Ventotene. L’isola (verde) che non c’è, tra inquinamento e Patrimonio europeo

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Ventotene. L’isola (verde) che non c’è, tra inquinamento e Patrimonio europeo

14 Settembre 2009

Meno di tre ore, una di treno e una di aliscafo, separano Roma da Ventotene, un’isola in cui il tempo per molti aspetti sembra essersi fermato e dove si può quindi ancora assaporare il piacere di un’autentica vacanza di mare, non ancora contaminata dall’alta frequenza turistica né dai lussi delle vicine isole flegree e dell’isola di Ponza.

Un’isola in cui sono ancora saldamente radicate le antiche tradizioni, come la festa della patrona Santa Candida, il 20 settembre, in cui vengono realizzate artigianalmente dagli abitanti enormi mongolfiere di carta che sono lanciate in aria accompagnate da espressioni dialettali, canti e balli della folla.

Un’isola, come il nome stesso suggerisce, che ben si presta alla vela;un’isola paradiso degli sport del mare, la cui acqua, grazie alla realizzazione dell’Area Naturale Marina Protetta nel 1999, non solo è pulita, ma anche piena di vita. Eden infatti indiscusso per le immersioni subacquee.

Un luogo di scienza: dal Museo Ornitologico, primo in Europa, che registra le specie migranti che vi passano, ai censimenti subacquei di fauna e flora, alla Riserva Naturale dello Stato istituita nel 1997.

Un luogo di storia: dagli imperatori romani, che vi realizzarono una splendida villa, un porto tuttora in funzione, un sistema di allevamento del pesce e produzione del sale visitabili a nuoto; ai Borboni, che costruirono la “mezza”torre dell’edificio del Municipio, dov’è anche ospitato il Museo archeologico, e il carcere di massima sicurezza dell’antistante isola di Santo Stefano, bellissimo esempio di architettura carceraria realizzato sul principio dell’architettura teatrale.

E ancora un’isola che è stata confino politico, dai Borboni al fascismo e che quindi ha derivato da un periodico contatto con le idee contrarie all’autorità di governo una particolare inclinazione al nuovo e alla sperimentazione.

E perciò un’isola attiva culturalmente, in cui ogni estate vengono proposte rassegne musicali, cinematografiche e letterarie alla presenza di intellettuali e personaggi dello spettacolo. 

Ma anche un’isola che, grazie agli stessi retaggi, punta oggi a diventare “a emissioni zero”.

E qui vengono le dolenti note.

Ventotene ha una superficie di poco più di 1 kilometro quadrato. Quindi piccola estensione. Quindi minore complessità. Quindi corretta località dove sperimentare le tecnologie a basso impatto ambientale. Quindi possibile fiore all’occhiello per la Regione Lazio e per l’Italia intera.

Un’isola, quindi, in cui dovrebbe essere più semplice, rispetto alle grandi città, realizzare una mobilità sostenibile, privilegiando gli spostamenti pedonali, imponendo la chiusura al traffico privato attraverso l’istituzione di un servizio di navette e vincolando il trasporto delle merci all’uso di mezzi di locomozione elettrici.

Un’isola, poi, in cui dovrebbe essere facile produrre energia elettrica “pulita” grazie al sole e al vento che certo non mancano. Energia utile a far funzionare i mezzi di trasporto. Energia utile a far funzionare un desalinizzatore, che unitamente a sistemi di raccolta dell’acqua piovana e al recupero delle acque reflue, potrebbe fornire agli abitanti acqua per usi domestici ed agricoli. Energia utile ad illuminare, anche artisticamente, le aree di pregio del nucleo abitato e dei resti archeologici.

Un’isola, infine, in cui non servono adeguamenti sugli edifici esistenti poiché, essendo in gran parte costruzioni tradizionali mediterranee, sono già concepiti per essere freschi in estate e caldi in inverno e già dotati di tetti piani per la raccolta dell’acqua piovana.

E invece.

Un’isola in cui l’energia elettrica è fornita da un generatore alimentato da carburanti fossili.

Un’isola in cui l’acqua viene portata da una nave cisterna proveniente da Napoli (chissà poi perché) con un costo per la Regione Lazio di 11,5 milioni di euro l’anno, quantità che viene però consumata in soli 6 mesi (a causa anche di un turismo poco accorto).

Un’isola in cui sono arrivati alcuni mezzi di trasporto elettrico (5, 6 o 7? Altro mistero) la cui alimentazione non avviene,  come dal programma dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio di “Ventotene Isola ad emissioni zero”, attraverso delle tettoie fotovoltaiche, bensì ovviamente attraverso il generatore di cui sopra! Pulmini che si sono solo aggiunti all’andirivieni automobilistico della stagione estiva, senza limitarlo in alcun modo.

