Sinistra e sindacati, ancora una finta battaglia per i precari
29 Luglio 2008
L’ultima polemica politica di luglio, a meno di novità dell’ultimo momento, quest’anno si chiama decreto anti-precari. Una legge nata in parlamento in cui si dice che un lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge a un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico da
La legge, e qui è la pietra dello scandalo, prevede che la norma sia retroattiva, sanando così giganteschi contenziosi e salvando dal disastro un’azienda in particolare – Poste italiane – che da sola sarebbe costretta ad assumere a tempo indeterminato 25 mila portalettere e stagionali imbarcati con troppa generosità in passato.
Contenti gli industriali, fermi in gran parte della maggioranza di Centrodestra, un po’ defilati nel governo (come si conviene da quando Berlusconi ha detto che questo esecutivo vuol fare una politica di sinistra).
Chi invece batte i pugni contro la norma sono il Centrosinistra, che ne invoca l’incostituzionalità, e il sindacato, che dietro lo slogan “no al precariato” si conferma il solito maxi produttore di precari “fatti in casa”.
O c’è qualcuno che è disposto a credere che tra i 25 mila assunti a termine alle poste non ce n’è neppure uno segnalato da un politico o dalle incolpevoli Cgil, Cisl e Uil?
E dire che i confederali, così come i politici di destra e di sinistra, di sopra e di sotto, sanno bene che di fronte a un dipendente capace non c’è azienda al mondo che se lo fa scappare. Così come sanno che oggi il vero problema delle aziende competitive non è mandare via i lavoratori, ma tenersi quelli più bravi; impedire ai concorrenti di entrare in casa per non farsi “soffiare” i migliori.
Anche tra le forze di governo un certo pietismo sta facendo dire a qualcuno che in fin dei conti certe questioni di lavoro devono fare capo alla contrattazione tra le parti; al confronto lungo e ingessato di Confindustria e confederali.
Ma in realtà andare avanti su questa norma – come peraltro si sta procedendo in Senato – significa dare un segnale: la serenità di un posto a tempo indeterminato si conquista con il merito e la capacità; non con piccoli espedienti e cartuccelle accumulate per vincere una causa di lavoro.
Nessuno ama il precariato. Nemmeno nelle imprese. Ma per offrire un’opportunità vera a chi vale bisogna rimuovere un po’ di fannulloni, furbi e “abbonati alle cause di lavoro”.
Il sindacato e certa politica non possono stare sia con gli uni che con gli altri.
