Superbonus, la prossima volta scriviamolo come si deve
14 Luglio 2022
Sedici correttivi in due anni per il Superbonus 110%. Un’incertezza normativa che, al netto delle truffe, ha coinvolto i soggetti che ne hanno usufruito e le banche. Senza risolvere il problema dei cosiddetti ‘crediti incagliati‘. Peccato che la certezza del diritto nel nostro Paese continui ad essere una chimera perché, nonostante tutto, il Superbonus ha mosso positivamente la nostra economia.
I dati indicano che la misura ha contribuito, grazie al finanziamento dello Stato, a generare un ritorno economico pari a 124,8 miliardi di euro, a fronte di un totale di detrazioni pari a 38,7 miliardi. Anche l’impatto sociale e occupazionale è di tutto rilievo: 634mila occupati totali di cui 410mila nel settore delle costruzioni. Il valore ambientale generato è sintetizzato, inoltre, dal dato relativo alle tonnellate di Co2 risparmiate: a cantieri conclusi sono 979mila tonnellate, per un risparmio medio annuo in bolletta di 500 euro per ogni beneficiario e di 15,3 miliardi totali.
I dati messi insieme da Nomisma fotografano l’impatto che la misura sta avendo sul settore delle costruzioni e, in generale, sul sistema produttivo nazionale. Nel Rapporto “C’è transizione senza Superbonus?”, realizzato per conto di Ance Emilia Area Centro, si fa il punto sulla validità della misura nella promozione di una transizione ecologica graduale e sana. La ricerca mette in luce anche un dato su cui riflettere: nonostante l’ingente spesa pubblica, la misura è servita a riqualificare solo lo 0,5% del parco edilizio nazionale ed è stata utilizzata prevalentemente dai ceti medio alti del Nord Italia. Tuttavia, sottolinea Nomisma, i benefici sono tali da innalzare il Superbonus a strumento essenziale dei processi di transizione energetica ed ecologica. Una misura che ha dato risultati incoraggianti ma che fin dall’inizio avrebbe dovuto essere scritta meglio, evitando incoerenze e mancanza di chiarezza normativa.