Un’isola in cui è in corso di realizzazione un edificio polifunzionale, che potrebbe vantaggiosamente ospitare eventi anche nella stagione invernale, ma che non tiene conto di un precedente progetto sviluppato dall’Università La Sapienza di Roma, in cui si era prevista una sala dotata di copertura fotovoltaica.

Un’isola in cui il traffico veicolare da e per il traghetto si muove su una strada inadeguata per dimensioni lungo l’antico porto romano, provocando un notevole degrado ai resti archeologici.

Un’isola in cui alla tradizionale pavimentazione urbana in basolato si sta sostituendo una colata d’asfalto, con conseguenze non solo sul decoro urbano, ma anche sulla possibilità della pioggia di penetrare nel terreno.

Un’isola in cui per i rifiuti è in corso di realizzazione una struttura di raccolta sulla banchina di attracco del traghetto, quasi a costituire un benvenuto ai turisti, e dove la raccolta differenziata produce solo il 9%, consentendo al Comune di perdere i premi e gli incentivi connessi a raccolte con performance del 95%. Prestazioni non molto difficili da ottenere se si considera che per 9 mesi l’anno sull’isola risiedono stabilmente soltanto 200 persone circa.

Un’isola in cui, in assenza di un Piano Regolatore, dilaga l’abusivismo edilizio: secondo fonti locali 1.750 appartamenti presenti contro i 560 accatastati.

Un’isola in cui si prevede, per l’approvvigionamento dell’energia elettrica, di ricorrere esclusivamente al fotovoltaico, tecnologia che, se davvero venisse posizionata oltre che sul tetto del Municipio anche sui tetti delle case del paese, avrebbe un devastante impatto visivo. Gli edifici infatti sono principalmente ad un piano e difficilmente i pannelli, con il loro forte effetto specchiante, passerebbero inosservati.

Nella seduta del 22 dicembre 2005 della Cabina di Regia, istituita con L.R. n.1/2001, è stata data la disponibilità ad utilizzare un milione di euro per l’attuazione dell’Azione I.1.5. “Produzione energetica da fonti rinnovabili; fotovoltaico e solare termico” ed in particolare per il progetto innovativo trasferibile: “Ventotene isola ad emissioni zero”. La Giunta Regionale del Lazio il 14 febbraio 2006 ha approvato il progetto con la deliberazione n. 70. Come mai, dopo quasi 4 anni, ancora non c’è niente di sostenibilmente valido?

Il programma “Ventotene Isola ad Emissioni Zero”, presentato a Montreal nel 2005, auspicava in particolare la realizzazione di interventi sostenibili che fossero basati su un “grande pregio architettonico” per “costituire un esempio di coniugazione fra architettura e ambiente”. Viene da chiedersi come la giustapposizione acritica di pannelli solari sulle coperture degli edifici possa venir considerata una esemplare soluzione architettonica, fosse anche solo per il tetto del Municipio. Viene anche da chiedersi cosa è stato fatto dei progetti studiati dal “Gruppo di creatività” istituito ai sensi del progetto regionale e composto da alcuni dipartimenti universitari de “La Sapienza” e di “Tor Vergata”. E viene infine da chiedersi dove siano ad oggi o come siano stati spesi i non esigui finanziamenti pubblici già stanziati (fino al 2008 quasi 12 milioni di euro).

Ventotene potrebbe divenire un’isola attrattiva di un nuovo tipo di turismo, che apprezza la tradizione, la cultura e soprattutto la natura e il suo rispetto. Ma per far questo sono necessari specifici incentivi per ripristinare le attività tradizionali locali, riattrarre la residenzialità e favorire una ripresa della produzione agricola, vinicola in particolare, ormai quasi del tutto abbandonata.

La strada fin qui intrapresa non sembra però andare in questa direzione, a scapito non solo del mancato ritorno economico, ma anche della possibile reale durata nel tempo di questo luogo incantato. Perché se non si pensa con urgenza a realizzare nuove e diverse condizioni di vivibilità per i residenti, Ventotene potrà soltanto trasformarsi in un “atollo” inquinato, in cui gli interessi particolari di pochi rovineranno la straordinaria bellezza grazie alla quale l’isola è stata recentemente inserita nel Patrimonio europeo, marchio simile per propositi a quello dell’Unesco, cui afferiscono, per esempio, piazza del Campidoglio, l’abbazia di Cluny, il Partenone.

Queste riflessioni costituiscono un invito alla giunta comunale per attivarsi nel rendere concreti i programmi approvati e farci trovare per la stagione estiva 2010 una Ventotene più ecologica e più verde.