobbiamo prendere atto dell’esistenza di un "caso Italia". La difficile situazione finanziaria, economica e politica si sta rilevando sempre più con il volto di una profonda crisi culturale e di valori. I fatti di cronaca di questi giorni ne sono la più cruda e tangibile testimonianza. Si moltiplicano le storie di giovani allo sbando, frutto di un’altra crisi, quella della famiglia, intesa come istituzione in grado di contenere le spinte centrifughe e proporsi – come in passato – quale valore certo sul quale contare e far riferimento. Il salvagente in questo mare in tempesta è solo uno: la cultura. Per venirne fuori, bisogna innanzitutto far leva sulla cultura, il fattore chiave dello sviluppo economico e sociale. Ripartire dalla scuola e continuare la formazione per tutta la vita. Per dovere e per piacere. Andare sui banchi sapendo di dover studiare e lasciarli con il piacere della conoscenza per arricchire se stessi. Prepararsi per gli esami in classe e per gli esami della vita. Studiare sui libri di testo e appassionarsi per un romanzo. Scoprire la matematica da bambini e diventare uomini e donne che progettano il futuro da grandi. E’ questa la linea di continuità dell’esistenza. E solo la famiglia e la scuola possono far crescere queste radici. Senza scuola e famiglia non ci sono radici. E senza radici ci sono esseri umani incapaci di Essere.

La cultura è il primo ingranaggio della macchina italiana che deve mettersi in moto. Subito. Le risorse a disposizione sono poche ma, proprio per questo, vanno finanziati i progetti che guardano al futuro e privilegiati i settori strategici come gli studi sulle nuove tecnologie. Di fabbriche di bottoni è pieno il mondo, di centri di ricerca che lavorano con i fotoni un po’ meno. Basta cambiare due consonanti per ritrovarsi nel futuro o restare nel passato. Avviene lo stesso nella vita reale. Basta una decisione sbagliata per restare fermi o, peggio, tornare indietro. Per queste concrete ragioni lo Stato non può permettersi di fare puro assistenzialismo. Persone e imprese meritevoli, il resto non serve all’Italia ma a chi vive di contributi a pioggia.

Serve uno sguardo acuto e il "genio femminile", espressione tanto cara a Giovanni Paolo II, è per l’appunto la capacità di "vedere lontano","intuire" e "vedere con gli occhi e con il cuore". Intuizione, visione, capacità di ascolto, professionalità, orientamento agli obiettivi, lavoro di squadra, cultura, creatività, empatia sono qualità femminili sviluppate in maniera diversa rispetto all’uomo. Questa diversità, frutto di millenni di storia e della missione della donna "a dare la vita", va colta in pieno dagli uomini di buona volontà e non schiacciata da modelli di comportamento del mondo maschile.

La donna non deve mai perdere la propria femminilità ed unicità. Deve essere sempre se stessa perché non ha bisogno di esser altro. E’ una forza rigenerante di cui il Paese non può fare a meno. Recenti studi hanno dimostrato che, le imprese con una maggiore rappresentanza femminile al proprio interno, ottengono migliori performance organizzative e risultati economici superiori. Ma ancora oggi il 50% dei talenti femminili è inutilizzato. Quanto possiamo andare avanti così e sperare che le cose vadano meglio? Il tempo è scaduto.

Come si può allora favorire la leadership femminile in Italia? Ben vengano interventi normativi ad hoc come ad esempio la legge sulle quote di genere nelle società quotate, in quelle a partecipazione statale e negli enti locali, che ha ricevuto il via libera condizionato da Tremonti. Manca solo l’approvazione definitiva del governo. Naturalmente, occorre vigilare che le quote siano assegnate a donne meritevoli e preparate. Non si diventa intelligenti per decreto. Occorre dunque intervenire con politiche di gestione delle risorse che si basano su logiche meritocratiche ma è necessario anche creare strutture di supporto alle famiglie. Servono interventi pubblici e privati per creare una rete territoriale di servizi. A che scopo? Gli interventi sono semplici: aiutare le famiglie costruendo nuovi asili nido, dare flessibilità al tempo, assicurare una maggiore presenza di donne in politica e ai vertici delle aziende pubbliche e private, cambiare le regole di assunzione e promozione nei luoghi pubblici e privati. Bastano pochi ingredienti conditi dal "genio femminile"per cambiare radicalmente lo scenario: scattare verso il futuro e recuperare i nostri valori del passato.